“Il cielo stellato sopra di me, e i ne*ri che puzzano lontano da me” (Immanuel Kant)

«Questo libro è un prodotto del suo tempo e non rispecchia i valori che dovrebbe nel caso venisse scritto al giorno d’oggi. I genitori, prima di far leggere questo classico, dovrebbero discutere con i loro figli sul modo in cui le opinioni a proposito di razza, genere, sessualità, etnicità e relazioni interpersonali sono cambiate da quando il libro è stato scritto»

Il nihil obstat post-moderno che questo editore americano ha voluto apporre alle Critiche di Immanuel Kant (non è un fake, lo stesso l’ha fatto anche con la Costituzione americana) in realtà va a colpire l’opera meno “compromettente” del filosofo nell’ottica del politicamente corretto attuale. Prima verrebbero infatti le Lezioni di etica omofobe e maschiliste, ma ancor di più l’infelicissimo scritto Delle diverse razze di uomini (1775) del quale riporto un passaggio nella versione originale e in traduzione italiana (‎Scritti di storia, politica e diritto, cur. F. Gonnelli, Laterza, Roma-Bari, 1995). Non dico che certe “note di colore” (è proprio il caso di dirlo) dovrebbero portarci a dar ragione a decostruzionisti e teorico-critici vari (lasciando persino da parte quando il genio prussiano scrisse degli ebrei!), ma in tal caso forse il colophon di cui sopra avrebbe un minimo di validità (seppure non universale).

„Die größte feuchte Hitze des warmen Klima muß hingegen an einem Volke, das darin alt genug geworden, um seinem Boden völlig anzuarten, Wirkungen zeigen, die den vorigen gar sehr entgegengesetzt sind. Es wird gerade das Widerspiel der kalmuckischen Bildung erzeugt werden. Der Wuchs der schwammichten Theile des Körpers mußte in einem heißen und feuchten Klima zunehmen; daher eine dicke Stülpnase und Wurstlippen. Die Haut mußte geölt sein, nicht bloß um die zu starke Ausdünstung zu mäßigen, sondern die schädliche Einsaugung der fäulichten Feuchtigkeiten der Luft zu verhüten. Der Überfluß der Eisentheilchen, die sonst in jedem Menschenblute angetroffen werden und hier durch die Ausdünstung des phosphorischen Sauren (wornach alle Neger stinken) in der netzförmigen Substanz gefällt worden, verursacht die durch das Oberhäutchen durchscheinende Schwärze, und der starke Eisengehalt im Blute scheint auch nöthig zu sein, um der Erschlaffung aller Theile vorzubeugen. Das Öl der Haut, welches den zum Haareswuchs erforderlichen Nahrungsschleim schwächt, verstattete kaum die Erzeugung einer den Kopf bedeckenden Wolle. Übrigens ist feuchte Wärme dem starken Wuchs der Thiere überhaupt beförderlich, und kurz, es entspringt der Neger, der seinem Klima wohl angemessen, nämlich stark, fleischig, gelenk, aber unter der reichlichen Versorgung seines Mutterlandes faul, weichlich und tändelnd ist.“

«[…] Viceversa l’estremo calore umido del clima caldo su un popolo che vi sia divenuto antico abbastanza da conformarsi completamente al proprio territorio, deve mostrare effetti del tutto opposti. Si produrrà l’esatto contrario della formazione calmucca. In un clima caldo e umido la crescita delle parti spugnose del corpo doveva accentuarsi; di qui il naso largo e le labbra spesse. La pelle doveva essere grassa, non soltanto per moderare l’eccessiva traspirazione, ma per evitare il nocivo assorbimento delle più malsane umidità dell’aria. L’eccesso di particelle ferrose, che si trovano del resto in qualsiasi sangue umano, e che qui, attraverso la traspirazione dell’acido fosforico (ciò per cui i negri puzzano), vengono precipitate nella sostanza reticolare, causa il nero che traspare attraverso l’epidermide, e il forte contenuto ferroso del sangue sembra anche necessario a prevenire l’infiacchimento di tutte le membra. Il grasso della pelle, che indebolisce le secrezioni nutritive necessarie alla crescita dei peli, permetteva soltanto la formazione di una lanugine che ricopre il capo. Inoltre il caldo umido è generalmente favorevole ad una forte crescita degli animali e, in breve, ne viene il negro, che è ben adattato al suo clima, cioè forte, muscoloso, agile, ma, a causa dell’abbondanza di prodotti naturali della sua madreterra, pigro, molle e indolente».

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