Le bambine possono morire in guerra (ma solo per Hillary)

La storia che Erdoğan avrebbe fatto piangere una bambina augurandole di morire da martire (una mezza bufala, ma non importa), mi ha riportato alla mente una leggendaria “trollata” che i nazisti del Kekinois misero in atto durante la campagna elettorale americana: far credere che uno dei punti fondamentali del programma della Clinton fosse quello di «incoraggiare le donne a registrarsi per il servizio di leva, in vista di possibili operazioni militari che Hillary avrebbe lanciato qualora fosse stata eletta» (“Know Your Meme”).

Gli arditi kekistani divulgarono infiniti manifesti e spot per far apparire il tutto il più credibile possibile, trovando decine di gonzi disposti, seppur controvoglia, ad abboccare. Gli slogan, obiettivamente geniali, ricalcavano alla perfezione tutte le paranoie femministe dell’ultimo decennio, su uno sfondo di donne in mimetica e tombe di soldati: “Preferirei morire in una guerra che vivere nel bigottismo”; “È ora di colmare il combat gap”; “Alla Casa Bianca o sul suolo russo, la lotta per l’uguaglianza non si ferma mai”…

Tra i vari manifesti-burla trovarono spazio anche delle ragazzine (“Now it’s her turn”), il che ci porta a trarre una morale da tutta questa storia: nel mondo immaginario dei media è giusto che le bambine muoiano in guerra per Hillary, ma non per Erdoğan…

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