Mike Pence, il nostro agente a Washington

Mike Pence sarà il più potente suprematista cristiano
nella storia degli Stati Uniti
(Jeremy Scahill, Mike Pence Will Be the Most Powerful Christian Supremacist in U.S. History, “The Intercept”, 15 novembre 2016)

«L’elezione di Donald Trump ha causato un’ondata di shock emotivo negli animi delle persone compassionevoli di tutta l’America e del mondo. L’orrore che un candidato con un programma apertamente bigotto, minaccioso verso gli immigrati mussulmani e sfacciatamente misogino sarà presto Presidente sta lentamente prendendo forma. Trump ha nominato un nazionalista bianco, Steve Bannon, come capo stratega della Casa Bianca (prontamente celebrato dal Partito nazista americano e dal Ku Klux Klan): costui e altri possibili estremisti, come John Bolton (un neocon che crede che gli Stati Uniti dovrebbero “bombardare l’Iran”), oltre all’autoritario Rudy Giuliani, vengono ora giustamente sottoposti a una disanima pubblica.

Al contrario, il vicepresidente entrante, Mike Pence, non ha suscitato la stessa reazione: addirittura viene dipinto come un uomo ragionevole, un “contrappeso” a Trump e un “ponte con l’establishment”. Ci sono però tutte le ragioni per considerarlo un fenomeno ancora più terrificante dello Presidente stesso.

L’ascesa di Pence alla seconda posizione più potente nel governo degli Stati Uniti è uno strepitoso golpe della destra religiosa radicale. Pence, assieme ai suoi compari “suprematisti cristiani”, non sarebbero stati in grado di arrivare alla Casa Bianca da soli: Trump per loro è stato come una manna dal cielo. “Potrebbe non essere il nostro candidato preferito, ma ciò non significa che non possa essere il candidato di Dio”, ha detto David Barton, importante attivista della destra cristiana e presidente di Wall Builders, organizzazione dedicata a far pressione sul governo degli Stati Uniti affinché promuova i “valori biblici”. In giugno, Barton ha profetizzato: “Potremmo guardare indietro tra qualche anno e dire, ‘Wow, Trump ha fatto davvero alcune cose che nessuno di noi si aspettava’”.

Trump è un cavallo di Troia per una cabala di zeloti che hanno a lungo auspicato una teocrazia cristiana estremista, e Pence è uno dei suoi guerrieri più apprezzati. Con il controllo repubblicano della Camera e del Senato e la prospettiva di inclinare drasticamente l’equilibrio della Corte Suprema verso l’estrema destra, l’amministrazione entrante avrà una possibilità reale di portare il fuoco e le fiamme del “secondo avvento” a Washington.

“Il loro nemico è la laicità. Vogliono un governo guidato da Dio, a loro parere l’unico legittimo”, sostiene Jeff Sharlet, autore di due libri sulla destra radicale. “Quindi quando parlano di business, non parlano di qualcosa di separato dal divino, ma stanno parlando di quello che, negli ambienti di Mike Pence, si chiamerebbe capitalismo biblico, l’idea che questo sistema economico sia ordinato da Dio”.

[…] Le implicazioni di una vicepresidenza Pence sono vaste. Pence combina gli aspetti più inquietanti della visione del mondo di Dick Cheney con la convinzione che i romanzi di Tim LaHaye sul “rapimento” non siano pura invenzione, ma oracoli.
Il modo in cui il Partito Repubblicano ha imposto Pence a Trump è senza dubbio una vicenda intrigante, che si spera un giorno venga rivelata. Ovviamente Pence serviva a Trump per accattivarsi gli elettori evangelici e l’establishment repubblicano, ma tale scelta fa presagire un’apocalisse governativa. Mentre Trump ha di fatto cambiato idea su diversi questioni (aborto, immigrazione, guerra, assistenza sanitaria…) Pence in politica è rimasto un accanito sostenitore del jihadcristiano, senza mai vacillare nel suo militarismo da America First, nella criminalizzazione dell’aborto e nell’avversione totale verso i gay (a meno che questi non vadano in cura per “cambiare le loro abitudini sessuali”, un’iniziativa che Pence ha suggerito al governo di finanziare).

