L’Australia non può accogliere rifugiati bianchi

Nel marzo scorso il Ministro degli interni australiano Peter Dutton del Partito Liberale (formazione di centro-destra) aveva proposto dei visti umanitari per i contadini bianchi sudafricani minacciati dall’esproprio collettivo delle loro terre, sul modello di quelli già concessi a iracheni e siriani.

La reazione del governo della Repubblica Sudafricana è stata ai limiti dell’isterismo, anche se il leader del partito di opposizione di estrema sinistra (lo stesso che ha avanzato la proposta di “incameramento” delle terre dei boeri) ha indirettamente dimostrato la concretezza delle preoccupazioni di Dutton, invitando i contadini “razzisti” a lasciare pure le loro proprietà e trasferirsi in Australia.

Purtroppo la proposta è stata bocciata dagli stessi compagni di partito del Ministro, che in generale non l’ha molto presa bene (“Per me siete come morti”, ha detto all’opposizione di sinistra), soprattutto perché, nonostante anche le associazioni di afrikaner non l’abbiano accolta con entusiasmo (per il semplice motivo che non vogliono lasciare il loro paese), in ogni caso secondo il Ministero degli Interni ci sarebbero almeno 200 sudafricani da mesi “in coda” per ottenere questo benedetto visto umanitario.

L’Australia (assieme alla Nuova Zelanda) peraltro a partire dal 1994 ospita una grande comunità di immigrati sudafricani, fuggiti dal paese per le persecuzioni e l’alto tasso di criminalità

Ovviamente Dutton è stato massacrato dalla stampa nazionale e internazionale: il “Sydney Morning Herald” ha tirato in ballo i soliti hacker russi, mentre un giornalista dell’Economist si è rivolto direttamente al Ministro accusandolo di “razzismo” («È vergognosamente razzista. L’Australia trattiene per anni richiedenti asilo autentici ma apre le braccia a un branco di bianchi che non subisce alcuna persecuzione»).

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