La violenza chadista in Italia – con una INTERVISTA ESCLUSIVA al REDPILLATORE: “Tra una generazione saremo tutti morti (o incel)”

La violenza chadista in Italia
con una
INTERVISTA ESCLUSIVA al
REDPILLATORE
“Tra una generazione saremo tutti morti (o incel)”

L’omicidio del giovane Willy, massacrato di botte dal branco in una notte di tarda estate, ha scosso l’opinione pubblica italiana: ma non per i motivi per cui le note “agenzie culturali” hanno voluto amplificare la notizia, allo scopo cioè di fomentare anche nel Bel Paese un “caso George Floyd” e scatenare il caos a ridosso di una tornata elettorale (seppur insignificante rispetto a quella d’oltreoceano). No, la ragione per cui l’assassinio Duarte ha turbato anche “quelli che benpensano” è stata l’emersione di un tipo di violenza che gli italiani non avevano ancora imparato a conoscere. Non la violenza del fascismo, del razzismo o delle “arti marziali”; la violenza del chadismo.

Il chadismo è una ideologia barbara e inumana che si è impossessata delle periferie italiane. Essa si basa sull’homo homini lupus, sulla legge del più forte: per certi versi potremmo definirla una “continuazione del bullismo con altri mezzi”. Migliaia di italiani sulle bacheche dei principali quotidiani hanno rievocato le dolorose esperienze scolastiche, gli anni verdi in cui anch’essi si trovarono alle prese con i loro “fratelli Bianchi”: quelli che dettavano legge nei corridoi, che trasformavano ogni intervallo in una via crucis e che -ecco il punto- si accaparravano tutte le femmine.

Se il caso del giovane Willy è stato messo subito a tacere è perché le stesse camarille intenzionate a politicizzarlo si sono accorte che sulla lunga distanza “il gioco non valeva la candela”, e cioè che il fatto di cronaca più che sobillare tafferugli metropolitani a bassa intensità tra allogeni e indigeni, era suscettibile di aprire uno spiraglio su un problema molto più scottante per l’ora presente: l’ipergamia femminile.

Uno dei pochi intellettuali italiani ad aver avuto il coraggio di parlare è stato il Redpillatore, che sul suo sito ha squarciato il velo di ipocrisia del mainstream nazionale, ponendo i suoi sempre più numerosi lettori di fronte alla cruda realtà (Perché i Criminali Fanno Bagnare le Donne, 12 settembre 2020):

“Negli ultimi giorni l’opinione pubblica italiana è stata scossa dalla morte di Willy Monteiro, un ragazzo ventunenne di origini capoverdiane, brutalmente pestato da quattro ragazzi solo perché aveva provato a sedare una lite in cui era coinvolto un amico. Nelle varie cittadine della periferia romana, dove è accaduta la barbarie, i suoi assassini erano dei noti piantagrane, dei bulli che picchiavano persone innocenti per puro spirito di prevaricazione, forti del fatto di praticare MMA. Ma erano anche noti per essersi ripassati tutte le ragazze della zona. Due di loro, i fratelli Marco e Gabriele Bianchi, poco prima di andare ad accanirsi contro un ragazzino gracile fino ad ammazzarlo, si trovavano dietro a un cimitero e stavano facendo sesso con tre ragazze appena conosciute“.

Colpiti da questa voce libera e indipendente, abbiamo deciso di raggiungere il Redpillatore sotto casa e porgli due domande a bruciapelo, confidando che egli avrebbe condiviso un grano della sua infinita saggezza con noi. Siamo stati esauditi. Ecco dunque le risposte del Maestro:

Credete che la chiave di lettura da Voi proposta dell’omicidio del giovane Monteiro (“le donne si bagnano per i criminali”) sia anche quella adottata dalla maggioranza silenziosa degli italiani, al di là del teatrino contro il razzismo, il fascismo, il ghetto, le arti marziali ecc?

Molti sono più o meno consapevoli che gran parte delle donne non solo non condanna, ma addirittura premia i comportamenti arroganti e prevaricatori da parte di certi uomini.
Tutti da ragazzi abbiamo avuto esperienza di bulletti che terrorizzavano i più deboli e che risultavano comunque affascinanti alle ragazzine. In certe zone d’Italia dove regna la criminalità organizzata il livello di consapevolezza su questo tema è ancora più elevato. Chi è a forte rischio di entrare nell’ambiente malavitoso è persuaso anche dalla possibilità di rimorchiare di più. Ricordo a tal proposito un’interessante intervista per King of Crimes di Roberto Salviamolo all’ex boss Maurizio Prestieri, il quale raccontava senza mezzi termini di come le ragazze ambissero a diventare “la pupa del gangster” e disprezzassero i poveracci che lavorano.

