Il Canada vuole deportare il suo “ultimo nazista”, Helmut Oberlander (classe 1924)

Helmut Oberlander e sua moglie nel 1954 sbarcarono dall’Arosa Kulm nel Quebec per ricominciare una nuova vita assieme. La coppia si stabilì a Waterloo, in Ontario, dove Oberlander divenne un palazzinaro di successo. I due misero su famiglia e ottennero la cittadinanza canadese nel 1960. La Seconda guerra mondiale sembrava ormai alle spalle, fino a quando, dopo decenni, il loro passato è tornato a perseguitarli.

Durante la guerra, Oberlander prestò servizio come interprete per uno squadrone della morte nazista che uccise almeno 20.000 persone nei territori orientali occupati dai tedeschi. Per aver nascosto queste attività alle autorità per l’immigrazione, il Canada vent’anni fa gli ha tolto la cittadinanza. E adesso i pubblici ministeri si stanno impegnando in una corsa contro il tempo per deportare il 97enne.

Questa settimana la la battaglia legale sul destino di Oberlander è entrata in una nuova fase, dopo che la Corte Federale del Canada ha tenuto un’udienza sulla sua mozione per interrompere il procedimento di espulsione a causa di “procedure irregolari”. Il giudice Denis Gascon ha riservato la sua decisione.

Oberlander afferma di essere stato arruolato a forza e di non aver mai ucciso nessuno. Dice che passava il suo tempo a svolgere compiti umili come lucidare gli stivali degli ufficiali e sorvegliare i raccolti. Non è mai stato accusato di un crimine.

“Oberlander è stato ingiustamente perseguitato per 24 anni dal governo del Canada “, ha dichiarato la sua famiglia nel 2019. “Il governo del Canada non ha mai prodotto uno straccio di prove contro di lui. Non esistono prove del genere perché non ha mai contribuito direttamente o indirettamente a nessun crimine”.

I critici affermano che il tardivo tentativo di deportare Oberlander dimostra la scarsa volontà del Canada di assumersi qualche responsabilità per le atrocità del XX secolo. Irwin Cotler, presidente del Raoul Wallenberg Center for Human Rights di Montreal ed ex ministro della giustizia canadese, ha seguito da vicino il processo: “Il caso Oberlander fa parte di una politica fallimentare che non è riuscita ad assicurare i criminali di guerra alla giustizia“.

I timori che il Canada fosse un paradiso per i nazisti sono diminuiti dopo la guerra. La protesta scoppiò nel 1985 quando emersero notizie che decine di nazisti, tra cui Josef Mengele, erano passati dal Canada, o avevano tentato di farlo. Il primo ministro dell’epoca istituì una Commissione, le cui conclusioni furono che “oltre ogni ragionevole dubbio” Mengele non fosse mai entrato in Canada e che le stime di migliaia di nazisti passati fossero una “grossolana esagerazione”, ma che tuttavia il Canada non avesse dedicato “il benché minimo impegno” alla caccia ai criminali di guerra.

Tale “apatia” viene fatta risalire al 1948, quando la Gran Bretagna inviò un telegramma segreto a diverse nazioni, incluso il Canada, invitando a farla finita con i processi ai sospetti criminali di guerra nazisti: “Dal nostro punto di vista, la persecuzione dei criminali di guerra è più un modo per scoraggiare le generazioni future che per punire ogni singolo colpevole”.

L’avvocato Cotler ha rappresentato il Canadian Jewish Congress come consulente davanti alla Commissione: “Quelli di noi che cercano di assicurare alla giustizia i nazisti conosco l’indolenza delle autorità, anche se non sapevamo fino a che punto questa fosse volontaria”.

Oberlander, tedesco nato nel sud-est dell’Ucraina, a 17 anni (nel 1941) divenne interprete per l’Einsatzkommando 10a, il sottogruppo D degli squadroni della morte Einsatzgruppen, poiché in grado di parlare fluentemente in tedesco, russo e ucraino.

Helmut Oberlander non è mai stato un nazista e non ha mai aderito all’ideologia nazista”, ha sostenuto sua figlia Irene Rooney nel 2015. “Non dovremmo mai dimenticare le atrocità avvenute durante la Seconda guerra mondiale, ma ritenere Helmut Oberlander responsabile dei crimini del regime nazista è inaccettabile”.

Quando Oberlander fu interrogato da funzionari tedeschi a Toronto nel 1970 in un’indagine separata sui crimini di guerra, dichiarò di non conoscere il nome della sua unità né che essa fosse responsabile dello sterminio ebrei.

Nel 2000 il giudice della Corte Federale del Canada Andrew MacKay ha stabilito che non ci fossero prove della sua partecipazione ad atrocità, ma che non fosse plausibile che non conoscesse neppure il nome della propria unità. Da qui ha decretato che Oberlander avesse ottenuto la cittadinanza canadese “per falsa rappresentazione o celando consapevolmente circostanze materiali”.

Il consiglio della federazione canadese ha revocato la cittadinanza a Oberlander nel 2001, 2007 e 2012, ma il presunto criminale ha vinto gli appelli contro tali decisioni. Il consiglio ha allora revocato la cittadinanza di Oberlander per la quarta volta nel 2017, questa volta vincendo il ricorso: “Il suo lavoro di interprete ha facilitato il processo di selezione per le esecuzioni ed è servito come un passo importante verso la realizzazione dello scopo criminale dell’unità”, ha stabilito nel 2018 il giudice della Corte federale Michael Phalen.

