La propaganda sull’immigrazione è controproducente

Probabilmente avrete sentito parlare del giovane maliano Mamoudou Gassama che poche settimane fa in Francia ha scalato una palazzina fino al quarto piano per salvare un bambino. Lo spiderman africano, a Parigi da poco più di sei mesi, è stato ricevuto con tutti gli onori all’Eliseo e ha ottenuto la promessa della cittadinanza e di un lavoro da pompiere direttamente dalle languide labbra di Macron.

E’ la tipica storia che nel migliore dei mondi possibili metterebbe d’accordo tutti, come una pubblicità della Ringo o un film di Steven Spielberg. Tuttavia, nel “mondo reale” (cioè quello modellato da media e social network) l’effetto sortito è stato esattamente l’opposto: in pochi giorni il web francofono è stato inondato di articoli e video complottisti atti a dimostrare che l’eroica azione non è stata altro che una messinscena organizzata dal governo: l’atletico giovanotto sarebbe un soldato “reclutato” durante la missione francese in Mali (e il vicino che lo aiuta un attivista pro-immigrati), il bambino non può essere precipitato dal sesto al quarto piano né può essere rimasto appeso così a lungo alla ringhiera, quindi è  sostenuto da speciali bretelle di sicurezza, oppure è semplicemente un bambolotto, eccetera eccetera (non sono andato troppo giù dans le terrier du lapin).

La paranoia dilagante ha costretto al debunking anche commentatori francesi che non hanno alcuna simpatia per Macron. Il video più completo e divertente è quello che segue, nel quale tra l’altro si traggono conclusioni decisamente condivisibili, in particolare riguardo la spettacolarizzazione di tematiche che  invece meriterebbero un dibattito più razionale e freddo possibile (lo youtuber la definisce “gonzopolitica”, ma un neologismo del genere glielo lasciamo volentieri).

Peraltro l’enfasi posta sull’evento non ha solo aizzato la canea complottista, ma anche critiche più condivisibili nei confronti di Macron, colpevole di aver strumentalizzato la vicenda all’estremo al solo scopo di risollevare la sua popolarità in caduta libera, irritando indirettamente (è il colmo) persino i filo-immigrazionisti, anch’essi convinti si sia trattato di una “messinscena”, ma solo nel senso di una stereotipizzazione dello straniero (o sei un “eroe”, o non meriti nulla).

Insomma, forse tutta questa propaganda attorno all’immigrazione non aiuta; anzi talvolta obbliga a un eccesso di paranoia verso la deriva orwelliana dei mass media, dovuta al loro surreale approccio al fenomeno. Ricordiamo, solo per fare un esempio fra tanti, quando la CNN fu pizzicata a organizzare una falsa protesta di musulmani londinesi contro l’Isis per avere il “fondale adatto” all’ennesimo servizio post-attentato.

A mio modesto parere, visti i livelli di diffidenza a cui siamo giunti, l’unica prassi efficace potrebbe essere quella suggerita negli anni ’70 da Ennio Flaiano nei confronti dei giovani italiani infatuati dal comunismo: fateglielo studiare a scuola, e in poco tempo «sarà odiato e presto dimenticato da tutti». Non dico ovviamente che i media dovrebbero far diventare la xenofobia “materia obbligatoria”, ma se cominciassero a usare meno melassa ed “effetti speciali” sull’immigrazione, forse anche l’atteggiamento dell’opinione pubblica cambierebbe (dal momento che ora la maggioranza di essa li odia per principio).

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