Wilfred Owen: Poeta, Eroe, Pedofilo

Negli ultimi quattro anni gli inglesi hanno commemorato il loro poeta “ufficiale” della prima guerra mondiale, Wilfred Owen (1893–1918), morto in combattimento a una settimana dalla fine del conflitto, falciato da una mitragliatrice mentre cercava di attraversare coi suoi uomini il canale Sambre-Oise in una delle ultime battaglie della guerra.

Il problema è che in questi stessi quattro anni di celebrazioni e centenari sono saltati fuori innumerevoli scandali legati alla pedofilia nella politica e nello spettacolo britannici. E alla fine qualche giornale ha dovuto ricordare la sconcertante attrazione per i ragazzini del poeta laureato, che dedicò un sonetto al “dolce e antico corpo” di un fanciullo, scrisse un’ode al “Dio di Canongate” (un ragazzino che si prostituiva a Edimburgo, paragonato a Eros) e altri passionali versi ai bambini che aveva insidiato ai tempi in cui era precettore in terra di Francia.

“La reputazione del tenente Wilfred Owen del reggimento di Manchester è tale che la sua influenza è profondamente radicata nella psiche nazionale tanto che per molti la comprensione degli eventi del 1914-1918 è racchiusa nel corpo della quarantina di poesie di guerra che egli ha scritto” (Daily Mail)

“Owen era visto come un cavaliere inossidabile i cui sentimenti per le agonie degli uomini nelle trincee corrispondevano alla sua modesta estrazione provinciale. Solo negli ultimi anni una rigorosa indagine biografica ha rivelato una figura più complessa, inquietante, meno piacevole” (Spectator)

Tuttavia, come ha scritto Barry Matthews in Wilfred Owen. The Man and the Myth (2017), “Owen non è che un gigante dai piedi d’argilla”. Dopo dieci anni di ricerche tra epistolari, frammenti, manoscritti originali e diari, lo studioso ha rivelato la figura di un uomo fragile, dotato di un intelletto a suo dire mediocre e di una sessualità alquanto “controversa”. A circa vent’anni cominciò a insidiare i giovani parrocchiani del South Oxfordshire, riuscendo a ottenere “un convegno segreto tra i biancospini” con un tredicenne.

Durante la sua esperienza di precettore in Francia, dove si spacciò per un membro dell’aristocrazia britannica, un elenco di ragazzini attraversa le sue lettere e poesie: chierichetti, fanciulli addescati al parchetto, boy scout e giovanotti della famigerata Young Men’s Christian Association (YMCA, sì). Anche Robert Graves riferì le confessioni del poeta, che si aggirava per Bordeaux (dove insegnava inglese alla scuola di lingue Berlitz) in cerca di giovani prostituti.

Matthews avanza dubbi anche sull’eroismo del poeta, descrivendolo come pavido, arrogante e lassista. Parlando del suo mentore, Siegfried Sassoon (dal quale lo accusa di aver tratto fin troppa “ispirazione”), ricorda che da lui fu messo in contatt con Robert Ross, amante di Oscar Wilde, che lo introdusse nel sottomondo omosessuale dell’epoca, fortemente orientato verso la pedofilia. In cambio Owen si rese “disponibile” a tutti gli amici di Ross.

Nonostante la madre del poeta abbia distrutto molti dei manoscritti e il fratello rimosso i passaggi “disdicevoli” da lettere e diari, nella biografia dello studioso Dominic Hibberd del 1986, Owen the Poet, emergeva però già praticamente tutto: la incautious admiration con cui descriveva i bambini adescati, gli intrallazzi coi boy scout (“la cui passione spuntava rapidamente come i fiori di febbraio”) e, come scrive l’Autore stesso, “il piacere che derivava dall’osservare di nascosto la bellezza dei suoi studenti, totalmente incoerente con l’atteggiamento che egli, in quanto insegnante, avrebbe dovuto adottare”.

È forse un bene, in generale, che nulla di Owen sia stato tradotto in italiano: di certo non mi cimenterò io nel farlo, anche se la ricezione della sua opera potrebbe forse aprire la discussione sulla letteratura inglese degli ultimi 200 anni (per esser buoni) che anche a un osservatore esterno e perplesso appare come un immenso club di corruttori di minorenni.

Pubblichiamo dunque alcuni “capolavori” pedo di Owen qui di seguito, lasciando ad altri considerazioni eventuali sull’ispirazione profonda che anima lo spirito albionico.

To a Child

Sweet is your antique body, not yet young.
Beauty withheld from youth that looks for youth.
Fair only for your father. Dear among
Masters in art. To all men else uncouth
Save me; who knows your smile comes very old,
Learnt of the happy dead that laughed with gods;
For earlier suns than ours have lent you gold,
Sly fauns and trees have given you jigs and nods.

But soon your heart, hot-beating like a bird’s,
Shall slow down. Youth shall lop your hair,
And you must learn wry meanings in our words.
Your smile shall dull, because too keen aware;
And when for hopes your hand shall be uncurled,
Your eyes shall close, being opened to the world.

*

Who is the god of Canongate?

Who is the god of Canongate?
I, for I trifle with men and fate.

Art thou high in the heart of London?
Yea, for I do what is done and undone.

What is thy throne, thou barefoot god?
All pavements where my feet have trod.

Where is thy shrine, then, little god?
Up secret stairs men mount unshod.

Say what libation such men fill?
There lift their lusts and let them spill.

Why do you smell of the moss in Arden?
If I told you, Sir, your look would harden.

What are you called, I ask your pardon?
I am called the Flower of Covent Garden.

What shall I pay for you, lily-lad?
Not all the gold King Solomon had.

How can I buy you, London Flower?
Buy me for ever, but not for an hour.

When shall I pay you, Violet Eyes?
With laughter first, and after with sighs.

But you will fade, my delicate bud?
No, there is too much sap in my blood.

Will you not shrink in my shut room?
No, there I’ll break into fullest bloom.

*

Impromptu

Now, let me feel the feeling of thy hand –
For it is softer than the breast of girls,
And warmer than the pillows of their cheeks,
And richer than the fullness of their eyes,
And stronger than the ardour of their hearts.

Its shape is subtler than a dancer’s limbs;
Its skin is coloured like the twilight Alp;
And odoured like the pale, night-scented flowers,
And fresh with early love, as earth with dawn.

Yield me thy hand a little while, fair love;
That I may feel it; and so feel thy life,
And kiss across it, as the sea the sand,
And love it, with the love of Sun for Earth.

Ah! let me look a long while in thine eyes,
For they are deeper than the depths of thought,
And clearer than the ether after rain,
And suaver than the moving of the moon,
And vaster than the void of all desire.

Child, let me fully see and know thy eyes!
Their fire is like the wrath of shaken rubies;
Their shade is like the peaceful forest-heart.

They hold me as the great star holds the less.
I see them as the lights beyond this life.
They reach me by a sense not found in man,
And bless me with a bliss unguessed of God.

*

To —

Three rompers run together, hand in hand.
The middle boy stops short, the others hurtle:
What bumps, what shrieks, what laughter turning turtle.
Love, racing between us two, has planned
A sudden mischief: shortly he will stand
And we shall shock. We cannot help but fall;
What matter? Why, it will not hurt at all,
Our youth is supple, and the world is sand.

Better our lips should bruise our eyes, than He,
Rude Love, out-run our breath; you pant, and I,
I cannot run much farther, mind that we
Both laugh with Love; and having tumbled, try
To go forever children, hand in hand.
The sea is rising… and the world is sand.

Monumento a Owen a Oswestry

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