Wagecuck (La vita segreta dei maschi italiani)

Sveglia: 6.45
Abluzioni e colazione: 7:00
Uscita di casa: 7:15
Treno: quello delle 7:27 arriva come al solito stracarico e con 13 minuti di ritardo
Alla stazione Centrale: corsa disperata per prendere il bus delle 8:38. Sorry, già partito. No, era stato soppresso. Ce n’è un altro alle 8:52, ovviamente già pieno. Parte con soli quattro minuti di ritardo.
Entrata in ufficio: alle 9:19.
Pausa pranzo dell’una: alle 13:07 finalmente chiudi la telefonata col fornitore e metti il notebook in standby. Scordatelo, il bar, che è già strapieno. Corri all’iper e agguanta l’ultima bottiglia dal frigo bibite, non importa che sia un’aranciata cinese. Mangia al parco, da solo, ringraziando il cielo che stavolta non hai i colleghi tra i piedi.
Rientro alle 14:14, ti chiamano trafelati per la mega-riunione delle 14:15 annunciata in emergenza neanche un quarto d’ora prima. Sciròppati la prevedibile serqua di vaccate riguardo all’essere proattivi in questa delicata fase di consegna, mentre fingi sguardo interessato come alle superiori, per non far notare che cosa pensi di quel loro frenetico rincorrere il nulla e sprecare tempo prezioso altrui.
Alle 15:22, appena terminata la riunione, qualche collega ti invita ad andare al bar (servirai come alibi, non come compagnia). “Non puoi essere così asociale!” Ma no, rispondi loro, è che devo terminare quella cosa di stamattina perché il fornitore m’ha trattenuto un’ora al telefono togliendomi tempo prezioso. “E non potevi rientrare prima dalla pausa pranzo?” chiede un ProAttivo voglioso di mettersi in bella mostra coi capi. Fai spallucce, per evitare di fracassargli un po’ di ossa.
Seguono altre interruzioni, tra cui la collega che annuncia festosa di essere incinta (non produce nulla da mattina a sera, ovvio che quando torna a casa non vede l’ora di farsi ingravidare), e tutto il rituale di auguri-auguri-angurie-angurie che ti distrae proprio mentre stavi risolvendo una rogna.
Risolvi alle 18:12, con qualche compromesso, quella cosa che avresti dovuto terminare prima di pranzo.
Chiudi baracca e burattini alle 18:37 nascondendoti nel marsupio la merendina non consumata.
Corsa per prendere il bus delle 18:43.
Il bus ha solo sette minuti di ritardo, ma ne accumula altri dodici per il traffico.
Perdi il treno delle 19:12.
Quello delle 19:42, nonostante la tarda ora, subisce l’arrembaggio per gli ultimi posti a sedere.
Rientro a casa: 20:50.
Cerchi in frigo qualcosa da infilare nel microonde. Guardi gli avanzi pensando: “no, proprio no, quelli domani, ora proprio no”. Ti tocca cucinare un po’ di pasta. E lavare la pentola e il piatto.
Inizio tempo libero: 21:37.
Ti stendi sul letto pensando alle mille cose che vorresti fare ma sei fisicamente a pezzi e a stento riesci a leggere sul cellulare. Perdi un’ora facendo giusto qualche altra partitina a solitario, inframmezzate da mini-riposini e pensando che non è il caso di spegnere subito la luce.
Dopo due ore abbondanti di distrazione, finalmente spegni le luci.

Oh, certo. Ci sono le feste e i giorni non lavorativi, certo. Quelli dedicati a manutenzionare casa, alla burocrazia, e a strategiche dormite ristoratrici.

(Treggia, commento a Solidarietà ai wagecuck, 27 Giugno 2019)

2 commenti su “Wagecuck (La vita segreta dei maschi italiani)

  1. Anche la mia vita è così. Che senso ha tutto ciò? Nessuno. Andiamo avanti per inerzia, non sentendo più nulla, fino a quando tutto finalmente finirà. Nessuno si ricorderà più di noi e sarà come se non fossimo mai esistiti. Eppure allora sarò felice.

  2. Avrei dovuto aggiungere solo la foto della mia faccia di quando parenti e amici (soprattutto amiche) mi dicono: ma dai, dopotutto tu lavori, hai casa…
    Ho scelto di fare il pendolare perché era l’unico modo per riuscire a mettere da parte qualche centinaio di euro al mese, altrimenti sarebbe stata pura sopravvivenza in attesa di un imprevisto che diventa disastro.
    Ho scelto di vivere da solo perché dopo quattro anni di coinquilini di merda (lasciano sporco, tardano a pagare le quote fitto/bollette, rumore e fastidi fuori orario… solite cose) non ne ho potuto più. E poi anche per il sogno di poter invitare qualcuna a cena a casa e poter dirle con faccia fintodistratta che se vuole può fermarsi per la notte.
    La vita purtroppo va diversamente. Quella che ci stava era una vacca obesa che tipicamente andava in disco con una par sua (ahi ahi…): mi fece capire che dovevo aspettare il mio turno (ahi ahi ahi…) e quando stavamo finalmente per incontrarci per una seratina galante si è risentita a morte per una mia innocente battutina (il perdono ovviamente era a pagamento), e così ho lasciato perdere. Una volta fuori dall’ebbrezza del “finalmente mi porto una a letto” mi sono reso conto di quanto mi sarei vergognato farmi notare dal vicinato ad ospitare una simile balena spiaggiata.
    Un’altra che ci stava era una del mio paese che però si riteneva troppo nobile per prendere un treno e raggiungermi almeno alla stazione centrale. “Dopotutto tu lavori”: cioè sei obbligato a prelevarmi qui, portarmi a casa tua, farmi provare la sensazione di una bella vacanza, ospitarmi e sfamarmi gratis, e forse alla fine te la do. Certo, certo, aspetta e spera, mia principessina. “Tu lavori”, sottinteso che i tuoi guadagni li devi spendere per me che non ho voglia di lavorare.
    Ho poi ospitato un vecchio amico, uno di quegli strani soggetti che vogliono vedere il mondo ma non hanno soldi e son disposti anche ai lavori più umili pur di aggiungere alla propria collezione qualche altro monumento. Gli ho detto che poteva dormire sul materassino gonfiabile in cucina, a condizione che lasciasse i piatti lavati. Mi ha fatto trovare lavati pavimento e bagno, oltre che i piatti. Anche la volta successiva. Una volta è rimasto per un’intera settimana, la casa era diventata uno specchio e l’armadietto dei detersivi affollato di confezioni usate. Peccato che il soggetto non fosse femmina. Naturalmente ha passato i quaranta e ancora non trova moglie. Sgobbone ma non zerbino.
    Ho dovuto dire di no a diversi altri che avevano bisogno di ospitalità. Mi sono reso conto che la sera ho assoluto bisogno di tranquillità, di silenzio, del mio nido. Non sono un b&b gratis per chi ha una buona scusa. Non m’importa che tu abbia un concorso, o tua zia ricoverata al policlinico, o che tuo figlio abbia bisogno di un paio di giorni per “staccare”.
    E’ bello avere il proprio nido e qualche euro di “autonomia”. A che pro installarci dentro una sanguisuga che pensa di accampare diritti su tutto solo perché di quando in quando ti concede l’uso dei suoi genitali, già decrepiti e di quarta mano?

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