Novaja Gazeta: Soleimani è stato tradito dai suoi

«Дорогой моджахед Касем Сулеймани»
(Novaja Gazeta, 3 gennaio 2020)

Giovedì scorso all’aeroporto internazionale di Baghdad è stato ucciso il generale Qasem Soleimani, capo della Brigata Santa, unità di d’élite della Guardia rivoluzionaria islamica, incaricato delle operazioni oltrefrontiera. L’assassinio si è verificato in seguito a un triplo attacco missilistico, lanciato da un drone americano sul corteo di auto in cui si muoveva il generale.

Due veicoli sono stati completamente distrutti: una Toyota Avalon e un minibus Hyundai. Otto persone sono rimaste uccise: insieme al generale, anche il capo delle milizie filo-iraniane e altri importanti leader di queste forze, tra i quali il capo del servizio stampa e l’addetto alla logistica, responsabile della sicurezza di Soleimani all’aeroporto.

La “Forza di Mobilitazione Popolare” (la più importante formazione sciita irachena) è finita sulle prime pagine dei giornali occidentali quando il 31 dicembre ha assaltato l’ambasciata americana nella zona verde di Baghdad, per protesta contro “le ingerenze americane negli affari interni dell’Iraq”. Poco prima, il gruppo aveva lanciato un attacco missilistico contro una base militare vicino Kirkuk, uccidendo un soldato. In risposta, gli americani hanno attaccato i loro depositi di armi, facendo strage di militanti. Vale la pena ricordare che queste milizie, su ordine di Soleimani, hanno attaccato anche i manifestanti scesi nelle strade di Baghdad contro la corruzione e le interferenze iraniane negli affari interni dell’Iraq.

Eppure, nonostante la maggior parte delle persone uccise a seguito dell’attacco statunitense sia irachena, non c’è dubbio che il generale Soleimani fosse il vero obiettivo e che il suo omicidio possa esser stato portato al termine solo grazie al tradimento dei suoi più stretti collaboratori: gli americani erano a conoscenza del suo arrivo da Beirut.

S0leimani è un amico personale dell’Ayatollah Ali Khamenei, leader spirituale dell’Iran. La sua morte inasprirà le posizioni di Khamenei, uno degli ultimi fondamentalisti duri e puri, tanto da venir paragonato allo stesso Khomeini, il leader della rivoluzione islamica. Intanto Teheran attraversa un momento difficile (come Baghdad e Beirut): continuano le proteste su larga scala contro la corruzione le ingerenze straniere da parte dei cittadini stanchi di dover subire tutte queste guerre.

Khamenei non ha però intenzione di soprassedere: il leader spirituale ha indetto tre giorni di lutto nazionale, affermando che “la vendetta dell’Iran distruggerà gli Stati Uniti, il cammino di Soleimani non si fermerà con la sua morte, perché il jihad e la resistenza continueranno, anzi si intensificheranno. La fine del nostro caro guerriero è amara, ma il prosieguo della battaglia dopo la sua morte sarà ancora più amara per quelli che lo hanno ucciso”.

Il ministero degli Esteri russo ha espresso le sue condoglianze al popolo iraniano e il timore che l’assassinio di Soleimani comporti un aumento della tensione nella regione. C’è un motivo dietro tale ipotesi: in precedenza, Hossein Salami, vice-capo del Corpo di Guardia Rivoluzionaria Islamica, aveva esplicitamente dichiarato che “l’Iran distruggerà gli Stati Uniti, e i suoi alleati Israele e Arabia Saudita, se varcheranno la linea rossa”. Israele ha prudentemente chiuso la zona turistica vicino al Monte Hermon, al confine con Siria e Libano. E il primo ministro Netanyahu è ritornato in fretta dal suo viaggio in Grecia.

Tuttavia, la fonte di Novaja Gazeta in Hezbollah delinea un diverso sviluppo degli eventi. “Il regime iraniano non ha mai interrotto i negoziati con gli Stati Uniti, nel tentativo di revocare le sanzioni. Tuttavia, questi negoziati hanno trovato un ostacolo quasi insormontabile nel Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche. Il più contrario era proprio Soleimani. Con la sua eliminazione non ci si aspetta una escalation, semmai un proseguimento del cammino di negoziazione. Ci saranno dichiarazioni altisonanti, ma è improbabile che verranno seguite dai fatti”.

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