L’assassinio di Monteiro sembra quasi una “prosecuzione del bullismo con altri mezzi”; si notano, non solo sul Vostro sito ma anche nelle bacheche dei giornali mainstream, moltissimi commenti di persone che ricordano i bulli di scuola col loro codazzo di giovincelle. Il problema dunque è piuttosto sentito e diffuso, quasi un “Segreto di Pulcinella”: secondo la Vostra ineguagliabile opinione, è possibile che un giorno possa arrivare una soluzione, o almeno una risposta, a livello politico?

L’italiano medio si guarda bene dall’esprimere in pubblico certe idee verso le donne, perché sa che il rischio di subire la gogna sociale è elevato, però credo che questa volta pochi abbiano bevuto la farsa del fascismo e delle arti marziali come causa principale di ciò che è successo, e molti siano irritati dal fatto che il successo sociale e sessuale di quegli assassini sia passato totalmente in secondo piano nei media. L’omicidio di Willy ha davvero risvegliato le coscienze anche dei più scettici. Non ti so dire cosa accadrà in futuro, però certe situazioni sicuramente col tempo si esaspereranno, le disuguaglianze cresceranno, la condizione maschile peggiorerà e prima o poi si arriverà ad un punto di rottura per cui la qualità della vita sarà così bassa che anche i più cauti se ne fregheranno di essere politicamente corretti. Le donne non possono rimanere immuni al giudizio sui loro comportamenti per sempre.

Difficilmente otterremmo giudizi così lucidi e incisivi dall’opinionista medio: ora finalmente sarà chiaro anche agli scettici perché il Redpillatore è così odiato. E nonostante egli non abbia ancora trovato il modo di proclamarsi incel, confidiamo che grazie alla sua alacre attività pubblicistica contribuirà comunque a salvare molte vite di “celibi involontari” dalla furia chadista che imperversa per la nazione.

I celibi italiani sono circondati?

Incel è un composto che indica un “celibe involontario”: si tratta di un’espressione entrata nel parlare quotidiano attraverso l’influenza del Paese più virtuoso e prospero al mondo, gli Stati Uniti d’America. In Italia, un celebre rappresentante di tale avanguardia è Mister Totalitarismo, giovane blogger che ha ricevuto l’onore (e l’onere) di essere il primo incel italiano ad apparire sulla Wikipedia ufficiale dell’Inceldom. Il Nostro a un certo punto avrebbe potuto benissimo montarsi la testa e usare tale qualifica per statusmaxxare. Invece egli ha deciso di sedersi comunque dalla “parte sbagliata”, di schierarsi con la fazione maledetta e denunciare quotidianamente la cattiveria e la bruttezza (esteriore ed interiore) delle donne. A supportarlo, tanti amici e “compagni di strada” come l’illustre Matteo Fais, che assieme al Redpillatore è stata una delle poche voci a riconoscere immediatamente il caso di Willy come “violenza chadista” (Sempre più like femminili al killer di Willy, 9 settembre 2020):

“Uno degli assassini di Willy, già seguitissimo su Instagram, ha visto incrementarsi enormemente il numero dei suoi follower in un giorno, dopo l’uccisione del ragazzo – e no, uno non diventa follower per insultarlo, lo insulta e basta. Potete constatare voi stessi. Manco a dirlo, sono tutte donne. Come volevasi dimostrare, il genere femminile – almeno per la maggior parte – si è totalmente e oscenamente bagnato al pensiero dell’assassino. Sono in calore. Tutte le squallide puttane lustra palle di bulli e violenti vari si eccitano all’idea di uno che ha la meglio su un povero ragazzino mingherlino e indifeso.  Esattamente come alle scuole superiori, le donne vanno su di giri al pensiero di un burbero senza cervello che picchia e massacra uno incapace di difendersi. L’abbiamo visto milioni di volte. Chi sottometteva gli altri compagni di classe e li faceva vivere nel terrore, giorno dopo giorno, di divenire soggetti delle loro angherie, guadagnava uno status”.

