Sono in una località segretissima, non contattatemi

Volevo rassicurare i lettori che sto bene. Ora scrivo da una località segretissima (sopra una foto scattata di sfuggita, non penso che qualcuno riuscirà a capire dove mi trovo) dalla quale sto organizzando la Resistenza (occhiolino occhiolino). Per ora sono impegnato a procacciarmi del wi-fi per poter pubblicare qualcosa, dal momento che i giga del mio merdosissimo abbonamento si esauriscono nei primi cinque minuti del primo del mese. In effetti avrei voluto buttar giù il solito muro di testo, ma ho consumato l’intera connessione nel cercare un meme su Berlusconi pubblicato dalla pagina Faceb00k A picture of Silvio Berlusconi everyday che avevo visto qualche mese fa e al quale sono riuscito a risalire grazie all’immancabile assistenza di Giovan Maria Catalan Belmonte.


Allora, visto che appunto il tempo stringe e tra poco dovrò pure andare a caccia, volevo far notare in due parole ai miei lettori quanto la loro visione del mondo sia ancorata al vecchio evo, quello in cui esisteva la figa e tutto il resto. Non gliene faccio una colpa, anzi: per certi versi questo approccio irriverente, amorale  e post-ironico è anche il mio. Però non possiamo continuare a illuderci che ci daranno tregua. These are Coptic times, dicono i rastafariani (gli unici profeti dai quali ultimamente posso prendere ispirazione), cioè tempi di passaggio da un paradigma all’altro, come l’Egitto passo dalla sua antica religione al cristianesimo e infine all’Islam. È il “tempo di ora” (ho nyn kairós) del quale ha parlato Giorgio Agamben, uno degli altri profeti che meritano considerazione nel Jetzt-Zeit.

Agamben è stato probabilmente uno dei pochi intellettuali al mondo a intravvedere in “tempi non sospetti” (sempre ὁ νῦν καιρός) l’imposizione dello stato di eccezione con il pretesto di una -presunta- pandemia. Naturalmente qualcuno se n’era accorto già da prima, ma finiva inevitabilmente ai margini del discorso pubblico in quanto “fascista” – espressione alla quale do ormai una connotazione metapolitica, nel senso di Nemico assoluto di questo sistema (accezione talmente evidente che nessuno si è mai azzardato a proporre una lettura schimittiana della Costituzione italiana, “anti-fascista” ab urbe condita, cioè smaccatamente ancorata alla logica del Freund/Feind).

In quanto fascista, o incel, non ho mai voluto ridurre le tragedie collettive a semplici sfighe personali, anche se lo stile di chi scrive sul web, la grafomania ossessiva autobiografica, ha influito sulla percezione del problema. Probabile, anche, che la sofferenza abbia distorto l’immagine della pura e semplice ribellione al sistema: ecco perché ora mi scrivete “c’ha figa”, oltre al fatto che è consolante illudersi che nella nostra società sia ancora possibile fare della figa una fuga.

Pandemia? Collasso economico e sociale? Dittatura sanitaria? Ma piantala di dire pirlate, Mister Totalitarismo sta facendo il bunga bunga. Lol. E se invece si dovesse realmente cominciare a pensare da reietti, da pirati, da Partisan, da Nemici? Pochi si rendono davvero conto di non aver più a che fare con un’influenza stagionale o un governicchio multicolore, ma con un nuovo ordine in cui tutti i punti ciechi che tolleravamo -nella misura in cui non li vedevamo- sono diventati routine.

Dunque, che fare? C’è chi sceglie il fascismo per salvarsi dal biofascismo, affinché lo stato di eccezione resti tale e non si faccia sistema. Questo implica diventare il Nemico assoluto, anche di se stessi. Insomma, rendere la propria clandestinità non solo un vezzo metapolitico, ma rivendicandola apertamente come status nel regime del Great Reset (o “Grande Trasformazione”, come la chiamò Agamben prima di tutti).

L’altra ipotesi è emigrare il prima possibile, lontani da un Paese che ha deciso per l’ennesima volta di prestarsi a laboratorio politico di tecniche di potere, con l’angoscia di avere solo il “tempo di ora” tra la sperimentazione e l’applicazione delle tecniche di cui sopra (ad ogni modo imposte in maniera molto meno cinica e improvvisata rispetto ai famigerati vaccini, la cui imposizione alle masse allo stato attuale è molto meno giustificabile dal punto di vista sanitario che non politico, ché perlomeno nella storia i dittatori sono stati figure talvolta grandiose nella loro tragicità, mentre lo scienziato pazzo è una maschera da carnevale, lo scaltro farmacista molieriano, il venditore di olio di serpente).