Pence ha proposto di rendere permanente il Patriot Act e vietare per legge il rogo di bandiere americane. [….] Egli vorrebbe anche prolungare l’apertura di Guantanamo o, come ha detto Trump, “riempirla fino all’orlo”. […] Riguardo all’Iran, ha affermato di preferire l’isolamento economico alla guerra. Tuttavia, se Israele dovesse decidere di attaccare preventivamente gli impianti nucleari iraniani, allora a suo parere “il mondo dovrebbe sapere che l’America starà sempre con Israele” (come ha dichiarato nel 2010). […] Pence è convinto che l’islam radicale sia identico al “malefico impero sovietico”, perciò ha promesso che assieme a Trump avrà il coraggio di “chiamare il nemico col suo nome” e di “utilizzare le risorse della nostra nazione per distruggerlo assieme ai nostri alleati, prima che diventi una seria minaccia”.

Come governatore dell’Indiana, Pence ha firmato una legge che richiede che il tessuto fetale degli aborti venga sepolto o cremato, facendo del suo Stato uno dei più medievali nell’approccio ai diritti riproduttivi. La legge sulla sepoltura del feto, che secondo Pence avrebbe “assicurato un trattamento finale dignitoso del non-nato”, fu sospesa all’ultimo momento da un giudice federale, il quale disse che era incostituzionale. Pence è stato in prima linea nel movimento per togliere i fondi statali alla Planned Parenthood. “La sentenza Roe v. Wade finirà nel cestino della storia”, ha promesso. È per questo che da tempo tenta di far applicare le protezioni del 14° Emendamento ai feti, sostenendo che dovrebbero essere dichiarate persone. Al Congresso, egli ha votato per punire penalmente i medici che praticano aborti a lungo termine, tranne nei casi in cui la vita della donna sia in pericolo. Secondo quella legge, un medico che “uccide un feto umano” rischia fino a due anni di prigione.

Pence si è anche opposto agli sforzi per estendere le leggi sugli hate crime agli attacchi contro le persone LGBT e ha cercato di bloccare i finanziamenti federali per le terapie contro l’HIV, a meno che non includessero l’obbligo di contrastare le relazioni gay; è inoltre contrario alla presenza di individui non eterosessuali nell’esercito: “L’omosessualità è incompatibile con il servizio militare perché la presenza di omosessuali nei ranghi indebolisce la coesione unitaria”.
Pence crede che “l’unico sesso sicuro … sia il non fare sesso”, e una volta (falsamente) ha affermato alla CNN che “i preservativi sono una protezione molto, molto scarsa contro le malattie sessualmente trasmissibili”.

[…] L’attuale vicepresidente è cresciuto con un’educazione cattolica in una famiglia democratica fedele a Kennedy, ma è diventato un evangelico dopo aver assistito a un festival di musica cristiana nel Kentucky quando frequentava il college. Ora si autodefinisce “un cristiano, un conservatore e un repubblicano, in quest’ordine”. Anche il nome del suo comitato d’azione politica emana un’atmosfera da crociata: Principles Exalt a Nation.

Pence è contrario all’introduzione di restrizioni sui contratti senza gara d’appalto, il che potrebbe spiegare la sua stretta relazione con Erik Prince, il fondatore della Blackwater.

Nel dicembre del 2007, tre mesi dopo che gli agenti di Blackwater avevano ucciso 17 civili iracheni nella piazza Nisour di Baghdad, Pence e il suo Republican Study Committee, una commissione sorta “allo scopo di promuovere un programma sociale ed economico di stampo conservatore nella Camera dei rappresentanti”, organizzarono a Washington una manifestazione di benvenuto per Prince. La loro relazione non è però solo forgiata dalle guerre. Prince e sua madre, Elsa, sono stati tra i primi finanziatori di decine di iniziative contro il matrimonio gay in tutto il Paese e hanno anche svolto un ruolo chiave nel sostenere gli sforzi per criminalizzare l’aborto.

Prince sostiene da tempo le campagne politiche di Pence, e verso la fine delle elezioni presidenziali ha contribuito al finanziamento di un comitato Trump-Pence con centomila dollari (ai quali sua madre ne ha aggiunti altri cinquantamila). Ironia della sorte, Erik Prince (che si presenta come un misto tra Indiana Jones, Rambo, Capitan America e Papa Benedetto) sta ora collaborando col governo cinese attraverso la sua ultima “agenzia di sicurezza privata”.

