Non fare il cretino

Per il sottoscritto sarà purtroppo un’altra lunga estate pavesiana, anche se le recenti iniziative editoriali (l’intera opera ristampata dal “Corriere” in forma di gadget) mi avevano fatto sperare almeno in una sua riscoperta: non per la gloria per il “culturame”, ma per sentirmi meno solo. Ecco perché in fondo cerco sempre di ridurlo a mon prochain, di comprimerlo in pillole rosse o nere, per riportarlo un po’ alle masse.

Da tale prospettiva, oltre ai disastri sentimentali e al suicidio che possono piacere a un pubblico prettamente incel, dall’opera di Pavese si possono trarre alcune indicazioni meno “piagnucolose” (diciamo così) e più “virili” (diciamo così), adatte magari a un lettore MGTOW-oriented (cioè che non ha ancora riflettuto sulla sua natura di incel-in-denial, ma adesso finiamola con questo gergo da ritardati).

Per esempio, riguardo alla “donna da evitare”. In primis citerei le sue osservazioni sulla Pivano, poiché l’identikit corrisponde a praticamente tutte le femmine in cui mi è capitato di imbattermi:

«Fernanda lascia intendere sovente di aver avuto due periodi nella sua vita, un prima e un poi, un allora e un adesso, e naturalmente non spiega di più. Ama molto dualizzare, cioè lasciar scorgere in ogni faccia in ogni periodo della sua indole e attività due momenti contrastanti, segnati da una crisi. […] Fernanda parla della subita trasformazione, e ci vuole un certo tempo per accorgersi che questa, piuttosto che un ricordo, è un desiderio, una decisione, un programma, uno stato d’animo attuale che si proietta sul passato e glielo sdoppia».

Con la scissione tra un “prima” e un “dopo” la femmina si devasta l’inconscio; ogni tanto ho provato a farglielo capire, anche in modo esplicito («Tu sei sempre la solita stronza, indipendentemente dalla musica, dai vestiti, dalle esperienze sessuali»), ma il messaggio non è mai passato.

A parte questo, rimane poi l’impossibilità di “fare esperienza” dal punto di vista sentimentale: «Perché – quando si è sbagliato – si dice “un’altra volta saprò come fare”, quando si dovrebbe dire: “un’altra volta so già come farò”?». È soprattutto la consapevolezza degli anni buttati, che fa uscire di testa. Tuttavia non sarebbe onesto usare Pavese per giustificarsi. Perciò mi prendo le mie responsabilità: se attiro un certo tipo di “gatta morta” (cioè quella che non può permettersi di atteggiarsi come tale… eppure lo fa!), è perché il mio aspetto non mi consente di andare oltre.

Ciononostante non nutro complessi di inferiorità e, a differenza di Groucho Marx, non rifiuterei di entrare in un club che accettasse tra i soci uno come me. Però provo comunque un certo disagio a imbattermi nelle Pivano, non soltanto perché «difetti ed idiosincrasie, scoperti in chi ci è vicino, ci tolgono l’illusione – prima da noi nutrita – che fossero in noi singolarità scusabili perché originali», ma soprattutto perché capisco che l’unico motivo per cui talune si interessano al sottoscritto è la rassegnazione di non poter trovare niente di meglio. O, nei casi peggiori, perché così possono sentirsi superiori alla persona che hanno accanto. È in effetti la stessa cosa che notava Cesare in un’auto-analisi: «Pavese ha il dono di trasformare verso se stesso in vamp ragazze che non se lo sognavano neppure» (peraltro si riferiva ancora alla signorina di cui sopra).

Ecco perché gli amici, e le amiche, e tutti gli altri, non devono più rompermi l’anima con la faccenda della “ragazza normale” (la cui normalità poi si riduce sempre al fattore estetico, mai a quello morale o economico). Ogni volta che si va alla caccia di femmine normali, cioè normaloidi, si finisce sempre nella merda. Altro che Belles dames sans merci: non sono loro, quelle a chiederti il cuore di tua madre per i loro cani.

Continuiamo a sottovalutare le virtù della bellezza, ma è soltanto per la figlia del sultano di Babilonia che vale il detto «bocca basciata non perde ventura, anzi rinnova come fa la Luna». Volendo esser cinici all’estremo, dobbiamo ricordare che Pavese si uccise per la Downling, non per la Pivano. Tuttavia per evitare un esiti funesto, dovrebbe però bastare la cautela raccomandata da Sant’Ambrogio: «Si ergo uxor tentatio est, esto cautior, quaere remedium adversus tentationis periculum» (Exhortatio virginitatis, IV, 31), che, aggiornata al registro di un secolo fa, diventa «Pavese, non fare il cretino» (se lo diceva da solo). Per il resto, anche in tema di seduzione, torneremo a rivolgerci al magister interior.

2 commenti su “Non fare il cretino

  1. Grazie a Dio non si uccise per la Pivano. Una cessetta finita contro il muro molto presto. Bocca baciata non perde ventura, ma ciorgna pluritrombata perde capacità di legame affettivo. Ogni volta che una mia collega/ex compagna/conoscente più o meno quarantenne inizia a postare su facebook meme sugli uomini stronzi e liste della spesa sull’uomo perfetto che meritano dopo ettametri di cazzi mi viene sempre la tentazione di spiegar loro la loro stessa biologia, poi mi ricordo che non meritano nemmeno il consulto psicologico gratuito, e oltretutto lo spettacolo rischierebbe di finire.

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