Manchester: l’antirazzismo ha impedito di sventare un attentato

L’attentatore suicida Salman Abedi si reca dalla stazione di Vitoria verso la Manchester Arena (22 maggio 2017)

Un addetto alla sicurezza al concerto di Ariana Grande del 2017, in cui sono morte 22 persone e 800 sono rimaste ferite in seguito a un attentato, ha ammesso di aver avuto un “brutto presentimento” nei confronti dell’attentatore suicida (Salman Abedi) pochi minuti prima dell’attacco, ma di non aver fatto nulla perché temeva di essere etichettato come razzista.

A Kyle Lawler, allora 18enne (e pagato solo 5 dollari e mezzo l’ora), era stato segnalato un tizio dall’aria sospetta appostato vicino a un’uscita della Manchester Arena con una grande borsa e con abiti pesanti indosso in una calda notte di maggio. Mentre assieme a un collega teneva d’occhio l’aspirante kamikaze 22enne, Lawler aveva notato Abedi “innervosirsi” improvvisamente: “Avevo un brutto presentimento… sentivo che c’era qualcosa che non andava”, ha dichiarato durante l’indagine pubblica, ammettendo che si sentiva “combattuto” perché pensava che Abedi “non c’entrasse nulla  con quel posto”.

“Non ero sicuro di cosa fare. È molto difficile identificare un terrorista. Non volevo che qualcuno pensasse che lo stessi giudicando in base alla razza”. Per “timore di sbagliare”, Lawler non ha contattato i suoi superiori e alla fine ha iniziato a “farsi prendere dal panico” perché era sicuro che Abedi non fosse lì per assistere al concerto: “Avevo paura di sbagliare e di essere etichettato come razzista… Volevo fare le cose per bene, non reagire in modo eccessivo e dare l’impressione che stessi giudicando in base alla razza”.

La guardia ha anche ammesso di essersi inventato di aver cercato di fermare l’attentatore pochi istanti prima dell’esplosione, perché si sentiva “in colpa” per non aver dato l’allarme.

In precedenza, un altro testimone oculare aveva segnalato il comportamento sospetto di Abedi a una guardia di sicurezza (tale Mohammad Agha) almeno quindici minuti prima che si facesse saltare in aria, riferendo di esser stato letteralmente snobbato: “Agha ha discusso del problema col suo collega Kyle Lawler dieci minuti prima che la bomba esplodesse, ma né la sicurezza né nessun altro è stato allertato” tra le 22:14 e le 22:31 di quella sera.

Un’altra testimone nei giorni successivi all’attacco aveva rivelato di aver denunciato alla sicurezza una donna che si comportava in modo sospetto “ridendo soddisfatta tra sé e sé mentre assisteva all’attentato”, senza che nessuno si preoccupasse di fermarla.

Salman Abedi era nato a Manchester nel 1994 da genitori di origine libica che nel 2011 erano tornati a Tripoli per combattere contro Gheddafi. Nel 2014, ancora diciannovenne, aveva deciso raggiungerli, ma nell’infuriare della guerra civile fu costretto a imbarcarsi su una nave della Marina Reale giunta appositamente nel porto di Tripoli per evacuare un centinaio di cittadini britannici. Abedi era noto sia alle forze dell’ordine come appartenente a diverse gang londinesi, sia ai servizi segreti in seguito alla sua radicalizzazione. Anche i motivi per cui non è stato fermato prima dell’attentato suicida potrebbero avere a che fare con le ammissioni della guardia di sicurezza?

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