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Vladimir Putin rivendica l’Alaska e tutte le proprietà storiche della Russia

Vladimir Putin ha appena firmato un decreto relativo ai possedimenti storici di Mosca in terra straniera, volto a identificare e salvaguardare il patrimonio della Russia all’estero tramite un apposito stanziamento di fondi. Così recita il documento:

«Ai sensi dell’articolo 785 ecc del Codice di bilancio della Federazione Russa, si designa la compagnia statale “Impresa per la gestione delle proprietà all’estero” come destinataria della sovvenzione fornita dal bilancio federale per il sostegno finanziario dei costi associati alla ricerca di beni immobili della Federazione Russa, dell’ex Impero russo, dell’ex Unione Sovietica; alla corretta registrazione dei diritti della Federazione Russa in relazione ai beni immobili federali esistenti; all’identificazione di immobili della Federazione Russa, dell’ex Impero russo, dell’ex Unione Sovietica; e alla protezione legale di tali proprietà».

Tra queste proprietà ci sarebbero aree dell’Europa centrale e orientale, ampie porzioni dell’Asia centrale, parti della Scandinavia e… l’Alaska. Il canale Telegram Dva majora (oltre mezzo milione di iscritti) ha stilato un lungo elenco di località appartenenti al “demanio storico” di Mosca: oltre all’Alaska e parti dell’Ucraina, “la Bessarabia, il Granducato di Finlandia, l’Armenia, l’Azerbaigian, la Georgia, gli stati dell’Asia centrale, la maggior parte delle province baltiche e una parte significativa della Polonia“, in aggiunta a porzioni della Repubblica Democratica Tedesca e di altre nazioni che fecero parte del Patto di Varsavia.

L’Institute for the Study of War, think tank con sede a Washington, ha commentato in tal modo il decreto:

«I parametri esatti con cui dovrebbero essere identificate le proprietà russe attuali o storiche non sono chiari. Il Cremlino può utilizzare la “protezione” delle sue proprietà rivendicate in Paesi al di fuori dei suoi confini riconosciuti a livello internazionale per promuovere dinamiche di soft power negli stati post-sovietici e della sua area di influenza, mirando in ultima analisi alla destabilizzazione interna».

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