Ora, fa specie che Il Primato Nazionale, rivista per cui scrive anche Fais, nel numero di settembre 2020 pubblichi un impietoso editoriale contro la comunità incel, a firma Cristian Garui: in esso gli incel sono rappresentati come “casi umani” convinti di “essere rifiutati dalle donne in quanto brutti, disagiati e scarsamente dotati di risorse finanziarie”, nonché “frutto di una società, quella americana, affetta da una propensione alla schizofrenia sociale”. Sì, stupisce e addolora questo attacco da parte di una associazione filantropica che consideravamo sensibile alle nostre rivendicazioni: tuttavia, comprendiamo la necessità di un dibattito e accettiamo la “provocazione”, augurandoci naturalmente che essa non abbia il valore di fatwa contro la minoranza più mortificata e indifesa della Penisola.

Gli incel sono un bacino in cerca di un bacino

Come ha notato l’autrice femminista Mary Harrington in un eccellente articolo (Incels could become the new Vikings, 25 giugno 2020), i cosiddetti “rami spogli” (così li definiscono in Cina), cioè gli uomini “in eccesso”, gli scapoli senza alcuna prospettiva di matrimonio a causa dell’ipergamia femminile, tendono, nella disperata ricerca di opportunità per “mettersi alla prova” e testare il proprio valor de hombre, a “darsi al vandalismo, alla violenza e persino alla guerra civile”.

Questa burdensom community non potrà che continuare ad accrescere i propri ranghi da Occidente a Oriente (e forse laggiù le conseguenze di una “occidentalizzazione” dei costumi si acuiranno in modo inedito). Prima o poi essa finirà per rappresentare un problema politico e sociale del quale si dovranno subire le conseguenze qualora non ci sia mossi in tempo per governarlo. L’errore di prospettiva, in tal senso, è credere di poter passare la “patata bollente” (absit iniura verbis) alla sinistra dell’identitarismo sessuale, illudendosi che gli incel possano in qualche modo essere accolti nel pantheon delle minoranze oppresse.

Non accadrà mai, per due motivi in particolare: il primo è che di tutte le perversioni sessuali accettate dai “medio-progressisti” (ormai sempre più incline ad acconsentire anche ai “diritti” dei pedofili) non può ovviamente figurare quella della “famiglia monogamica e patriarcale” (anch’essa tutto sommato una aberrazione rispetto alla natura). In secondo luogo, le “rivendicazioni” incel vanno lette nel contesto post-ironico in cui sono sorte (nel caso italiano potremo pure parlare di post-bomberismo), come parodia del vittimismo “istituzionale” e mimesi del teatrino mediatico galvanizzato dall’esibizionismo politico-erotico di femministe e omosessuali. L’unico consolamentum che una qualsiasi sinistra potrebbe offrire a questa ondata di bárbaros vertical è l’incasellamento in una delle opzioni già ufficialmente approvate della loro tassonomia sessuale: per esempio assorbirli in qualità di “asessuali”, cuculacci (in riferimento alla triolagnia) o simp.

Accettarli solo in veste di incel però sarebbe impossibile: in tal modo il femminismo smetterebbe di rappresentare una estensione del dominio dell’ipergamia mascherata da egualitarismo e buone intenzioni, nel senso che il più blando richiamo alla coerenza ideologica anche nell’ambito delle relazioni sentimentali verrebbe denunciato come “imposizione patriarcale” e dunque si tornerebbe al punto di partenza. È evidente che allo stato attuale gli incel siano “incasellabili” ma non per questo debbano essere ostracizzati come “imbarcata di casi umani”, senza nemmeno ricevere la dignità di zavorra o chair à canon.

È ancora Matteo Fais, a nostro parere, ad avere una visione più lineare sulla questione, invitando la destra a Ripartire dagli incel (6 agosto 2020):

