“La vera minaccia all’Unione Europea è la Spagna, non la Russia” (Newsweek)

Spain is the EU’s Biggest Threat, Not Russia
(Newsweek, 1 marzo 2021)

Il rapporto della Spagna con la democrazia è complicato. Mentre viene arrestato il rapper Pablo Hasél per aver esercitato il suo diritto alla libertà di espressione, la Russia ha umiliato l’Unione Europea stigmatizzando la prolungata detenzione di prigionieri politici catalani nel Paese.

La Catalogna, regione autonoma nel nord-est della Spagna, è stata scossa da violente repressioni di manifestanti a seguito di un referendum sull’indipendenza dell’ottobre 2017. Almeno 800 persone, molte anziane, sono state picchiate dagli agenti di polizia spagnoli mentre cercavano pacificamente di votare. Le immagini sono circolate online, il che ha provocato indignazione da parte di diverse organizzazioni per i diritti umani, nonostante il silenzio delle istituzioni europee.

Da allora, nove politici catalani di alto profilo sono stati accusati di sedizione e sono stati condannati e imprigionati. Altri sono stati costretti all’esilio, come l’ex presidente Carles Puigdemont, che come eurodeputato eletto ha accusato l’Unione Europea di ipocrisia.

In un tweet, il leader catalano ha detto che

“lo Stato spagnolo ha contribuito al deterioramento dell’immagine internazionale dell’UE. Pertanto, quando difendiamo i diritti fondamentali dei catalani, stiamo anche difendendo i diritti fondamentali degli europei e la reputazione dell’UE, danneggiata dalla deriva spagnola. Quando se ne accorgeranno?”

L’eurodeputato catalano Toni Comín, in esilio politico, ha affermato in un discorso al Parlamento europeo che “la Spagna sta portando l’UE al disastro, e lei ne è il volto, signor Josep Borrell”.

Diversi attivisti spagnoli sono stati arrestati per aver espresso la loro opinione e spiati illegalmente dai servizi segreti spagnoli. Anche gli artisti sono perseguitati: i rapper Valtònyc e Pablo Hasél lo possono attestare. Entrambi sono stati condannati dai tribunali spagnoli per aver cantato contro la monarchia e -presumibilmente- incitato alla violenza e al terrorismo, accusa divenuta comune in Spagna, utilizzata per censurare i critici del regime. Anche un altro rapper, Elgio, è stato condannato per sei mesi, sempre per istigazione al terrorismo.

Le proteste sono scoppiate in tutta la Spagna, soppresse dalla violenza della polizia contro le persone che chiedevano libertà. È ironico che uno dei giudici responsabili della condanna di Hasél, Nicolás Poveda, negli anni ’70 sia stato candidato per la Falange.

Tutto questo di fronte al totale silenzio dell’Unione europea, che non si è nemmeno preoccupata di smentire le accuse delle autorità spagnole nei confronti della Russia, secondo le quali Putin avrebbe presumibilmente offerto 10.000 soldati a Puigdemont per invadere la Catalogna e proclamarne l’indipendenza.

Contro tutte le raccomandazioni a non farlo, il capo della politica estera europea Josep Borrell ha visitato la Russia per discutere delle persecuzione nei confronti degli oppositori. Alcuni membri dell’UE, in particolare la Polonia e gli Stati baltici, non hanno approvato questo tentativo  di avviare un dialogo costruttivo con Mosca. Il ministro degli Esteri Lavrov ha respinto le accuse dell’UE sul caso Navalny, ricordando che anche all’interno dei suoi stessi confini vengono arrestati politici per le proprie opinioni.

Mosca ha inoltre espulso tre diplomatici dell’UE durante la visita di Borrell: un chiaro messaggio che non avrebbe accettato le critiche. Dopo la disastrosa visita, una settantina eurodeputati hanno invocato le dimissioni di Borrell, accusandolo di aver causato gravi danni alla reputazione dell’UE.

La continua persecuzione degli attivisti catalani in effetti non fa bene alla morale democratica dell’Unione. La politica estera europea ha strumenti limitati e dipende in gran parte dal consenso generale dei suoi membri: la situazione non può che essere ancora più complicata se uno di questi Stati non aderisce ai principi democratici predicati dall’Unione.

La commissione ONU sulla tortura, Amnesty International e l’Organizzazione mondiale contro la tortura hanno criticato Madrid per il suo atteggiamento nei confronti delle minoranze.

Borrell, che è catalano, ha sempre difeso gli interessi della Spagna, e nonostante si è trovato impreparato di fronte alle provocazioni di Lavrov, non avrebbe potuto comunque controbattere efficacemente a causa del silenzio dell’UE di fronte alla repressione dei catalani, una macchia che appunto Paesi come la Russia intendono sfruttare. La sua visita ha dimostrato l’ipocrisia dell’UE nel puntare il dito contro Mosca: come può l’UE criticare Putin per le persecuzioni degli oppositori, quando Madrid fa la stessa cosa con gli attivisti pro-democrazia e indipendentisti catalani?

L’UE ha molto da fare al suo interno prima di pretendere democrazia dai suoi vicini, anche se il coinvolgimento costruttivo della Russia dovrebbe essere una delle sue principali preoccupazioni. Ma a meno che l’Europa non sia in grado di affrontare le violazioni dei diritti umani da parte delle autorità spagnole, la sua politica estera rimarrà paralizzata. Questo status quo instabile consente anche ad altri paesi, in particolare la Cina, di considerare le ingiustizie dell’UE come un lasciapassare per la repressione a Hong Kong e nello Xinjiang contro gli uiguri.

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