Erdoğan può fare polpette dei curdi?

Oggi Donald Trump ha rilasciato su Twitter una lunga dichiarazione in nove parti sulle prossime iniziative militari della Turchia a nord della Siria, esprimendo in toni meno diplomatici e più schietti i contenuti di un comunicato ufficiale della Casa Bianca di poche ore prima:

«Gli Stati Uniti sarebbero dovuti restare in Siria per un mese, questo si diceva molti anni fa. Ci siamo invece impantanati in una battaglia senza alcuno scopo in vista. Quando sono arrivato a Washington, l’Isis dilagava nella zona. Abbiamo rapidamente sconfitto il 100% del califfato, catturando migliaia di combattenti provenienti principalmente dall’Europa. Ma l’Europa non li ha voluti indietro, ci hanno detto “Tienteli, America!”. E io ho risposto: “NO, vi abbiamo fatto un grande favore e adesso volete lasciarli nelle carceri americane a nostre spese? Siete voi che dovete processarli”. E di nuovo hanno risposto di NO, credendo che noi ci comportassimo ancora da fessi come abbiamo fatto con la NATO, il commercio internazionale e tutto il resto.
I curdi hanno combattuto con noi, ma gli abbiamo dato denaro e mezzi a volontà per farlo. Combattono la Turchia da decenni. Ho cercato di tenere sotto controllo il conflitto per quasi tre anni, ma è giunto per noi il momento di uscire da queste ridicole guerre senza fine (molte delle quali di stampo tribale), e riportare i nostri soldati a casa. COMBATTEREMO SOLO DOVE CI CONVIENE, E COMBATTEREMO SOLO PER VINCERE. Turchia, Europa, Siria, Iran, Iraq, Russia e curdi dovranno rendersi conto della situazione e capire che fare coi combattenti dell’Isis catturati nel loro “quartiere”. Tutti odiano l’Isis, sono stati nemici per anni. Siamo a 7000 miglia di distanza e schiacceremo di nuovo l’Isis se oserà avvicinarsi a noi!
Sono stato eletto per uscire da queste ridicole e interminabili guerre, dove il nostro grande esercito funziona come una forza di polizia a beneficio di gente che nemmeno ama gli Stati Uniti.
I due paesi meno contenti per questa mossa sono Russia e Cina, perché adorano vederci impantanati e spendere miliardi di dollari per fare la guardia al pantano. Quando sono entrato in carica, il nostro esercito era allo stremo. Ora invece è più forte che mai. Le guerre infinite stanno finendo! Ci concentreremo solo su prospettive più ampie, con la consapevolezza di poter sempre ritornare e COLPIRE!
Come ho appena affermato, e solo per ribadire il concetto, se la Turchia facesse qualcosa che, nella mia profonda e ineguagliabile saggezza, potrei considerare inaccettabile, sarei all’istante pronto a distruggere e annichilire l’economia turca (come ho già fatto!). Assieme all’Europa e agli altri, la Turchia deve vigilare sui combattenti dell’Isis catturati e sulle loro famiglie. Gli Stati Uniti hanno fatto molto di più di quanto chiunque potesse aspettarsi, inclusa la conquista totale del califfato. È giunto il momento per gli altri protagonisti nella regione (alcuni dotati di enormi ricchezze) di proteggere il proprio territorio. GLI STATI UNITI SONO GRANDI!»

Trump ha anche citato diversi opinionisti a sostegno della sua posizione, a cominciare da un intervento dell’esperto di Medio Oriente Michael Doran, secondo il quale un Kurdistan controllato dal PKK destabilizzerebbe ulteriormente la regione, passando per un tweet del commentatore conservatore (ma spesso critico nei confronti del Presidente in carica) Hugh Hewitt, che avvalora la posizione isolazionista in nome della Realpolitik.

Si tratta di un esito scontato, prospettato da mesi da diverse dichiarazioni da di stampo “pilatesco” nei confronti del destino dei curdi parte del segretario di Stato Mike Pompeo, la linea del quale ha ormai surclassato quella rappresentata da John Bolton, il quale caldeggiava invece la nascita di una enclave curda in Medio Oriente anche al costo di obbligare gli Stati Uniti ad altri vent’anni di guerra nella regione.

Oltre a un’azione bellica immediata e diretta, Ankara prospetta anche un piano di ristrutturazione demografica dell’area, attraverso l’arabizzazione del confine turco-siriano. Insomma, per sintetizzare il tutto con un meme di cattivo gusto:

Venendo infine alle lamentazioni sui “poveri curdi”: senza voler apparire troppo cinici, ci domandiamo in quale universo sarebbero stato possibile che lo yankee medio accettasse di “morire per il Kurdistan”, cioè in parole povere consentire all’YPG di creare un fortino anarco-socialista in un posto che nemmeno saprebbe identificare su una mappa. Si tratta di un punto evidenziato anche da qualche commentatore conservatore americano come Scott Greer: “Chissà come sarà preoccupano l’americano-tipo di garantire all’YPG la possibilità di realizzare la propria utopia comunista in Siria”.

Questo mi pare sia il fulcro della questione: chi ha voluto credere a tutti i costi al mito della “resistenza curda”, cioè al fatto che i bombardamenti americani a sostegno della guerriglia contro l’Isis esprimessero chissà che vicinanza ideale alla Grande Causa, lo ha fatto con una ingenuità che nel campo delle relazioni internazionali andrebbe messa definitivamente da parte.

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