Giacomo Leopardi rifiutò le avances di una ammiratrice

(Leopardi secondo il Faccioli, 1883)

GIACOMO LEOPARDI AVEVA UNA SPASIMANTE! È una notizia talmente eccezionale che persino l’ANSA si sentì in dovere di inserirla, una ventina d’anni fa, tra le breaking news: (Leopardi, dama invaghita del Poeta…, 17 marzo 1998):

«Non ci sono solo amori sfortunati o immaginari nella vita di Giacomo Leopardi: c’è anche una dama stregata dal suo fascino intellettuale, dal poeta non ricambiata ma evitata, quando si rese conto dei suoi sentimenti versi di lui. Una dama, conosciuta nel 1827 durante il primo soggiorno a Firenze, che per comprendere meglio il difficile carattere dell’uomo che stimava oltremodo decise di recarsi a Recanati in cerca di risposte. Si chiamava Carlotta Lenzoni de’ Medici, nome noto ai biografi di Leopardi, ma il cui interessamento verso l’autore delle Operette morali viene illuminato dalla scoperte di sei lettere inedite pubblicate sul nuovo numero del periodico La rassegna della letteratura italiana.
Rinvenute nella Biblioteca Nazionale di Napoli dalla ricercatrice Elisabetta Benucci, le missive della Lenzoni de’ Medici sono indirizzate ad Antonio Ranieri, l’intimo amico di Leopardi, e scritte in un periodo che va dal 1833 al ’37, gli anni del suo ritiro napoletano. Il primo documento mostra l’ansia di Carlotta per l’imminente viaggio verso Napoli dei due amici e il timore di non poter salutare il Poeta per l’ultima volta: “Salutate Leopardi, e diteli che non lo perdonerò, se parte, senza che lo riveda”.
In una lettera successiva la Lenzoni si mostrava contenta delle notizie che giungevano da amici comuni, secondo le quali la permanenza in una diversa città aveva giovato alla salute del Leopardi e ringraziava Ranieri dell’affetto incondizionato che riservava all’amico: “Sono anche contenta che il soggiorno a Napoli vadia ad esservi più piacevole, vorrei che fosse lo stesso per Leopardi. […] Mi sembra quasi un destino che i grandi ingegni debbino essere nocivi a se stessi per causa di stravaganza a rapporto alla salute? Io vi lodo sempre di più per la costante amicizia che li dimostrate, fateli i miei saluti, e dateli le mie nuove le quali per riguardo alla salute ad onta del pessimo tempo che abbiamo sono ottime”».

In un’altra lettera datata 30 ottobre 1834, la Lenzoni racconta a Ranieri di aver fatto “un giro nelle Marche” passando per Recanati, e di essersi invaghita pure del natio borgo selvaggio: «Dite a Leopardi, che non ho veduto un Paese più gradevole, e ne ho avute tali informazioni che veramente ha ragione di non poter amare la sua Patria?».

Busto di Carlotta de’ Medici Lenzoni (Pietro Tenerani)

Carlotta de’ Medici Lenzoni era l’ultima discendente del ramo dei Medici di “Lungarno”. In una rivista del 1840 è celebrata come una delle più grandi mecenatesse del tempo per aver restaurato l’antica abitazione del Boccaccio:

“Non vi pare dunque che la marchesa Lenzoni meriti l’ammirazione e la gratitudine universale? Chè, senza di lei, questa casa in procinto di rovinare sarebbe finita o sconciata in diverso modo. E non è punto superstizione il conservare e onorare ciò che una volta appartenne agli uomini celebri; chè, quando anche non fosse di stimolo al bene, valé certamente a sollevare l’animo e consolarci nelle miserie di questa vita”.

Un blog insinua che “il poeta rimase indifferente a quell’amore forse perché il suo animo era troppo afflitto dalla precedente delusione d’amore e forse anche per le sue precarie condizioni di salute”. Già, già, mica che quel vecchio volpino non volesse invece ipergamare. Le vicende sono note: respinto da Fanny Targioni Tozzetti, il Poeta ne trasse la conclusione (Aspasia) che le donne hanno il cervello troppo piccolo (“angusta fronte”) per essere in grado di amare come fanno gli uomini.

A quella eccelsa imago
sorge di rado il femminile ingegno;
e ciò che inspira ai generosi amanti
la sua stessa beltà, donna non pensa,
né comprender potria. Non cape in quelle
anguste fronti ugual concetto. E male
al vivo sfolgorar di quegli sguardi
spera l’uomo ingannato, e mal richiede
sensi profondi, sconosciuti, e molto
più che virili, in chi dell’uomo al tutto
da natura è minor. Che se più molli
e più tenui le membra, essa la mente
men capace e men forte anco riceve.

Essendo minorate (“minori”) per natura, le femmine non sono in grado di afferrare lo “smisurato amor”, gli “affanni intensi”, gli “indicibili moti” e “deliri” che soggiogano chi a loro è superiore (i maschi, appunto).

Ok, ma non è che alla fine era tutta questione di aspetto? Ché magari la signorina Medici poteva cantare, come Saffo, che “virtù non luce in disadorno ammanto”, mentre la Targioni Tozzetti aveva comunque il bel faccino su cui morire di figa poetare.

Certo è un bel dilemma. Leopardi fakecel? Il dibattito è aperto, anche se un dato certo è che chi aumenta il proprio status, indipendentemente dal genere, poi vuole ipergamare, e non c’è affinità di intelletti e anime che tenga (anche perché se non c’è stata per il Poeta, come si potrebbe pretendere da noi nullità?).

Un commento su “Giacomo Leopardi rifiutò le avances di una ammiratrice

  1. Non sapremo mai dare una risposta a questo problema. Non è che la spasimante, oltre a non essere bellissima, rompeva pure esageratamente i coglioni? Non è che uno è incel, ma poi se capita un bidone del vetro di sesso femminile che lo desidera gli si deve concedere in tutti i casi, pena l’essere additato come fakecel dagli altri incel, ed essere quindi un emarginato tra gli emarginati? E’ anche vero che non bisogna essere troppo schizzinosi, però anche passare dal fare una vitaccia senza una donna, a rovinarsela del tutto a causa di una donna in particolare non mi sembra un colpo di genio.

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