Il governo di “estrema destra” della Meloni già umiliato da un africano de passaggio

Un signore della guerra africano, capo delle forze armate ugandesi, ha umiliato Giorgia Meloni con una raffica di battute su quanto gli piacerebbe comprarsela come moglie in cambio di un adeguato numero di vacche.

Sarà che la Farnesina è troppo impegnata a tirare le orecchie agli ambasciatori russi, sarà che la Meloni ha eletto come unico suo interlocutore internazionale il premier ucraino Zelenskij e ha tempo solo per twittare con lui, sarà che l’attuale Ministro degli Esteri è ancora quel tale fuoriuscito grillino che nemmeno voglio nominare, fatto sta che non c’è stata alcuna reazione né politica né diplomatica, neppure di fronte alle esilaranti minacce del generale ugandese di assaltare Roma per prendersi la prima premier donna italiana.

Nel quartiere di provenienza della Meloni, la Garbatella, c’è uno stupratore seriale (il quale, secondo le testimonianze, “parla un italiano stentato, con un marcato accento straniero“), che si aggira indisturbato ad aggredire le passanti (un’amica della vittima ha commentato: “Ormai nessuno ha più paura di nulla, anche se lo prendono non gli faranno niente”). Al quartiere San Lorenzo, invece, uno studente ventiduenne è stato rapinato e poi abusato sessualmente. A San Basilio, una ventenne è stata violentata da due fratelli in un osceno rituale di affiliazione a un clan sinti. Questa è la cronaca degli ultimi giorni dalla città della “premier da cento vacche”.

Ci sono tuttavia altri episodi ancora più calzanti rispetto ai sapidi tweet del generale ugandese. Per esempio, l’aggressione da parte di un immigrato del Mali a una donna bellunese in pieno pomeriggio, dove tuttavia l’africano invece di offrire cento vacche si è limitato a venti euro. Questo è il resoconto (i fatti si sono volti nel dicembre dell’anno scorso ma il processo è iniziato ora):

«Verso le 16.55 la donna è uscita di casa e stava aspettando un’amica, quando è stata avvicinata da un ragazzo africano, che indossava un parka verde e un cappello bianco: “Parlava italiano e mi ha chiesto nome ed età. Mi ha detto che era di religione musulmana e gli piacevano tantissimo le donne italiane. Pensavo volesse dei soldi e, come mi era già capitato altre volte, gli ho offerto cinque euro, affinché mi lasciasse stare. Per tutta risposta, mi ha allungato una banconota da 20, con la quale avrebbe voluto qualcosa che non intendevo concedergli“.
L’uomo non avrebbe desistito: “Si è seduto su una panca, aveva le gambe un po’ divaricate e quando gli ho dato le spalle, sono stata afferrata e messa a cavalcioni. Era pronto per un rapporto sessuale e voleva che lo sapessi. Mi sono alzata di scatto, per cercare di sottrarmi, ma non sono riuscita a scappare. Mi ha chiesto dove stessi andando e si è rifatto sotto”.
Poi il tentativo di rifugiarsi in auto: “Ha tenuto la portiera aperta, prima di tirarmi fuori dall’abitacolo e riprendere a molestarmi. Mi ha stretto i polsi, è stato in quel momento che sono stati girati i due video. Ho chiesto aiuto. A un certo punto avevo le mani blu, oltre a una ferita sulla mano sinistra”».

No, non voglio trasformare il blog in una succursale di “Tutti i Crimini degli Immigrati”. Ma gli italiani hanno votato la Meloni quasi esclusivamente per aver sentito notizie del genere alla tv o per averle adocchiate sui giornali. E il primo atto della paladina del “blocco navale” non ancora insediatisi è quello di farsi fare delle avances da un generale ugandese senza muovere un dito. Se il buongiorno si vede dal mattino…

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