Berlino 1918-1933: quando arrivano i nazisti

La Deutsche Welle ha mandato in onda un eccellente documentario (Berlin – Metropolis of Crime 1918-33) sulla “Berlino Babilonia” degli anni tra la Repubblica di Weimar al nazismo, quando la città divenne capitale mondiale del crimine, della violenza politica, della rivoluzione sessuale e della disoccupazione: una miscela esplosiva che gli storici tendono a porre in secondo piano, sia per evitare imbarazzanti paralleli con l’attualità che per mantenere in vita alcuni miti propagandistici sull’ascesa al potere di Hitler (dal “fu eletto democraticamente” al “tutta colpa dell’inflazione”).

Il documentario descrive una Germania in preda al caos: mentre leader socialdemocratici e liberali come Philipp Scheidemann vengono assaltati a colpi di acido per strada e ministri ebrei come Walther Rathenau uccisi con i primi drive-by shooting della storia, tra il popolo minuto serpeggia l’incubo del serial killer, personificato nelle abominevoli gesta di Friedrich Schumann e del “macellaio di Berlino”, il torturatore e cannibale Carl Großmann.

L’abbondanza di donne lasciate vedove dalla Grande Guerra garantiva facili prede non solo agli antesignani degli assassini seriali d’oltreoceano, ma anche agli ultimi profittatori della manodopera a basso costo. Tutt’attorno si acuiva il contrasto tra la sfavillante vita notturna e la mancanza di pane e lavoro: un vero e proprio “schiaffo alla miseria”, alla plebe umiliata dall’alto al basso che di certo non traeva alcun conforto dai balletti di Joséphine Baker.

L’unica figura positiva che spicca nel quadro cupo è quella dell’ispettore Ernst Gennat, leggendario capo della omicidi che grazie al fiuto incredibile riuscì a mantenere il proprio posto per trent’anni (anche durante il nazismo, col quale ebbe poco da spartire). Nonostante le caratteristiche quasi mitologiche (immortalate dai capolavori di Fritz Lang M e Il testamento del dottor Mabuse), non bastò la presenza del super-poliziotto a placare gli animi dell’opinione pubblica. La degenerazione aveva raggiunto abissi inediti, e una volta che i giardini di Europa si trasformarono in un inferno, qualcuno prima o poi si mise in testa, a torto o a ragione, di dare una “ripulita”.

La tentazione del “parallelo”, evocata più in alto, va naturalmente evitata, ma resta angosciante la somiglianza di alcuni tratti di quell’epoca con quelli della nostra: in particolare l’assenza di qualsiasi freno legislativo, politico e morale al dilagare della criminalità nelle forme più disparate (oltre a stupri e aggressioni, anche gangsterismo e terrorismo politico), fa disperare sulla possibilità di una risoluzione pacifica dei conflitti che attualmente dilaniano le società occidentali.

PS: Sfortunatamente il documentario è stato rimosso sia dal canale ufficiale Youtube della DW che da qualsiasi altro sito. Resta tuttavia ancora disponibile nella versione spagnola (almeno fino a quando non verrà censurata anche questa).


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