Il padre di Erik Prince, Edgar, fu un imprenditore di successo nel Michigan, e divenne uno dei principali finanziatori di quella che divenne nota come la destra religiosa radicale. Sono i Prince ad aver dato a Gary Bauer il capitale iniziale per avviare il Family Research Council e ad aver finanziato l’organizzazione Focus on the Family di James Dobson. “Ed Prince non era un costruttore di imperi. Era un costruttore del Regno”, ha ricordato Bauer alla morte del vecchio Prince. “Per lui, il successo personale veniva dopo la propaganda evangelica e la lotta per la restaurazione morale della nostra società”.

La sorella di Erik Prince, Betsy, sposò Dick DeVos, il cui padre, Richard, aveva fondato la società di marketing multilivello Amway ed era divenuto proprietario degli Orlando Magic. Le due famiglie si unirono come le monarchie della vecchia Europa e rapidamente emersero come contributori di alto livello delle cause dell’estrema destra cristiana.

Le famiglie Prince e DeVos fornirono il capitale iniziale per la Republican Revolution, permettendo a Newt Gingrich di divenire presidente della Camera nel 1994 con un programma di estrema destra conosciuto come Contract with America. I clan Prince e DeVos hanno anche investito massicciamente in un sistema ideato da Dobson per creare dei gruppi di “guerrieri della preghiera” in grado di influenzare le scelte dei politici in favore dell’agenda religiosa e politica di Dobson. Invece di fare lobbying, un’iniziativa proibita all’organizzazione per il suo status fiscale e legale, questi “guerrieri” semplicemente sostengono di “pregare” per un certo tipo di scelte politiche.

I Prince hanno costantemente devoluto denaro per la criminalizzazione dell’aborto, la privatizzazione dell’istruzione, il boicottaggio dei diritti degli omosessuali e altre cause della destra incentrate sulla loro interpretazione del cristianesimo. La famiglia Prince, in particolare Erik, era molto vicina al “sicario” di Nixon, il cospiratore del Watergate Charles “Chuck” Colson. Estensore della lista dei nemici di Nixon, Colson fu la prima persona condannata per il Watergate, dopo essersi dichiarato colpevole di ostruzione alla giustizia nelle indagini sulla campagna contro Daniel Ellsberg, l’informatore che trafugò le carte del Pentagono durante la guerra del Vietnam. Colson divenne un born-again in carcere e, dopo la sua scarcerazione, diede vita alla Prison Fellowship, associazione che cercava di convertire i prigionieri al cristianesimo per contrastare la “minaccia islamica” nei penitenziari americani. Erik Prince ha finanziato anche quel progetto e si è pure recato in prigione a visitare Colson.
Tutti questi personaggi sostenuti dalla famiglia Prince, sono gli ascendenti ideologici e teologici di Mike Pence, il quale ha infatti definito Colson “un caro amico e un mentore”. Colson e i suoi alleati consideravano l’amministrazione di Bill Clinton un “regime” laicista e invocavano apertamente una rivoluzione basata sulla fede. All’inizio degli anni ’90, Colson si unì a Richard Neuhaus, pastore evangelico conservatore divenuto sacerdote cattolico, per unificare i vari movimenti. L’iniziativa portò nel 1994 al controverso documento Evangelici e cattolici insieme: la missione cristiana nel terzo millennio. Il manifesto dell’ECT ​​affermava che “il secolo che sta volgendo al termine è stato il più grande in termine di espansione missionaria nella storia cristiana. Preghiamo e crediamo che questa espansione abbia preparato la via a uno sforzo missionario ancora più grande nel primo secolo del terzo millennio. Le due comunità cristiane del mondo che sono più evangelicamente affermative e in rapida crescita sono Evangelici e Cattolici”.

I firmatari invocavano l’unificazione delle varie Chiese in una causa missionaria comune, affinché “tutto il mondo giunga alla fede in Gesù Cristo come Signore e Salvatore”. Affermavano inoltre che la religione è “fondamentale nel nostro ordinamento giuridico” e che fosse necessario difendere “le verità morali del nostro ordine costituzionale”. Il documento era molto appassionato nella sua opposizione all’aborto, tanto da definirlo “un micidiale attacco alla dignità, ai diritti e ai bisogni delle donne, la punta di diamante di una soverchiante cultura della morte”.

