I musei svedesi gettano in discarica gli antichi cimeli vichinghi

Fynd från järnåldern går till metallåtervinningen
(Ola Wong, Svenska Dagbladet, 9 agosto 2017)

Ola Wong è un giornalista svedese di origine cinese

Mentre il dibattito sul “razzismo” di Pippi Calzelunghe impazza nei media nazionali, gli archeologi svedesi gettano letteralmente nella spazzatura antichi cimeli. È sbagliato, oltre che angosciante, distruggere manufatti millenari, e non solo il solo a pensarla così.

“Stiamo distruggendo la nostra storia!”, esclama Johan Runer, archeologo del Museo Provinciale di Stoccolma (Stockholms läns museum). Gli anelli dell’età del ferro, come le monete vichinghe, appartengono a una categoria di oggetti che una volta venivano preservati.

Runer ha lanciato l’allarme in un articolo sulla rivista Popular Archaeology (n. 4/2016), descrivendo i modi arbitrari con cui si giunge alla “cernita” dei reperti.  L’unico obiettivo degli studi archeologici eseguiti prima di progetti stradali, egli afferma, è quello di rimuovere nella maniera più rapida ed economica possibile tutto quel che viene riesumato, in modo che le macchine possano procedere.

Lo stesso Runer ha lavorato in questo tipo di scavi e testimonia l’ambiente poco cooperativo (chi si impegna viene stigmatizzato come “fanatico delle scoperte”) in cui si è trovato a operare. “È una cosa folle, ma il campo dell’archeologia viene gestito con logiche di mercato. Serve a fare affari”, afferma Runer. Soprattutto nel caso di scavi minori, esiste un ordine permanente da parte dei consigli locali di effettuare il minor numero di scoperte possibile.

Osserviamo quanto accade poi a livello nazionale: per esempio, il rapporto 2016:38 reso disponibile dall’Ufficio nazionale degli archivi, uno studio archeologico su un insediamento dell’età del bronzo e del ferro prima della ricostruzione dell’area Flädie sulla E6 presso Lund. Nel catalogo dei reperti, monete, coltelli, un ornamento di latta, un anello e una sfera dell’età vichinga o dell’alto medioevo sono stati inseriti nella colonna Eliminati. “Si trattava di una serie di ricerche, ancora in corso, incentrate su pesi e misure dell’era vichinga”, afferma Lena Holmquist, archeologa dell’Università di Stoccolma. Ma un pezzo del puzzle è andato.

In un altro scavo nel villaggio Molnby a Vallentuna, sono stati trovati diversi anelli-amuleto dell’età del ferro, oggetti rituali usati durante l’Era di Vendel. Johan Anund, direttore regionale presso i musei storici statali che ha effettuato lo “sfoltimento”, afferma che gli archeologi devono sempre stabilire delle priorità per evitare di farsi sommergere tra i reperti. Sono i consigli provinciali che assumono personale per svolgere indagini archeologiche. Un modo semplice per abbassare il costo è ridurre il numero di oggetti da conservare.

Le ceramiche non richiedono eccessiva cura e di solito vengono salvate. Tuttavia, il ferro e il metallo devono essere come minimo trattati dopo mille anni di interramento. Quindi, se il personale riceve fondi per due oggetti di metallo ma ne trova dodici, deve scartarne dieci. Al riciclaggio dei metalli.

La “cernita” avviene solitamente sul campo, da parte di un archeologo che deve decidere rapidamente: salvare o buttare via? Di conseguenza, gli oggetti familiari vengono preservati.

L’anno scorso a Birka è stato rivenuto un piccolo drago. Quando l’hanno ritrovato sembrava solo un pezzo di ruggine, ma quegli archeologi sono stati tra i pochi in Svezia a essersi preso il tempo di indagare. Durante uno scavo archeologico commissionato, invece, il drago sarebbe stato probabilmente gettato via.

Gli archeologi non regalano o vendono reperti perché non vogliono creare un mercato per le antichità e incoraggiare ladri e tombaroli. Dunque, meglio la discarica. “Mentre invece in altri paesi si fa di tutto per preservare il proprio patrimonio”, sostiene l’archeologa Lena Holmquist.

Conclusione: se la società svedese non è più in grado di preservare la storia nazionale, bisognerebbe allora impedire alle imprese edili di costruire presso siti archeologi. Un’alternativa sarebbe quello di mettere sul mercato il patrimonio culturale senza mandarlo in discarica.

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