I servizi tedeschi a Damasco trattano segretamente col regime di Assad

Die geheimen Reisen des BND nach Damaskus
(“Die Welt”, 2 maggio 2016)

Il dittatore siriano è ormai un “fuorilegge”, ma i servizi segreti di tutta Europa cercano di entrare in contatto col suo regime. Anche l’intelligence tedesca si trova da quelle parti: Bashar al-Assad è quindi al contempo nostro nemico e alleato?

È un dilemma. Come trattare con Bashar al-Assad? Un dittatore responsabile della morte di decine di migliaia di persone, che ha massacrato il suo popolo con gas velenosi e bombardamenti a tappeto, che ha costretto milioni di persone a fuggire. La sua caduta è diventata però sempre più improbabile per l’intervento di Mosca e Teheran nella guerra.

La stessa Angela Merkel ha cominciato ad assumere un altro tono pochi mesi fa: “Dobbiamo discutere con tutti i protagonisti, Assad incluso”. Quindi il governo federale è pronto a stringere la mano al despota: quella che sembra un’epocale retromarcia è in realtà un progetto che va avanti da mesi a livello di intelligence. I nostri servizi intrattengono infatti da tempo lunghi colloqui col regime siriano di nascosto dall’opinione pubblica.

Il Bundesnachrichtendienst (BND) mantiene contatti con un totale di 451 servizi segreti in 167 stati. I tedeschi sono apprezzati in tutto il mondo come partner affidabili, dagli americani agli inglesi, dai francesi agli israeliani. Il filo con Damasco è estremamente prezioso per gli agenti tedeschi. La Siria sta vivendo una catastrofe umanitaria. Milioni di persone sono in fuga e nel frattempo Russia, Iran, Arabia Saudita e altri stanno entrando nella guerra civile. Il paese è diventato un centro di addestramento per migliaia di jihadisti.

“Abbiamo bisogno di informazioni affidabili sulle rotte di viaggio”, ha detto il capo del BND Gerhard Schindlerin un discorso nell’ottobre 2014, quando centinaia di jihadisti tedeschi si erano spostati nella regione. “Abbiamo bisogno di informazioni certe sui rimpatriati e su possibili attacchi contro obiettivi occidentali”. Tutto questo “può essere raggiunto solo attraverso la cooperazione con i servizi della regione”. Collaborare significa sia “dare” che “avere”.

I rapporti tra diplomazia tedesca e agenzie di intelligence in Medio Oriente sono tradizionalmente buoni: vi sono contatti non solo con Israele, ma anche con Hezbollah e Hamas. E anche in Siria, dove molti agenti veterani dell’intelligence siriana vennero addirittura addestrati nella RDT.

Dopo gli attacchi dell’11 settembre, il BND ha persino intensificato i contatti con Damasco. Mentre il governo americano ha ufficialmente descritto la Siria come uno “stato canaglia”, i funzionari tedeschi hanno aiutato la CIA a rapire in Siria l’islamista di Amburgo Mohammed Haydar Zammar. Lì fu interrogato in prigione da funzionari dell’Ufficio Federale di Polizia Criminale.

Dopo lo scoppio della guerra civile siriana nel 2011, per qualche tempo ha prevalso il silenzio e l’interruzione di contatti. Assad ha fatto di tutto per isolarsi completamente sul palcoscenico internazionale e l’ambasciata tedesca a Damasco è rimasta di fatto chiusa dalla primavera del 2012. In una situazione del genere, dove la politica si è arresa, la cooperazione dei servizi di intelligence è essenziale, si sussurra nei circoli segreti della sicurezza. Alcuni “canali” dovrebbero essere mantenuti aperti in maniera discreta. “La moralità non è un metro di giudizio”, dice un uomo del BND.

Nella primavera del 2013, quando il giornalista tedesco Armin Wertz fu rapito ad Aleppo, le spie tedesche e siriane riallacciarono i contatti. Secondo quanto riportato dai media, anche lo stesso presidente della BND Schindler avrebbe viaggiato in Siria su un aereo privato (vicenda in verità mai confermata).

Diversi incontri sono già stati organizzati nella sede del BND a Beirut: talvolta convogli di agenti dell’intelligence tedesca si precipitano dal Libano a Damasco. Un interlocutore fidato della Germania dovrebbe essere il generale Ali Mamluk, consigliere per la sicurezza di Assad e coordinatore dei servizi segreti.

Le intenzioni delle delicate missioni sono chiare: i tedeschi vogliono mantenere il loro ruolo privilegiato nella regione. Se i loro soldati sono di stanza lì, vogliono essere in grado di proteggerli. E nel caso liberare i tedeschi rapiti. La priorità, tuttavia, rimane la lotta all’Isis. “Insieme contro i terroristi”, questo lo slogan di Assad per invogliare la comunità internazionale a collaborare. Il dittattore ha consegnato un elenco di 3800 passaporti siriani in bianco ritrovati nelle città di Rakka e Deir ez-Zour. Il pericolo era che i jihadisti potessero usare i documenti per giungere in Europa senza essere identificati.

Gli addetti ai lavori vedono questo gesto come una prova della “serietà” di Assad. Inizialmente, tuttavia, c’era molto scetticismo: qual è la sua intenzione? Cosa potrebbe chiedere in cambio? Tutto ciò è stato discusso nel Centro antiterrorismo congiunto di Berlino-Treptow. Che il dittatore volesse sbarazzarsi di alcuni oppositori “vendendoli” ai servizi europei come terroristi?

Nonostante le preoccupazioni, le forze di sicurezza tedesche hanno deciso di prendere per buone le segnalazioni sui passaporti falsi. Nella primavera del 2015, la polizia federale ha stilato una lista dei jihadisti con passaporto falso a uso interno. I funzionari sapevano che non tutti alle frontiere esterne dell’Europa venivano adeguatamente controllati. E hanno avuto paura.

Il 13 novembre 2015 i terroristi dell’Isis hanno infine ucciso 130 persone a Parigi. Almeno due degli assassini possedevano falsi passaporti siriani. Travestiti da rifugiati, erano venuti in Europa attraverso la Turchia e la Grecia. Ironia della sorte, i documenti che usavano facevano parte della lista consegnata da Assad agli europei…

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