Voci controcorrente sulla guerra in Ucraina: Peter Hitchens, George Galloway, John Mearsheimer e Tariq Ali

Peter Hitchens, intellettuale paleoconservatore britannico, ricordando sul Daily Mail del 5 marzo 2022 una sua visita a Sebastopoli risalente al 2010, afferma che gli ucraini avevano cominciato già all’epoca a “comportarsi stupidamente”, riducendo il russo una lingua di seconda classe e promuovendo l’eroe nazionale Stepan Bandera, considerato da Mosca “un terrorista”.

All’epoca, ricorda Hitchens, “scrissi che gli abitanti della Crimea e del Donbass speravano in un futuro come russi. Ho pensato che se l’Ucraina voleva essere uno stato basato su un intransigente nazionalismo etnico, allora sarebbe stato necessario un accordo pacifico con la sua minoranza russa”. Per quelle parole afferma di esser stato trattato come un sovversivo e di aver ricevuto le viete accuse di essere pagato da Mosca.

Hitchens però non teme gli insulti e rincara la dose: “Mi rifiuto di unirmi all’isteria bellica che ora attanaglia il Paese [scil. l’Inghilterra]. Ho sentito un parlamentare chiedere la deportazione di tutti -tutti!- i russi dalla Gran Bretagna. Ho sentito dei pazzi chiedere una no-fly zone. Se ottenessero quel che vogliono ci sarebbe immediatamente una tremenda guerra europea. Sospetto che non sappiano nemmeno cosa stanno evocando. Potete per favore fermare questa passerella di ipocrisia?”.

L’intellettuale conclude con parole ancora più dure:

«So che l’attuale governo ucraino, adesso considerato quasi sacro, è stato creato da un putsch mafioso apertamente sostenuto dagli Stati Uniti nel 2014. So che il tanto ammirato presidente Zelenskij nel febbraio 2021 ha chiuso tre emittenti televisive dell’opposizione per motivi di sicurezza nazionale. So che l’anno scorso il politico dell’opposizione Viktor Medvedchuk è stato messo agli arresti domiciliari con l’accusa di tradimento. Non è il genere di cose che fa Putin? […] Trovo anche imbarazzante che, quando Gran Bretagna e Stati Uniti hanno giustamente condannato l’invasione illegale di Putin di un paese sovrano, sembrano aver dimenticato di avergli dato l’idea con l’invasione dell’Iraq nel 2003. […] Sono stanco di sentirmi ripetere che la Nato è un’alleanza puramente difensiva quando è noto che abbia bombardato la Serbia nel 1999, uccidendo civili, anche se la Serbia non aveva attaccato alcun membro della Nato. Inoltre, non ricordo che la Libia avesse attaccato un membro della Nato prima che l’alleanza “difensiva” iniziasse a bombardare Tripoli uccidendo anche civili, bambini compresi, e trasformasse il Paese in una polveriera».

“La classe operaia dell’Europa e del Nord America pagherà il prezzo della folle missione suicida della NATO contro la Russia”, ha twittato George Galloway, noto parlamentare britannico, che il social network ha già bollato come “Russia state-affiliated media” (sic). Il politico ex-laburista il 17 marzo 2022 ha rilasciato un’intervista al cinese Global Times nel quale ha affermato che gli Stati Uniti sono “pronti a combattere fino all’ultima goccia di sangue ucraino, cioè fino all’ultima goccia di sangue europeo” e che l’aumento dei costi dell’energia si ripercuoterà a valanga sulle classi subalterne occidentali; Galloway ha anche commentato la faccenda delle sanzioni contro il gas russo:

«Una delle grandi ironie è che il Nord Stream 2 è stato effettivamente bloccato dal governo degli Stati Uniti, sebbene appartenga a Germania e Russia. Ora, noi europei dipendiamo dal gas russo che arriva ancora attraverso i gasdotti in Ucraina. La Russia sta ancora pagando l’affitto all’Ucraina per i gasdotti che portano quel gas in Europa, che lo sta ancora acquistando. Ecco perché dico che è una missione suicida per l’Occidente, perché anche se col tempo l’Europa potrà sostituire il gas russo, lo farà a un prezzo quasi esponenzialmente più alto».

Infine il parlamentare britannico ha invocato l’accettazione delle richieste (“minime”) della Russia per evitare la guerra nucleare, concludendo in tal modo:

«La domanda è: Zelenskij è libero di accettare queste richieste minime? È libero dalla pressione degli Stati Uniti? È libero dalla paura di essere impiccato dai battaglioni nazisti e dai settori di estrema destra dell’esercito e della società civile ucraina? Questa è una domanda aperta».

John Mearsheimer, altro intellettuale paleoconservatore, autore del celebre La lobby israeliana e la politica estera degli Stati Uniti, sull’Economist del 19 marzo 2022 ha invitato a “trovare un modo per porre termine a questo conflitto”, tenendo presente che “l’Occidente, e in particolare l’America, sono i principali responsabili della crisi iniziata nel febbraio 2014”:

«La causa principale è che l’Ucraina stava diventando un membro de facto della NATO. Il processo è iniziato nel dicembre 2017, quando l’amministrazione Trump ha deciso di vendere a Kiev “armi difensive”. Ciò che viene considerato “difensivo” non è certo chiaro, e queste armi sono apparse certamente offensive per Mosca e i suoi alleati nella regione del Donbass. Altri paesi della NATO sono intervenuti, inviando armi all’Ucraina, addestrando le sue forze armate e consentendole di partecipare a esercitazioni aeree e navali congiunte. Nel luglio 2021, l’Ucraina e l’America hanno ospitato insieme un’importante esercitazione navale nella regione del Mar Nero che ha coinvolto 32 paesi. L’operazione Sea Breeze ha quasi costretto la Russia a colpire un cacciatorpediniere navale britannico entrato deliberatamente in quelle che la Russia considera le proprie acque territoriali.
[…] Questa interpretazione degli eventi è in contrasto con il mantra prevalente in Occidente, che dipinge l’espansione della NATO come irrilevante per la crisi ucraina, addossando tutta la responsabilità agli obiettivi espansionistici di Putin.
[…] La mia ricostruzione delle cause del conflitto non dovrebbe essere controversa, dato che molti eminenti esperti di politica estera americani hanno messo in guardia contro l’espansione della NATO dalla fine degli anni ’90. Il segretario alla Difesa americano ai tempi del vertice di Bucarest, Robert Gates, ha riconosciuto che “cercare di portare Georgia e Ucraina nella NATO è davvero esagerato”. In effetti, a quel vertice, sia la cancelliera tedesca, Angela Merkel, sia il presidente francese, Nicolas Sarkozy, si opposero a procedere sull’adesione alla NATO per l’Ucraina perché temevano che avrebbe fatto infuriare la Russia».

Citiamo infine, per par condicio, l’intellettuale progressista Tariq Ali, che seppur contrario al “tentativo temerario” di Putin, ha ridicolizzato su Democracy Now (9 marzo 2022) la richiesta del Presidente ucraino di una no fly zone (“In questo momento potrebbe portare a una colossale escalation della guerra e forse all’uso di armi nucleari”) e ha affermato che “non possiamo dissociare completamente l’invasione dalle politiche aggressive della NATO negli ultimi decenni”.

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