Mario Draghi al tempo delle Femen: quando il “banchiere fallocrate” venne aggredito da una gattara in erba

Il 15 aprile 2015 tale Josephine Witt (all’anagrafe Josephine Marckmann), squinternata appartenente al gruppo delle Femen, le famigerate ex-escort e gattare in erba arruolate nella cuccagna delle rivoluzioni colorate di inizio anni ’10, irruppe in una conferenza stampa della Banca Centrale Europea per aggredire l’allora presidente Mario Draghi, lanciando addosso coriandoli al grido di “End the ECB Dick-Tatorship” (“Mettiamo fine alla fallocrazia della Bce”, con un gioco di parole tra dictatorship e dick).

Dopo essere stata trascinata fuori e detenuta per un breve periodo (sicuramente troppo poco), Witt ha “rivendicato” la sua azione su Twitter affermando che essa non era associata al collettivo Femen, ma era una sua iniziativa da “attivista freelance” contro il “neoliberismo europeo” e le “disuguaglianze economiche”.

L’effimera carriera della Femen-freelance è costellata di questa forma di vandalismo scollacciato: nel 2013 ha partecipato in una manifestazione contro Putin all’Hannover Messe, poi si è fatta un mese di carcere in Tunisia per protestare contro la detenzione di una Femen locale; nel Natale dello stesso anno ha interrotto la messa nel duomo di Colonia mostrandosi a seno nudo con la scritta “I am God”, evidentemente per scimmiottare l’impresa delle Pussy Riot (ve le ricordate?) nella Cattedrale di Cristo Salvatore di Mosca (per il gesto venne condannata a 1200 euro di multa); nel 2014 è entrata in uno studio della ZDF durante un talk show con ospite Trapattoni, seminuda e con due palloni da calcio disegnati sulle tette per denunciare i lavoratori sfruttati per i Mondiali del 2022 in Qatar.

Infine la tizia, evidentemente per assecondare un ego già ingigantito dalla sua femminilità, ha intrapreso la carriera teatrale cimentandosi in rivisitazioni femministe dei classici (ma non mi dire).

Chiaramente la sua carriera “politica” non avrebbe potuto continuare a lungo, dal momento che questo tipo di attivismo rimane appunto limitato al periodo a cui accennavamo sopra; ora come ora il fenomeno delle “proteste in topless” non riscuoterebbe più altrettanto consenso.

Ricordiamo del resto che il movimento delle Femen nacque dalle ceneri della guerra civile ucraina, o perlomeno acquistò visibilità internazionale per la sua marcata connotazione russofobica e anti-putiniana: demolito dagli scandali e dagli inchieste (la maggior parte delle militanti erano ex-escort profumatamente pagate per ogni azione di protesta e l’organizzazione escludeva in automatico le militanti poco fotogeniche), al giorno d’oggi praticamente non esiste più.

Anche in altri episodi di “militanza a suon di tette” si registra un eguale miscuglio di arrivismo, geopolitica e turbe post-adolescenziali: torna alla mente il caso di Aliaa Magda Elmahdy, femminista egiziana che cercò di importare il fenomeno nel suo Paese sull’onda delle primavere arabe, fu presa contropiede dall’ascesa dei Fratelli Musulmani, emigrò in Svezia e infine sparì dagli schermi una volta che il golpe militare riportò la “normalità” al Cairo. Si evidenzia, senza malizia (si fa per dire), che nel 2011 a sostegno della lotta della Elmhady contro il “conservatorismo islamico” si fecero avanti anche quaranta femministe israeliane che si denudarono in un cortese omaggio all’attivista.

In Italia di tutto questo giunse ben poco: resta negli annali una grottesca contestazione a Silvio Berlusconi (“Facciamogliela pagare con un paio di tette sbattute in faccia!”) e nulla più, se non qualche imitazione collaterale legata a quella congiuntura politico-economica che sembra ripetersi con il ritorno dei democratici a Washington (governi tecnici, guerre civili attorno all’Europa, insistenza sull’identitarismo sessuale ecc). Ci sovviene il sobrio spogliarello di una consigliera del PdL (l’allora partito di Berlusconi, manco a farlo apposta) di Calenzano (Firenze) contro la prima manovra “lacrime e sangue” del governo Monti.

Per concludere tornando all’aggressione a Draghi, il nostro Mario riprese la conferenza con il solito aplomb. E tra poco diventerà l’ennesimo grigio tecnocrate della stagione politica più mediocre del Bel Paese: tutto sommato, una carriera non più dignitosa di quella dell’attricetta mancata che lo ha contestato.

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