Braccine di soia vuol combattere coi curdi

Non credo sia necessario commentare l’imbarazzante curdomania che ha invaso i social in questi giorni, anche perché c’è il rischio che tutta questa ingenuità e incompetenza nell’interpretare le relazioni internazionali mi faccia passare da una posizione moderatamente “realista” al cinismo tout court.

Non voglio nemmeno soffermarmi sul delirio rappresentato dalla militanza filocurda messa in scena in questi anni dai centri sociali di tutto l’occidente: gente che non crede in nulla ma vorrebbe imporci di credere a una divisone in “buoni” e “cattivi” che nemmeno in un film di guerra hollywoodiano apparirebbe così dogmatica e moralistica.

Tuttavia, proprio a partire da tale milieu, vorrei invece soffermarmi su una immagine postata sulla mia pagina Facebook che ha ricevuto commenti degni di essere riportati. La fotografia ritrae uno di questi squatter filocurdi con indosso una maglietta dedicata a Robert Grodt (anarchico americano morto combattendo a Raqqa) e uno scudetto dell’YPG, la milizia dei curdi siriani. Il tizio è stato da me soprannominato “braccine di soia” per l’esilità della sua costituzione fisica, la quale si pone in forte contrasto col fucilone da egli imbracciato.


Non ho idea del luogo né dell’occasione in cui sia stata scattata la foto (l’ho trovata nella solita colata di shitposting su /pol/), ma molti indizi mi fanno pensare che braccine di soia sia collegato alla famigerata organizzazione Rose City Antifa, un gruppo anarchico pittoresco e surreale che produce i contenuti che seguono (solo un paio a titolo d’esempio):

Gepostet von Rojava Solidarity Portland am Montag, 26. März 2018

 

I miei dubbi fondamentali, come dicevo, riguardano alla possibilità che un tizio del genere sia effettivamente in grado di utilizzare l’arma che sta tentando di imbracciare. A rispondermi sono intervenuti tanti “tiratori sportivi” (non vogliono essere chiamati “fanatici” delle armi) che in primis hanno espresso perplessità sulla natura stessa del fucile, che da alcuni dettagli sembrerebbe una ASG, cioè la riproduzione di un’arma vera (che può essere in plastica, metallo o legno).

A tal proposito DV osserva che:

«Dall’esterno è facile confonderli, ormai ci sono repliche ASG molto verosimili, ma guardando quello della foto pare un AR-15, direi Ruger o Smith&Wesson, con parti in plastica della Magpul (e paiono pure quelle vere). […] Essendo una foto USA è più probabile sia vera, le ASG costano di più».

Secondo un altro lettore (CB), « l’arma in foto è vera al 95% in quanto si intravede la presa gas e buffer tube, pgmag, forward assist e sgancio caricatore sono palesemente veri».

Appurato che si tratta quasi certamente di un fucile vero, passiamo alla questione centrale: un tizio con le braccia a stecchino di ghiacciolo sarebbe capace di utilizzarlo? Per quanto mi riguarda ho portato l’esempio dei somali, i “mingherlini” per antonomasia (tanto che gli americani quando vennero mandati a Mogadiscio li soprannominarono skinnies), i quali però hanno una struttura fisica del genere per la genetica e non la soia, dunque possiedono ugualmente qualche muscoletto per tenere le armi. Anche qui la risposta è stata comunque univoca: ancora DV, infatti, ha sotenuto che

«Un AR-15 non pesa tantissimo e il “rinculo” del .223 in un semiautomatico è quasi nullo, in più ha un freno di bocca di quelli tolgono un ulteriore 20/30% di botta. Altro discorso è quello dei somali, cioè maneggiare un ak47 che pesa di più e rincula di più. Se però hai visto dei filmati sugli scontri “all’africana”, avrai visto anche che tirano alla saturazione con armi automatiche: dove vanno, vanno. Spesso li si vede pure con mitragliatri RPK dello stesso calibro dell’AK-47 e G3 tedeschi in .308, che picchiano un bel po’ di più di un AR-15… Come dicevo, è più una questione di precisione contro potenza di fuoco, l’AR-15 è un bisturi, gli armamenti da milizie africane sono come machete».

Gli ha fatto eco il secondo “sportivo”, CB, con un parere praticamente risolutivo:

«La sintesi è che le armi, in generale, le puoi usare che se hai un fisico da filippino, non serve una massa muscolare da space marine, basta saper appoggiare il calcio dove va appoggiato e tenere una postura adeguata, poi è chiaro che avere un fisico adeguato e sopratutto la tecnica valida nell’utilizzo delle stesse vuol dire molto.
Se poi vogliamo aprire una parentesi sull’arma in foto, ovvero una carabina semiautomatica con funzionamento AR-15 (Stoner), diciamo che si presta particolarmente anche a chi non ha un fisico prestante, avendo l’otturatore che rientra nel buffer tube (il tubo che tiene il calcio) contro una molla che “toglie rinculo” oltre ad avere una munizione che spara palle relativamente leggere (dai 55 ai 77 grani a seconda della versione)».

Infine ha chiuso la questione ES citando un vecchio motto del settore armiero: «Dio ha creato gli uomini, Samuel Colt li ha resi uguali».

Perciò braccine di soia è “abile e arruolato” per il Kurdistan: facciamogli tutti un bel “in bocca al lupo” per la sua prossima avventura.

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