«Se la Sinistra, per affermarsi, da un certo momento in poi, ha fatto leva sugli omosessuali intesi come grandi esclusi, la Destra dovrebbe oggi fare perno sulla rabbia incel. Proprio come, a livello meramente economico, la nuova Destra si dedica agli ultimi, coloro precedentemente sostenuti dalla Sinistra, che dal processo di globalizzazione sono usciti a costole rotte – la piccola-media impresa, la borghesia depauperata -, così, a livello societario, gli incel rappresentano la nostra chiave di volta. Sono i grandi esclusi dall’universo della sessualità liberata promesso dal ’68. Sul piano affettivo e sessuale loro sono i disoccupati, gli scoraggiati, gli esodati, i precari, la borghesia impoverita, quelli che non ce l’hanno fatta. […] E quella loro rabbia tanto pericolosa, che spesso si manifesta in esternazioni deliranti, la nera e infelice furia che li caratterizza, avrebbe bisogno di essere mutata e incanalata in una spinta propulsiva di rovesciamento del sistema. Solo chi non ha niente da perdere e la coscienza del proprio malessere può fare realmente la rivoluzione e diventare pericoloso. Chiunque li etichetti come semplici “senza figa” sbaglia. Loro sono energia inespressa. E la soluzione dei loro problemi non è psicologico, come fanno credere in tanti, ma politico. Non sono insicuri, spaventati, e ai margini per questioni personali, ma, proprio come i succitati disoccupati e precari, per volontà politica. A più di una generazione è stato impedito di avere un lavoro vero e di diventare grande. Tra questi gli incel. In America, si vocifera che siano uno su tre – in Italia, temo le cose non vadano molto meglio. Vi rendete conto di che forza potrebbero andare a costituire?
Una Destra che voglia dirsi sociale non può trascurare la voce dell’insoddisfazione che si leva dalle masse, anzi deve sostenere il “ritorno del represso”. Gli incel potrebbero essere la soluzione. Sono i nuovi reduci, quelli di una guerra che non hanno mai potuto combattere».

La questione maschile come realtà di fatto

D’altra parte non si può negare che alcune delle obiezioni sollevate dall’editoriale de Il Primato Nazionale colgano nel segno, anche se sembrano rivolte più che alla “cultura incel” (una condizione che per certi versi non implica l’appartenenza a una organizzazione o a una corrente di pensiero), al “femminismo di segno rovesciato” che caratterizza in effetti una parte della manosphere. Due torti non fanno una ragione, è vero: ma ciò che dovrebbe ispirare una chiave di lettura diversa sono le potenzialità massimaliste che l’inceldom, proprio in quanto condizione e non militanza, comporta.

Per esempio, come notavamo sopra, dovrebbe far suonare un campanello d’allarme il fatto che la reazione dell’italiano medio all’uccisione di Willy, sia completamente sfuggita agli schemi imposti dal mainstream: si tratta di un sintomo dei  rivolgimenti in atto nella nostra società. Possiamo, senza dilungarci in improvvisate analisi sociologiche, osservare l’emergere di dinamiche simili nei diversi paesi occidentali: in primis, le conseguenze di un fenomeno migratorio incoraggiato dalla stessa parte politica che si è poi totalmente disinteressata alla fatidica “integrazione”. Quando l’illuminato editorialista del giornale progressista descrive il ventunenne di origine capoverdiana come “perfettamente integrato”, nemmeno si accorge che tale “integrazione” si è verificata a debita distanza di redazioni e sedi di partito. È una “integrazione” che da sempre la casta dei filantropi affida ai ceti subalterni: per dirla terra terra, il gazzettiere che scrive coccodrilli per Willy è probabilmente lo stesso che non avrebbe permesso ai suoi figli di frequentarlo. Sarà anche per questo che la famiglia della vittima è intervenuta per stigmatizzare ogni strumentalizzazione dell’orribile massacro del figlio, caduto per “crudeltà e ferocia ingiustificata che non ha colore né razza”.

Affermiamo ciò per indicare che, al di là di qualche trollata probabilmente proveniente -ma è solo un sospetto- dalla stessa area delle gazzette illuminate di cui sopra, non è stata nemmeno registrata quella reazione “razzista” di default in segreto auspicata dai mass media: come se la “questione maschile” si stesse lentamente imponendo su qualsiasi altra chiave di lettura, provenga essa dalla plebe o dalle élite.

Peraltro, per chiudere la digressione sullo spinosissimo tema, a fronte degli stranieri “perfettamente integrati”, ci sono gli “apocalittici”, quella marea di giovani maschi “appena sbarcati” che l’irresponsabilità dei più buoni ha trasformato in polveriera sociale. Pensiamo al caso svedese, in cui la politica di “asilo per tutti” ha prodotto uno sbilanciamento tra numeri di maschi e femmine alla “cinese”: troppi sbandati senza nulla da perdere e incapaci di incanalare la propria virilità in progetti costruttivi. Stiamo ancora parlando di una frangia di lunatici? Perché anche questo aspetto, sulla lunga distanza, rientrerà nella questione incel.

