Il plagio della rosa

Ο αφορισμένος (Lo scomunicato)

Oltre due anni fa vi avevo parlato di uno scrittore greco-cipriota, Kostas Socratous, che nel 1991 accusò Umberto Eco di aver tratto di sana pianta Il nome della rosa dal suo romanzo Lo scomunicato. Avevo anche promesso di “mobilitarmi” per fare in modo di procurarmi il volume e tradurlo.

In effetti qualcosa ho fatto (premessa che fa già supporre l’insuccesso dell’impresa): come prima mossa ho contattato tutte le librerie di Atene che conosco, ma non ho avuto fortuna. Ho anche “allertato” gli amici greci, senza però insistere troppo, soprattutto perché le imprese impossibili vanno tentate da soli. Il fatto è che il libro nell’usato è introvabile, ma forse (forse) può essere recuperato in qualche sperduta biblioteca di provincia.

di alcune librerie conservo ancora i biglietti da visita, per crogiuolarmi nella νοσταλγία

Per trovare la motivazione, ho provato a proporre “l’affare” a diversi editori, anche qui senza successo: per quanto appaia allettante l’operazione di tradurre il libro in italiano con una curatela particolarmente accattivante (se non paracula: Umberto Eco copiava!), non c’è stato verso di coinvolgerne alcuno. Comunque, se c’è qualche emergente che vuole sobbarcarsi lo sforzo non indifferente di contattare questo Kostas e strappargli i diritti, il resto è tutto in discesa (penserei io a procurarmi il libro e tradurlo).

A parte le chiacchiere, nel corso di questo breve lasso di tempo sono spuntati nuovi elementi su cui riflettere (non è incredibile come su Google emerga materiale da un giorno con l’altro? Esiste un nome per descrivere tale fenomeno? Dai che creiamo un bel neologismo). In primis ho scoperto che il povero Kostas Socratous (ancora in vita, per quanto ne sappia) nel 1991 scrisse una apologia pro domo sua per il pubblico anglofono, The “Aphorismenos” (“Excommunicated”) is the “Name of the Rose”. Il libro è persino “registrato” nel catalogo americano di Amazon (assieme a un paio d’altri), ovviamente fuori commercio.

Per completezza, infine, traduco una nota della “United Press International” del 22 ottobre 1991 (anch’esso apparsa tra le ricerche soltanto ora), promettendo di ritornare sull’argomento (magari un giorno il libro salta fuori su Scribd per cinque minuti, chi può dirlo…):

«NICOSIA, Cipro – Un poeta greco pluripremiato ha dichiarato martedì di essere convinto che “Il nome della rosa” del romanziere italiano Umberto Eco sia il plagio di un libro di un autore cipriota.
Demetris Siatopoulos è stato il principale testimone del secondo giorno del processo per plagio, in cui l’autore cipriota Costas Socratous (sic) chiede due milioni di dollari per danni agli editori greci e italiani di Eco (Gnossi e il Gruppo Editoriale Fabbri Bompiani).
Socratous è convinto che Eco abbia copiato il suo romanzo “Lo scomunicato” e lo abbia trasformato in un best-seller, con oltre un milione di copie vendute in italiano e in altre lingue, tra cui l’inglese. La storia è stata anche trasformata in un film interpretato da Sean Connery.
Siatopoulos, vincitore del premio dell’Accademia di Atene, avvocato in pensione e critico letterario di alto livello, ha dichiarato di aver letto il libro di Socratous nel 1965 e vent’anni dopo ha letto la traduzione greca de “Il nome della rosa”.
“Mi ha ricordato una storia precedente che avevo letto, un caso di déjà vu”, ha testimoniato Siatopoulos. “Credo che la storia di Eco sia una copia della trama del libro di Socratous. Credo che Eco abbia preso parti o l’intera trama dal romanzo di un povero scrittore cipriota e ne abbia fatto un best-seller “.
“Il nome della rosa” è stato pubblicato nel 1980 e ha venduto più di un milione di copie, ma è probabilmente meglio conosciuto per il suo adattamento cinematografico.
Ambientato nel Medioevo, quando gli eretici bruciavano sul rogo e la Santa Inquisizione comandava, sia “Il nome della rosa” che “Lo scomunicato” hanno come trama l’arrivo di un insegnante e del suo discepolo in un remoto monastero in cerca di un libro che rivoluzionerà il concetto di religione.
Il libro, “Nelle mani di un infedele”, scritto da un antico filosofo greco, è l’unico salvato dalle fiamme della grande biblioteca di Alessandria.
Ne “Il nome della rosa” si dice che sia stato scritto da Aristotele, mentre ne “Lo scomunicato” è stato scritto da Platone o Socrate. In entrambi i libri vengono commessi tre omicidi.
Ne “Lo scomunicato” la trama si svolge in un lasso di quattro giorni, mentre ne “Il nome della rosa” dura fino a sette.
Socratous sostiene di aver trovato oltre un migliaio di somiglianze tra il suo libro e quello di Eco, e ha pure scritto un libro intitolato “Il saccheggio de ‘Lo scomunicato'” per far valere le sue ragioni.
Socratous afferma anche che ci sono somiglianze tra il suo libro e il film non presenti nel libro di Eco.
Eco, insegnante a Bologna, in Italia, ha risposto alle accuse di Socratous sostenendo che potrebbero aver avuto le stesse fonti. Socratous però dice di non averne: “Sono stato ispirato dalla forza oppressiva della religione. Non ho fonti eccetto la mia immaginazione”, ha dichiarato dopo l’udienza di lunedì».

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