Una distopia dal volto umano (Michel Houellebecq)

Abbiamo appena parlato delle distopie huxleyane; per riprenderci un po’ dalla depressione, proponiamo le ultime pagine di uno dei romanzi di Michel Houellebecq più riusciti, La carta e il territorio (2010; tr. it Bompiani). Si tratta della visione di un’Europa deindustrializzata, etnicamente omogenea e indirizzata verso una nuova di neofeudalesimo, più “ecologico” e in armonia con la natura. Sembra per certi versi uno scenario da Brave New World, ma in realtà è completamente diverso: segno che al giorno d’oggi ciò che ci rende ancora umani è quel qualcosa in grado di resistere al nichilismo, e che attualmente non si può che caratterizzare come “reazione”.

« Cette nouvelle génération se montrait davantage conservatrice, davantage respectueuse de l’argent et des hiérarchies sociales établies que toutes celles qui l’avaient précédée. De manière plus surprenante, le taux de natalité était cette fois effectivement remonté en France, même sans tenir compte de l’immigration, qui était de toute façon presque retombée a zéro depuis la disparition des derniers emplois industriels et la réduction drastique des mesures de protection sociale intervenue au début des années 2020, se dirigeant vers les nouveaux pays industrialisés, les migrants africains s’exposaient maintenant è un bien périlleux voyage. Traversant l’océan Indien et la mer de Chine, leurs bateaux étaient fréquemment assaillis par des pirates, qui les dépouillaient de leurs dernières économies, quand ils ne les jetaient pas purement et simplement à la mer.
[…] De Duisburg à Dortmund, en passant par Bochum et Gelsenkirchen, la plupart des anciennes usines sidérurgiques avaient été transformées en lieux d’expositions, de spectacles, de concerts, en même temps, que les autorités locales tentaient de mettre sur pied un tourisme industriel, fondé sur la reconstitution du mode de vie des ouvriers au début du XXe siècle. De fait toute la région, avec ses hauts fourneaux, ses terrils, ses voies de chemin de fer désaffectées où terminaient de rouiller des wagons de marchandises, ses rangées de pavillons identiques et proprets, qu’agrémentaient parfois des jardins ouvriers, ressemblait à un conservatoire du premier âge industriel en Europe. Jed avait été impressionné à l’époque par la densité menaçante des forêts qui, après un siècle d’inactivité à peine, entouraient les usines. Seules celles qui pouvaient être adaptées à leur nouvelle vocation culturelle avaient été réhabilitées, les autres se désagrégeaient peu à peu. Ces colosses industriels, où se concentrait jadis l’essentiel de la capacité de production allemande étaient maintenant rouillés, à demi effondrés, et les plantes colonisaient les anciens ateliers, s’insinuaient entre les ruines qu’elles recouvraient d’une jungle impénétrable ».

“La nuova generazione, rispetto a tutte quelle che l’avevano preceduta, si mostrava più conservatrice, e più rispettosa del denaro e delle gerarchie sociali consolidate. In modo sorprendente il tasso di natalità in Francia era effettivamente risalito, anche senza tenere conto dell’immigrazione, che si era ad ogni modo quasi azzerata dopo la scomparsa degli ultimi lavori industriali e la riduzione drastica delle misure di previdenza sociale che c’era stata all’inizio del terzo decennio del 2000. Dirigendosi verso i nuovi paesi industrializzati, i migranti africani si esponevano adesso a un viaggio assai rischioso. Attraversando l’Oceano Indiano e il mar della Cina, le loro imbarcazioni venivano assalite spesso dai pirati, che li spogliavano dei loro ultimi risparmi, quando non li gettavano in mare e basta.
[…] Da Duisburg a Dortmund, passando per Bochum e Gelsenkirchen, la maggior parte delle vecchie fabbriche siderurgiche erano state trasformate in luoghi per mostre, spettacoli, concerti, mentre le autorità locali tentavano di organizzare un turismo industriale, basato sulla ricostruzione del modo di vivere operaio all’inizio del XX secolo.
Di fatto tutta la regione della Ruhr, con i suoi altiforni, le sue discariche, le sue strade ferrate in disuso su cui finivano di arrugginire dei carri merci, le sue file di casette tutte uguali e linde, abbellite talvolta da giardinetti, somigliava a un museo della prima età industriale in Europa. Jed era rimasto impressionato all’epoca dalla densità minacciosa delle foreste che, dopo un secolo appena di inattività, circondavano le fabbriche. Soltanto quelle che potevano essere adattate alla loro nuova vocazione culturale erano state restaurate, le altre andavano in rovina. Quei colossi industriali, in cui si concentrava un tempo il cuore della capacità produttiva tedesca, erano adesso arrugginiti, fatiscenti, e la vegetazione colonizzava gli antichi opifici, si insinuava fra le rovine che ricopriva a poco a poco di una giungla intricata”.

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