[…] I firmatari dell’ECT, secondo Damon Linker (che ha collaborato con Neuhaus per anni) non solo hanno forgiato una storica alleanza teologica e politica: hanno anche creato una visione del futuro religioso e politico dell’America. Un futuro religioso in cui i dissidi dottrinali passano in secondo piano rispetto al sostegno dell’ortodossia teologica e della morale tradizionale. Un futuro politico in cui i cristiani più ortodossi e tradizionalisti stabiliscono il dibattito pubblico e l’agenda politica della nazione.

Nel novembre del 1996 – quando Clinton surclassò Bob Dole e venne rieletto – un’emanazione di quello che Linker ha definito “movimento teo-conservatore”, il giornale “First Things” di Richard Neuhaus, pubblicò un “simposio” intitolato The End of Democracy?. Riconoscendo di poter apparire “irresponsabile, provocatorio e persino allarmista”, il simposio tuttavia formulò apertamente il dubbio “se abbiamo raggiunto o stiamo raggiungendo il punto in cui i cittadini perbene non possono più dare assenso morale al regime esistente”. Una serie di articoli sollevò la prospettiva di uno scontro epocale tra la chiesa e il “regime”, predicendo uno scenario di guerra civile o insurrezione cristiana contro il governo, valutando varie possibilità di azione, “dall’obiezione di coscienza alla resistenza, dalla disobbedienza civile alla rivoluzione moralmente giustificata”.

Chuck Colson scrisse uno dei cinque saggi più importanti sulla questione, così come il giudice estremista Robert Bork, che Reagan aveva tentato invano di nominare alla Corte Suprema nel 1987. Il saggio di Colson era intitolato Kingdoms in Conflict e conteneva tali considerazioni: “Gli eventi in America hanno raggiunto il punto in cui l’unica decisione politica che i credenti possono prendere è un confronto diretto ed extrapolitico verso il regime di polizia. […] Una resa dei conti tra Chiesa e Stato può essere inevitabile: anche se si tratta di un qualcosa che i cristiani non dovrebbero augurarsi, è comunque necessario che essi si preparino ad affrontarla”.

Dobson ha affermato che quegli articoli “costituivano una contestazione inconfutabile all’illegittimità del regime che si spacciava per democrazia”, ​​aggiungendo: “Rappresento una lunga tradizione di cristiani che credono che i governanti possano perdere il loro mandato divino quando contravvengono sistematicamente alla legge morale divina […] Potremmo rapidamente avvicinarci al Rubicone che i nostri antenati spirituali dovettero affrontare: o con Cesare o con Dio. Non amo questa prospettiva: infatti prego contro di essa. Ma vale la pena di notare che epoche di tal fatta sono storicamente un toccasana per la fede”.

Oggi, Pence e i suoi alleati hanno scongiurato il ritorno di un altro regime clintoniano, quello che i loro profeti ideologici e teologici avevano progettato di rovesciare. Ora avranno l’opportunità di costruire il Tempio che a lungo hanno desiderato. “I laicisti dimenticano che Re David non era un bravo ragazzo, ma l’uomo scelto da Dio”, ha affermato Jeff Sharlet. “Quindi c’è questa idea unificante, che Dio voglia agire attraverso Trump”.

La padronanza della Bibbia da parte di Donald Trump non è certo all’altezza degli standard di Pence e degli zeloti religiosi che lo sostengono. “Due ai Corinzi 3:17, questo è tutto ciò che conta”, esclamò Trump (come se stesse dicendo Make Ameirca Great Again) agli allievi di un college evangelico durante la campagna elettorale. La gente rise, ma di lui: non è “Due ai Corinzi”, è la Seconda [Lettera] ai Corinzi.

Forse questo episodio dice tutto. La destra religiosa radicale non ha bisogno di salvare l’anima di Trump. Come hanno potuto apprezzare in campagna elettorale, il candidato repubblicano ha rivendicato un programma pieno di odio, che segue abbastanza bene le crociate di Pence e dei suoi “apostoli”. Anche se alcuni aspetti della retorica cafona e minacciosa di Trump non erano che una forma psicotica di performance art, o mera strategia opportunistica, essi hanno preparato il terreno per una “guerra di civiltà”, una minaccia terribile per le popolazioni più deboli del mondo.

Il presidente Obama, Hillary Clinton, e altri democratici di spicco hanno dichiarato pubblicamente che gli americani dovrebbero dare a Trump una possibilità. Con Mike Pence seduto alla destra del padre, a gestire la politica estera e interna, gli americani lo faranno a loro rischio e pericolo».

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