Violenza, disgusto e immigrazione (da Roma a Berlino)

Le testate online di oggi aprono tutte con la stessa notizia: a Roma un trentenne senegalese avrebbe violentato una clochard tedesca di settantacinque (75) anni. Solitamente non cito mai casi di cronaca, perché non amo strumentalizzate le sofferenze delle persone: tuttavia ci sono vicende che impongono di rompere il silenzio.

La violenza sull’ultrasettantenne mi riporta infatti alla mente quella avvenuta a Milano nell’agosto dell’anno scorso su una donna di ottant’anni, sempre a opera di uno straniero (non ancora identificato); e, per tornare più indietro, anche l’atroce mattanza della coppia di Palagonia compiuta da un ivoriano: quello che l’immigrato africano ha fatto alla donna settantenne prima di gettarla dal balcone è qualcosa di cui si fa davvero fatica a parlare. C’è poi un altro episodio, di minore entità (ma non gravità), accaduto ancora a Milano: un’aggressione di un guineano a due donne (madre e figlia) rispettivamente di 67 e 84 anni che stavano tornado dall’ospedale.

Non sono per nulla un appassionato del grandguignolesco, ma alcune storie, pur provocandomi dolore e disgusto, non le voglio dimenticare (anche per distinguermi dalla stragrande maggioranza dei media, che tendono invece a “rimuovere” puntualmente casi di cronaca sgraditi a chi li manovra). In verità non sono nemmeno io ad andare a cercarle tali notizie ripugnanti: è la cronaca che, per usare una formula un po’ enfatica ma che dà l’idea dell’impatto che queste notizie hanno sui lettori, ti sbatte sul grugno.

Solo per fare un esempio: due-tre volte al mese faccio un giro virtuale sui principali quotidiani tedeschi per trovare qualcosa di interessante da tradurre o segnalare. Ecco, è incredibile che pure in queste sporadiche incursioni (peraltro esclusivamente nell’ambito della stampa mainstream) mi sia imbattuto in storie di anziane violentate: la prima risale al 26 luglio 2016 e riguarda una  settantanovenne stuprata al cimitero di Ibbenbüren alle sei del mattino. Gli agenti hanno catturato l’aggressore in flagrante: è un quarantenne eritreo che vive in Germania dal 2013. Sul caso, giudicato “esplosivo”, è stato repentinamente fatto calare il silenzio stampa, anche perché non è scontato che il rifugiato venga espulso nonostante la condanna. Come ha dichiarato il ministero dell’interno del Nordreno-Vestfalia: «Data la mancanza di collaborazione dal governo eritreo, è difficile ottenere i documenti che rendano possibile l’espulsione» (qui ne parla la “Welt” e qui la cronaca locale).

La seconda storia, più recente, riguarda una donna di 82 anni ripetutamente stuprata da un macedone sieropositivo ad Amburgo. Traduco direttamente dalla “Welt” (HIV-positiver Mann soll 82-Jährige mehrfach vergewaltigt haben, 9 gennaio 2018):

«È sieropositivo ed è accusato di aver brutalmente violentato un ottantaduenne diverse volte: da martedì la sezione penale della corte distrettuale di Amburgo è alle prese col caso di un’anziana donna di Wilhelmsburg. Sotto accusa il ventinovenne Dzengis D., che secondo il pubblico ministero sarebbe anche sieropositivo,
Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe aggredito l’anziana l’8 luglio dell’anno scorso nel suo appartamento. Costui si sarebbe introdotto dopo le otto del mattino, mentre la donna tentava invano di chiudere la porta del balcone: il ventinovenne D. l’avrebbe poi spinto a terra e chiuso bocca. Nell’ora seguente, l’avrebbe violentata cinque volte e avrebbe tanto di farlo anche una sesta.
L’ottantaduenne è rimasta ferita alle gambe, alle braccia e alla bocca. È  stata quindi sottoposta a profilassi per l’HIV, ma non è stata infettata. […]
Sembra che l’accusato abbia anche chiesto denaro all’anziana dopo i maltrattamenti. Quando la donna ha cercato di dargli qualche banconota, il macedone le ha strappato la borsetta di mano e ha lasciato l’appartamento rubandole due banconote da 50 euro. Solo due giorni dopo il delitto, la polizia è riuscita ad arrestare il ventinovenne vicino alla scena del crimine. Da allora è rimasto in custodia. Al momento, l’accusato, dal cranio rasato e con indosso una felpa blu, si rifiuta di commentare le accuse, come ha affermato il difensore.
Secondo il suo avvocato, la donna anziana ha anche subito danni psicologici. “Il mio cliente non sta molto bene”, ha dichiarato. Ma una terapia per affrontare il trauma avrebbe senso solo dopo la fine del processo. […]»

Non credo sia nemmeno possibile commentare cose del genere (anche se rifiutarsi di discuterne per “rispetto delle vittime” o delle “sensibilità degli spettatori” è pura ipocrisia, specialmente da parte del sistema mediatico che ci ritroviamo): tuttavia, come si fa a fingere che il problema non esista? I più svegli di noi nipoti hanno già messo in conto che prima o poi verranno aggrediti, pestati, rapinati o uccisi da un immigrato; ma che dovessimo preoccuparci anche delle nonne, francamente non ci era ancora passato per la mente…

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