Ogni ipotesi deve essere valutata, perché non possiamo ancora credere che tutto sia finito come l’anno scorso: il regime della peste è una strada senza ritorno, specialmente se instaurato in assenza di peste. Bisogna premunirsi e agire finché si resta in questo tempo copto, dove non ci sono ancora i carabinieri che vanno a prendere casa per casa i non vaccinati. Et de hoc satis.

PS: Non scrivo più molto sul blog (ma riprenderò a farlo, perché gli addii mi mettono tristezza e perciò evito sempre dipendano da me), al di là delle ragioni di cui sopra, perché sono impegnato a reiventare la mia vita anche dal punto di vista “professionale”, se così si può dire. Già per il sottoscritto era quasi impossibile fare l’insegnante in tempi normali, figuriamoci nell’era covid, dove a una assurdità (fatta di multiculturalismo, integrazione obbligatoria e dittatura del politicamente corretto) gestita almeno con regole pseudo-razionali, subentra un’assurdità al quadrato, slegata completamente da qualsiasi prospettiva politica o ideologica. Per farla breve, la maggior parte delle ore al computer le spendo a tradurre e a scrivere altro. Non ho abbandonato l’ambizione di fare del blog una perpetua fonte di entrate, ma al momento il piatto piange e devo venire a patti con l’idea di non avere più uno stipendio da statale (unico traguardo esistenziale raggiunto finora).

PPS: Ho cancellato l’account Twitter considerandolo una sorta di ostacolo all’accettazione della clandestinità totale; non per questo rivelerò la mia identità o mi renderò protagonista di gesti eclatanti.  La vera sfida è rendersi impermeabili al ricatto, da qualsiasi punto di vista (economico, politico, morale, sentimentale). Soprattutto, evitare di offrire al sistema la possibilità di cancellarti con un click. Per far ciò, tuttavia, bisogna almeno un minimo ritornare al reale, farsi Nemici non solo la domenica pomeriggio dietro a uno schermo, ma renderlo il proprio stile di vita, l’unico praticabile Ad maiorem Dei gloriam.

13 commenti su “Sono in una località segretissima, non contattatemi

  1. Hai ragione […]. A meno che le nostre spalle – inoculande! – non siano i nuovi Sudeti.

    1. non è l’unico punto, ma di per sé rappresenta in effetti una problema fondamentale, dal momento che ormai si paventa la possibilità di impedire a una persona (ora non vaccinata, ma i pretesti sono potenzialmente infiniti) di accedere ai servizi “non essenziali”

    1. Grazie ma è un messaggio un po’ inquietante; potresti -eventualmente- esprimere le tue obiezioni in maniera più estesa, grazie?

  2. Gnooo Mr.Totalitarismo 🙁
    Cercherò un segno del tuo passaggio nel “guest book” della villa… Tu sai quale.

      1. Se lo fai per zerbinaggio di qualche pazza invasata hippie alternativa o bipolare, beh sei pazzo anche tu e farai una brutta fine. Se lo fai per prepararti scientemente al distacco dal Sistema e per lavorare alla sua distruzione, fammi sapere in che modo contribuire alla tua causa.

        1. No, nessuna pazza invasata hippie, anche perché mi sembra che, per la categoria a cui ti riferisci, il vaccino abbia sostituito il sushi accanto al netflix e le scarpe nella trinità della d-parola.
          Inoltre io non sto proponendo di darsi al luddismo, semmai l’opposto, sempre dalla prospettiva di un uso critico della tecnologia, dunque non stile cyberboomer-hackerz anni ’90 (“lavoreremo tutti su/con/per l’internet”).
          Per ora non posso che proporre una resistenza passiva, soprattutto perché mi pare che la “causa” ancora non esista, semplicemente bisogna impedire al “dispositivo” (tanto vale usare il gergo agambeniano) di riconoscersi come tale, cioè di trasformare lo stato d’eccezione, l’emergenza, in legge. Per esempio, rischiare qualcosa per rifiutare l’obbligo vaccinale, cercando almeno per una volta di essere coerenti con quel che si professa.
          In generale comunque non intendo isolarmi dal mondo, anche perché per trovare un luogo deserto sarei potuto benissimo andare a “farmi un giro per le terapie intensive”.

  3. Non ci sono parole per descrivere l’ammirazione che provo nei Suoi confronti, Le faccio solo i miei complimenti per il coraggio di licenziarsi e passare al bosco per non scendere a compromessi e perdere la propria dignità e soggettività. Lei è un fuoriclasse, un’avanguardia da seguire e a cui ispirarsi. La ringrazio per aver dato l’esempio.

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