E, infine, se l’espressione incel appare troppo circostanziata per rappresentare tutte le sfaccettature del problema, si può sempre cambiare: noi l’abbiamo assunta per buona come tutte le cose che vengono dall’America. La destra potrebbe benissimo evocare la “barbarie verticale” alla quale anche noi abbiamo accennato tra le righe, tuttavia per recuperare un gergo più in sintonia con la propria sensibilità dovrebbe al contempo non porre la dicotomia con i “barbari orizzontali”, e quindi giudicare un violento marocchino o albanese “integrato” nella società attuale alla stregua di un italiano. A meno che, naturalmente, questa società non dispiaccia poi così tanto da sentirsi in dovere di preservarne ancora qualche maceria.

Gli incel sono la “peggior destra possibile”

Nel 2010 un’associazione cattocomunista patrocinò la pubblicazione di una raccolta di racconti da parte di “ex-bulli” che erano stati caritatevolmente accuditi dall’associazione stessa: mi colpì uno dei “temini” in cui il bullo accusava le compagne di classe ad averlo istigato a “fare lo scemo”. Lamentava anche l’assenza del padre, la crescita in un “quartiere difficile” e tante altre disgrazie, ma era l’approvazione del gentil sesso a ossessionarlo. Stupisce che questo fattore, per quanto non debba essere ingigantito, non sia mai stato preso in considerazione nell’analisi del fenomeno, nonostante esista una infinita letteratura scientifica sulla tendenza tutta femminile a essere attratta dai bad boys: uomini senza arte né parte, violenti, perdigiorno, stupidi e prevaricatori. Abbiamo segnalato (o tradotto) alcuni di questi studi sotto il tag ibristofilia, “parafilia in cui l’eccitazione sessuale [dipende] […] dal fatto di essere a conoscenza che il proprio partner ha commesso qualcosa di non consentito dalla legge, quindi dei veri e propri crimini, anche efferati, quali omicidio, stupro e rapina a mano armata” (Wikipedia).

Tale tendenza confluisce nella più ampia piaga dell’ipergamia femminile nella misura in cui, come nota ancora il Redpillatore,

“Anche se al giorno d’oggi gli esseri umani possono soddisfare più facilmente i loro bisogni primari e non si scannano più per il cibo (anzi il furto è punito dalla legge) e le donne sono protette dallo Stato attraverso le forze dell’ordine, il loro cervello non si è adattato alla moderna struttura sociale, quindi inconsciamente tendono ancora ad essere attratte da individui manipolatori, prepotenti e psicopatici, che sono poi spesso quelli che finiscono per compiere reati”.

Paradossalmente è la stessa conclusione a cui giunge l’autrice femminista citata anch’essa poco sopra:

Gli studiosi avevano auspicato che, con l’aumento del livello di istruzione e il raggiungimento dell’indipendenza economica da parte delle donne, l’ipergamia sarebbe sparita e esse avrebbero accettato qualche “compromesso” nell’accoppiamento.
Dopotutto, una donna in carriera potrebbe in teoria avere una vita più facile sposando un imbianchino dagli orari flessibili, in grado di occuparsi dei figli. Ma centinaia di migliaia di anni a dare priorità ai compagni con risorse e status hanno lasciato una eredità, e sembra che molte donne preferiscano ancora cercare il “miglior” partner potenziale. Un recente studio americano ha dimostrato che anche laddove le donne sono più istruite dei loro partner, esse mostrano comunque una preferenza per gli uomini che guadagnano più di loro. Insomma, le donne in carriera snobbano l’imbianchino e vanno alla ricerca di un marito con il loro stesso tenore economico o superiore.
Ad aggravare il problema, le norme sociali a protezione della monogamia si sono allentate a partire dagli anni ’60, ma ciò non ha reso le donne meno esigenti nei confronti dei loro partner. Il numero di americani sotto i 30 anni che non hanno mai fatto sesso è triplicato tra il 2008 e il 2018, ma non è aumentato altrettanto rapidamente tra le donne. L’unica spiegazione plausibile è che le donne continuano a fare sesso, ma sono in competizione per un gruppo più ristretto di uomini “desiderabili” e snobbano tutti gli altri.

