Ο αφορισμένος (Lo scomunicato)

Mi sorprende (ma neanche tanto) che nessun editore italiano abbia mai pensato di pubblicare il romanzo Ο αφορισμένος (“Lo scomunicato”) del greco-cipriota Kostas Socratous (Κώστας Σωκράτους), un libro che all’inizio degli anni ’90 costò a Umberto Eco un processo per plagio (il quale finì ovviamente in nulla).

Il volume risale al 1964 e secondo l’autore (classe 1939, pare sia ancora vivo…) racconta la stessa storia de Il nome della rosa: a mio parere sarebbe intrigante andare a ripescarlo, soprattutto ora che Eco è scomparso e quindi non ha più senso polemizzare; purtroppo nella nostra epoca oltre al denaro manca anche la fantasia.

In ogni caso, ho deciso alla fine di tentare almeno di procurarmene una copia: sembra che un negozietto di volumi usati di Monastiraki (il quartiere dei mercatini) in cui sono stato una volta (si trova alla fine della via a destra della metro), possa aiutarmi nell’impresa. L’intenzione sarebbe quella di leggere il libro (non mi dire), capire cosa c’è scritto (già più difficile), parlarne sul blog (l’unica cosa che conta nella vita) e, se ne vale la pena, tradurlo e proporlo a qualche editore. Grazie a un caritatevole intercessore, geloso del suo animato poiché anch’egli (abbiamo le prove!) plagiato da Eco (che in effetti aveva teorizzato il saccheggio degli scritti altrui: la “lettura col rampino”, la contaminatio, il patchwork), forse è una missione che si può portare a termine.

Spero che gli amici bibliofili riescano a trovarlo e a spedirmelo, altrimenti dovrò recarmi a Atene e cercarlo da solo: sarebbe un’impresa che mi porterebbe via un’intera estate (di solito le passo bevendo e guardando la tv), ma non vorrei che la vicenda si trasformasse in una sorta di metaromanzo (la ricerca di un misterioso manoscritto che finisce in tragedia), o ancora peggio in un romanzo di Lawrence Durrell (al cui confronto Eco è decisamente innocuo).

PS: Resta aperta, al di là della curiosità (e dei plagi), la questione della mancata ricezione in Europa della letteratura greca novecentesca, ancora oggi un territorio inesplorato. Dice bene Michael Krüger (un tedesco!) a “La Lettura”: «Che della letteratura greca si conoscano al massimo i poeti più significativi della prima metà secolo scorso – da Elytis, a Seferis, da Ritsos al capostipite Kavafis – la dice lunga sull’indifferenza degli europei riguardo alla propria letteratura».

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