Il Golpe di San Valentino

Se una qualche mia azione a livello politico dovesse passare alla storia, penso assumerebbe un nome pittoresco e cringe sulla scorta di quelli delle rivoluzioni colorate che hanno preso a emblema garofani, tulipani, rose, gelsomini (più il fiore è ghei più il golpe è filo-occidentale) o “noci di cocco” (Papua Nuova Guinea), jeans (Bielorussia) e il mese di febbraio (Paraguay).

Lo scopo principale di un immaginario Golpe di San Valentino in verità sarebbe soltanto quello di offrire a Wikipedia l’occasione di citarmi ancora in una pagina dedicata all’impresa fiumanista e disperata di imporre in Italia la dittatura dell’amore. Detto tra noi, preferirei comunque che il tutto si svolgesse nelle forme discrete e impalpabili di un golpe branco, in modo che le mie idee si imponessero come dato di fatto attraverso la suggestione, la propaganda e il ricatto psicologico, piuttosto che con le marce, i gonfaloni e le cannonate.

Tuttavia capisco che è impossibile imporre una dittatura dell’amore, intesa naturalmente come il più spietato dei regimi, in modo pacifico e subliminale. Peraltro ho già promesso una serie di dicastersi a diverse puttane assassine, anche se finora l’unico assegnato con certezza è appunto il Ministero dell’Amore, il quale, su modello di quello orwelliano, si occuperà principalmente di internamenti, sequestri e lavaggio del cervello.

Finora la descrizione più realistica dell’organizzazione sociale che scaturirebbe da un iptotetico Golpe di San Valentino l’ho trovata in un componimento di tale Morten Søndergaard, De forelskede (“Gli innamorati”). Sì, per i danesi questa sarebbe poesia (qui si può anche apprezzare l’entusiasmante interpretazione dell’Autore stesso).

DE FORELSKEDE

Jeg vågner i et land hvor de forelskede har taget magten. Der er indført love som proklamerer at ingen længere er nødsaget til at flytte blikket eller at orgasmer behøver at holde op. Roser fungerer som betalingsmiddler, de gale bliver tilbedt som guder og guderne anset for gale. Postvæsnet er genindført og ordene ‘du’ og ‘jeg’ er synonymer. Efter revolutionen bliver det bestemt at de ulykkeligt forelskede skal fjernes af hensyn til de lykkeligt forelskedes sikkerhed. Da de finder frem til mig, overgiver jeg mig med det samme. Bødlen er en kvinde og det går hurtigt. Det er vinter og jeg har ikke mødt dig endnu.

Per toglierle un po’ di legnosità, l’ho volta in versi:

Gli innamorati

Mi risveglio in un paese
dove gli amanti
han preso il potere.
Le loro leggi proclamano
che nessuno distolga
più lo sguardo dall’altro
e che gli orgasmi
non abbiano mai fine.
Le rose servono da moneta,
i folli son venerati come dèi
e gli dèi son creduti folli.
Hanno ripristinato il servizio postale
e le parole “tu” e “io” ora sono sinonimi.
Dopo la rivoluzione
è stato decretato
che ogni cuor spezzato
venga eliminato
per ragion di Stato,
a salvaguardia
di chi è innamorato.
Quando mi troveranno,
mi arrenderò all’istante.
Il boia è una donna
e la cosa è presto fatta.
È inverno e non ti ho ancora
incontrata.

Questo immaginario “Paese degli innamorati” mi evoca una battuta che faccio spesso quando qualche giovane turca mi chiede delle mie origini: io rispondo sempre che vengo dal “Paese delle Rose” (Gülistan’dan), un gioco di parole basato sul fatto che i turchi per indicare un roseto aggiungono a “rosa” (gül) il suffisso -stan che come è noto indica proprio lo “stare”, cioè lo Stato, il risiedere in un dato territorio.

Sì, beh, è una battuta cretina, ma di solito funziona (lasciamela fare una battuta ogni tanto). Anche perché, come detto, la faccio solo con le femmine per non dare adito  a fraintendimenti. Si sa che in guerra e in amore tutto è lecito, perciò l’idea di un Paese governato dall’unica Legge dell’Amore è di per sé un paradosso; poi sarebbe sgradevole scoprire che magari un poeta sufi aveva già magnificato il “Paese delle Rose” secondo la propria sensibilità artistica e/o religiosa, senza dimenticare i precedenti illustri della nostra tradizione, come L’Isola dei Baci di Marinetti e Corra (nel quale un gruppo di pederasti riuniti in una “Internazionale Fisiologica” vorrebbe instaurare il regno della bellezza a Capri al grido di “Raffinati di tutto il mondo unitevi!”), che temo finirebbero per divenire il modello definitivo del mio “Reggenza di San Valentino” (lel).

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