Per tirare le somme, qualora la frustrazione maschile finisse per dirigersi verso un “femminismo di segno rovesciato” e la condizione di incel si trasformasse in “ideologia”, ad ogni modo i maschi sarebbero forse in grado di mettere in piedi un sistema se non più giusto, almeno più ordinato. Il doppiopesismo odierno infatti ha superato ogni limite: l’introduzione dei “valori femminili” in politica ha condotto al disastro morale e materiale. Come fa un noto adagio della comunità redpillata d’oltreoceano, “Le donne impongono le regole ai beta e le infrangono per gli alfa“.

Qui chiaramente si accenna a uno scenario in cui gli incel siano già stati “inquadrati”: ma, ripetiamo, la partita è ancora aperta. Nel senso che con un’adeguata propaganda molti maschi brutti e soli potrebbero accettare di confluire in una nuova vocale o consonante dell’alfabeto LGBT (da questo punto di vista è significativo l’infiltrazione nelle comunità incel di numerosi trans che attraverso meme e post-ironia tentano di presentare la loro scelta come una delle poche soluzioni praticabili). Tuttavia, non potranno mai accedere all’empireo della politica identitaria solo in quanto incel, nemmeno rinunciando ai meme. Resteranno sempre un “movimento di estrema destra”, anzi addirittura della destra peggiore, cioè quella che, secondo il vieto paradigma reichiano ancora in auge (fascismo come sfogo collettivo della repressione sessuale), non riesce neppure a mascherare il proprio “morire di figa” con divise, gagliardetti, marce e processioni.

Si tratta, alla fin fine, di “scommettere sul cavallo perdente”. In effetti non una grande prospettiva per l’area, ma non è che esistano molte alternative: riproporre modelli virili tradizionali per una generazione maciullata sarebbe a dir poco anacronistico. Soprattutto perché senza un “oggetto totale” a cui conformarsi si finirebbe per fomentare il bullismo da periferia o da stadio. Non si cada altresì nell’illusione accelerazionista che lasciandosi dietro gli “sfigati” si contribuisca in qualche modo a sveltire l’exitus di una società decadente: il grigiore può estendersi ad nauseam, senza neppure la dignità di un suicido collettivo – tutt’al più un’eutanasia di massa asettica e rallentata a tal punto che non ci si farà nemmeno caso. Questa è la conseguenza peggiore: che il mondo finisca non con uno schianto ma con un lamento.

6 commenti su “La violenza chadista in Italia – con una INTERVISTA ESCLUSIVA al REDPILLATORE: “Tra una generazione saremo tutti morti (o incel)”

  1. Noto che le istanze politiche delle relazioni tra genere maschile e femminile sono piuttosto confuse. La sinistra, nella sua missione di difendere i diritti dei più deboli (come le donne pre-femminismo) abbracciò il femminismo, finendo con diventare complice di quello che poi diventò un movimento discriminante verso i maschi, di fatto privandoli di diritti fondamentali. Dall’altro lato gli incel si rivolgono alla destra più estrema e fascista perché, se a sinistra ci sta il femminismo, che altro spazio rimane ? Ma la destra fascista è quella che fa propri gli ideali della legge del più forte, dello schiacciare il più debole, della società gerarchica con i più deboli sotto. Il fascismo condivide molti valori con il “chadismo”, dall’estrema destra non arriverà nessun vero aiuto verso gli incel, solo finte mani tese per avere consenso politico, mentre in realtà li ritengono dei “casi umani”, come riporta il Primate Nazionale.

  2. Vince chi riesce a farsi carico di più istanza, gli incel non possono vincere perché non riescono a trovare una donna ma possono vincere facendosi carico dell’intera questione maschile e delle vili ingiustizie che la legge ha generato contro gli uomini.

  3. …il grande tabù degli incel è il complesso di inferiorità verso i Chad, sudditanza psicologica a quelli che intimamente invidiano e ammirano come razza superiore, non plus ultra del fenotipo. la rivoluzione Incel deve puntare alla mortificazione, alla sistematica ghettizzazione dei più dotati, in alcuni casi alla loro eliminazione…primo passo per una redistribution tra normal people…una platea maschile in cui gli incel non indicherà soltanto una condizione di soglia…

    1. L’incel che si vendica del suo chad (percepito) e la sua femme è già cronaca nazionale.
      Fra pochi giorni verrà fuori la vita dell’infermierino pugliese e i media lo classificheranno come un incel sfranto: ci sarà da divertirsi.

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