Vae Victis: Twitter cancella Trump

Come ampiamente previsto, Twitter ha infine cancellato l’account di Trump: secondo il commento ufficiale della piattaforma (stilato in agloburocratese, una “lingua di legno” che ricorda ben altri comunicati), i tweet incriminati dell’ormai ex Presidente (entrambi pubblicati prima dell’assalto al Campidoglio) sarebbero un appello a difesa dei suoi elettori (definiti “American Patriots”), affinché non vengano trattati “in maniera irrispettosa o ingiusta” e l’annuncio che non parteciperà all’inaugurazione presidenziale. Il social ha voluto interpretarli come un “incitamento alla violenza” aperto e diretto: “Alcun piani per future proteste armate hanno già iniziato a circolare su Twitter, incluso un secondo attacco al Campidoglio per il ​​giorno dell’inaugurazione”.

Le immagini dei pittoreschi golpisti coperti da pelli di bisonte che hanno assaltato il palazzo d’inverno (s’intende la stagione) sono già sul sito dell’FBI, che sta facendo un appello per “trovarli”: ancora più grottesco dell’improvvisato “atto di terrorismo domestico” (si dovrebbe dire “interno”, ma ci adeguiamo ai maccheronismi), il fatto che i servizi segreti americani fingano di non avere sistemi di riconoscimento facciale.

Tra questi strampalati “patrioti”, non compare naturalmente, poiché già identificato, il leggendario Jake Angeli, lo sciamano che per una sera ci ha fatto sognare una “primavera americana”.

In compenso, tra le foto spunta un altro enigmatico “vichingo”, identificato sui social come dissociated anprim guy, l’anarco-primitivista alienato:

Senza dilungarci troppo sugli eroici masnadieri, vogliamo ricordare solo la povera Ashli Babbitt, veterana di guerra uccisa dal servizio di sicurezza del Campidoglio con una pallottola ben assestata:

In Memoriam Ashli Babbitt

e lo streamer Baked Alaska (all’anagrafe Tim Gionet), che ha trasmesso l’irruzione in diretta e si è anche divertito a giocherellare con i telefoni dei deputati (gesto per il quale rischia trent’anni di prigione).

Per il resto, Trump ha fallito su tutta la linea: come qualsiasi politico di destra che si rispetti, ha considerato la sua vittoria di per se stessa un “miracolo” e si è accontentato di esser giunto nella stanza dei bottoni per qualche anno. Lasciamo pure perdere il gesto di aver incitato fino all’ultimo la piazza per poi tirarsi indietro nel momento in cui qualcuno lo ha preso sul serio.

Il fatto che anche ora annunci la creazione di un “suo” social network, iniziativa che regolarmente promette da almeno 5 anni, dimostra quanto poco Trump abbia preso sul serio il “mestiere” di politico. Non a caso, proprio mentre decide di spostarsi su Parler, una piattaforma alternativa (negli ultimi mesi diventata nota come il “Twitter di destra”), ecco che il Big Tech non gli dà tregua e in un batter d’occhio Googe e Apple bloccano la app “finché non adotti una moderazione efficace dei messaggi”. A quanto pare il potere logora non solo chi non ce l’ha, ma anche chi non sa cosa farsene.

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