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Il Cremlino ha sperato fino all’ultimo in un bluff di Prigožin: ora teme scontri a Mosca

In questo momento (circa le 17 ora italiana) i mercenari di Evgenij Prigožin si stanno sempre più avvicinando all’oblast di Mosca, mentre l’esercito regolare russo è impegnato a distruggere strade e organizzare blocchi per impedire l’avvicinamento degli uomini della Wagner alla capitale.

Secondo alcune indiscrezioni che stanno emergendo nelle ultime ore, sembra che il Cremlino fino a ieri abbia creduto che Prigožin stesse bleffando per “ottenere qualche rendiconto personale” e abbia perciò cercato di raggiungere una mediazione adottando la linea morbida: solo la mattina del 24 giugno, quando i “wagneristi” avevano già preso il controllo di Rostov sul Don, nel Palazzo è cominciato a suonare qualche campanello d’allarme.

In verità le prime avvisaglie di sedizione armata non avevano suscitato grande impressione: per esempio, è vero che quelli della Wagner hanno occupato il quartiere generale del Distretto militare meridionale, ma nel farlo sembra ci abbiano rimesso un carrarmato, incastrato all’entrata (anche se altre fonti affermano che lo abbiano lasciato lì di proposito).

(fonte: RBK)

Anche la popolazione, nelle prime ore, non sembrava aver preso il tentativo di golpe sul serio, tanto che diversi cittadini si radunavano nella stessa Rostov per lasciarsi immortalare di fronte agli insorti.

(fonte: War Monitor)

Dopodiché, in poco meno di due ore, il Cremlino ha diramato ai vari governatori degli oblast‘ l’ordine di tacciare Prigožin di “tradimento” e anche i media si sono allineati alla nuova narrazione. Le trattative sottobanco tuttavia ci sono state, e sono durate almeno due settimane, da quando il capo di Wagner aveva cominciato a inquietarsi a causa della decisione di Putin di imporre un accordo ufficiale con il Ministero della Difesa alle varie compagnie militari private. Oltre alla sua nota avversione verso i “burocrati”, Prigožin ha rifiutato ogni mediazione, temendo un ridimensionamento della propria figura non solo in tempo di guerra.

Da un giorno con l’altro, dunque, il governo russo si è trovato a dover ridurre i wagneristi da eroi a golpisti, con una sferzata propagandistica che di certo non ha giovato al morale delle truppe, nonché della popolazione: rappresentazione plastica di tutto ciò è l’immediata rimozione da ogni città dei manifesti per il reclutamento del gruppo mercenario privato.

(San Pietroburgo; fonte: meduza.io)

Ora il timore da parte delle autorità russe non è tanto quello di una possibilità che il golpe si realizzi (piuttosto remota, anche considerando la portata delle forze in campo), quanto che la capitale possa divenire teatro di scontri, con il pericolo che il prevalere della logica dell’extrema ratio non lontano dai riflettori inneschi addirittura una guerra civile.

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