A inizio 2021 è stata fissata un’udienza di ammissibilità dinanzi all’Immigration and Refugee Board, che potrebbe deportare Oberlander. Sembrava essere il capitolo finale del caso, ma il procedimento è stato temporaneamente sospeso dopo che un giudice ha convenuto che la disabilità uditiva di Oberlander e le conseguenti difficoltà di comunicazione – aggravate dalla pandemia – avrebbero potuto compromettere l’equità del processo.

Il presidente della Commissione di Mulroney ha elencato le misure contro i presunti criminali di guerra: estradizione; procedimento penale (che richiederebbe modifiche alla legge); denaturalizzazione e deportazione. Quest’ultima sarebbe l’extrema ratio, perché non affronta le “questioni sostanziali dei crimini di guerra”, ma si limita a mandare il sospetto in un altro paese.

La Commissione ha redatto un elenco di casi e ha raccomandato che la maggior parte venisse chiusa perché i sospetti erano morti o si erano trasferiti o non c’erano prove sufficienti. Ha segnalati altri 218 per ulteriori indagini e ha raccomandato a Ottawa di intraprendere “un’azione urgente” in 20 casi.

Il nome di Oberlander è apparso in un rapporto segreto, ottenuto tramite una richiesta di registri pubblici, tra i casi “urgenti”. La Commissione ha affermato che le accuse contro di lui sono emerse per la prima volta sulla stampa comunista negli anni ’60. Ha esaminato documenti dalla Germania Oveste, Israele e Stati Uniti, ottenendo la conferma che Oberlander fosse interprete per l’EK 10a. Nonostante ciò, per la Commissione nessuno avrebbe mai testimoniato riguardo la sua partecipazione a esecuzioni.

Un testimone, Leo Maar, altro interprete dell’unità, ha ricordato che durante il saccheggio di una casa di ebrei, Oberlander fece da interprete per una giovane ragazza in lacrime, e secondo la sua testimonianza al procuratore di Monaco, gli avrebbe detto di spacciarsi per russa e non ebrea, consentendola di essere risparmiata. Il tribunale distrettuale di Monaco ha concluso il processo su Oberlander nel 1970 a causa di “prove insufficienti” sulla sua partecipazione diretta a crimini di guerra.

Per la Commissione era altrettanto fosse “improbabile” che il Canada avrebbe trovato altre prove contro di lui e ha sconsigliato di continuare processo, suggerendo comunque la revoca della cittadinanza per non aver rivelato la sua appartenenza all’unità ai funzionari dell’immigrazione.

Ottawa ha approvato la legislazione sui crimini di guerra nel 1987. Nel 1994 tuttavia la Corte Suprema del Canada ha confermato l’assoluzione di un ex capitano della gendarmeria ungherese accusato di aver fatto deportare migliaia di ebrei nei campi di concentramento, ammettendo che in alcun circostanze l’obbedienza agli ordini superiori diventa ineludibile.

Il precedente ha reso “impraticabile” il perseguimento di presunti criminali di guerra, secondo il Dipartimento di Giustizia, quindi il Canada ha cambiato strategia, puntando alla revoca della cittadinanza e alla deportazione di coloro che hanno nascosto le loro attività in tempo di guerra ai funzionari.

Come afferma il portavoce del Dipartimento di Giustizia Ian McLeod, il Canada ha preso provvedimenti in 27 casi legati alla Seconda guerra mondiale dagli anni ’80. Dieci hanno portato alla revoca della cittadinanza; quattro procedimenti penali non hanno avuto successo. Diversi sospetti sono morti prima della fine del procedimento o sono stati deportati.

Il Canada ha sostituito la sua legge sui crimini di guerra nel 2000. Il suo programma si concentra ora sui conflitti contemporanei, anche in Ruanda, Iraq ed ex Jugoslavia. Fannie Lafontaine, professoressa di diritto presso la Laval University, ha affermato che la legge avrebbe dovuto “rilanciare” i procedimenti penali, ma non è stata all’altezza delle aspettative. Ha portato a due procedimenti giudiziari, entrambi legati al genocidio ruandese. E un imputato è stato assolto.

Nel 2016, il Dipartimento di Giustizia ha pubblicato un rapporto sul programma per i crimini di guerra basato su interviste a persone coinvolte in Canada e in tutto il mondo. I punti dolenti riguardano soprattutto il budget esiguo (12,4 milioni di dollari all’anno dal 1998) che influisce sulla capacità di condurre azioni penali, obbligando il programma a dar priorità ai casi in base alle “risorse disponibili” e a fattori come la gravità dei reati, la disponibilità delle prove e la presenza di gruppi della diaspora in Canada che potrebbero essere stati vittime.

Dal 2011, la Germania ha riaperto alcuni vecchi casi e perseguito nazisti di basso rango come guardie e centralinisti quali complici di un sistema omicida, anche se non ci sono prove che li colleghino direttamente a uccisioni specifiche. “L’intero sistema – i campi di concentramento, i campi di prigionia e gli Einsatzgruppen – non sarebbe stato possibile senza tutti questi lavoratori”, ha concluso il pubblico ministero tedesco Thomas Will.

Fonte: Canada is struggling to deport its last known Nazi suspect (Washington Post, 30 marzo 2021)

Un commento su “Il Canada vuole deportare il suo “ultimo nazista”, Helmut Oberlander (classe 1924)

  1. Nessuno si domanda mai quale sia la fedina penale, crimini di guerra inclusi, dei “nuovi italiani” che arrivano tutti i giorni sui barconi, o tra i boschi del Carso, o banalmente con un regolare visto (lasciato poi bellamente scadere) o ancora un ricongiungimento famigliare?

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