Fermiamo l’industria della seduzione!

Cari sfigati, estote parati: anche il nostro Paese sta per essere invaso dalla cosiddetta industria della seduzione! Un esercito di pick-up artists è già pronto a insegnarci le Diecimila tecniche per stringere la mano a una ragazza in modo intrigante e altre amenità. Si tratta dell’ultimo colpo di coda del mos maiorum prima dell’esplosione della Questione Maschile in tutta la sua virulenza: negli Stati Uniti a livello mainstream gli anni ’00 hanno rappresentato un vero e proprio “decennio della seduzione”, che ha lasciato ai suoi adepti (nel frattempo rimasti comunque soli) una caterva di reality show, manuali di self-help e corsi di indottrinamento. Ora laggiù è (quasi) tutto finito, ma essendo l’Italia una delle “pattumiere” degli Stati Uniti, dobbiamo prepararci a un boom dell’imbarazzante fenomeno anche dalle nostre parti.

Ovviamente la “domanda” per questo tipo di “offerte” deriva dal pregiudizio positivo che la società odierna ci impone nei confronti delle donne, unita a secoli di angelicazione e romanticismo, ai quali va infine aggiunta una certa propensione psicologica da parte del maschio a rifiutare di riconoscere nell’altro sesso il suo stesso grado di “superficialità” nella selezione del partner. Questa miscela deleteria porta quindi a pensare che esistano tecniche particolari in grado di ammaliare e quasi ipnotizzare la femmina, quando invece la realtà quotidiana ci dimostra come raramente la donna scelga un partner in base al carattere o alla personalità.

Non è però solo una questione di dignità maschile o addirittura sentimentalismo: il primo punto è puramente economico. I “maestri della seduzione” sono truffatori al pari di quelli che vogliono rifilarci cose per strada o per telefono. I prezzi molto salati e purtroppo anche chi si crede based and redpilled potrebbe “cascarci” in un momento di sconforto, o solo per conformismo. Perciò, come nei Cinque Comandamenti di Mangoni, al primo posto ci sono sempre i soldi: pur essendo così pochi da non servire nemmeno per conquistare una donna, è sempre comunque meglio sputtanarseli in qualsiasi altro modo che non nel gioco delle tre carte.

Oltre a ciò, esiste chiaramente anche un problema di dignità, perché se è vero che una bizantina e patafisica “tecnica della seduzione”, composta da migliaia di rituali e dogmi, aiuta a resistere psicologicamente all’urto continuo dei respingimenti, a lungo andare essa riduce l’uomo a un saltimbanco. D’altro canto i ripetuti fallimenti, lungi dal rappresentare esperienze di crescita, concorrono invece ad acuire il vuoto interiore ed erodere giorno per giorno l’autostima. A un certo punto bisogna rassegnarsi: se non avete mai avuto una ragazza in quarant’anni di vita, non è perché non avete saputo dire le cose giuste al momento giusto, o perché non avete mai colto i “segnali” che le donne vi hanno dato. Semplicemente, non siete attraenti, tutto qua: al massimo potreste lavorare su questo punto, ma è un’impresa difficile e costosa, e in ogni caso un pick-up artist non è né un chirurgico plastico, né un personal trainer e tanto meno un dentista.

A proposito della storia dei “segnali” (uno dei leit-motiv dell’arte della seduzione), è anche qui necessario fare un po’ di chiarezza: l’idea che le donne, ai pari dei radar, mandino “segnali” e che chi non è capace di “coglierli” ha perso l’occasione della vita, crea aspettative ingiustificate, le quali a loro volta generano immensa frustrazione. Per esempio, se una vi toglie la forfora dalla giacca oppure vi chiede per strada un fazzoletto, non è il “segnale” che vuole essere rimorchiata. Eppure questo è in sostanza ciò che si insegna nei famigerati “corsi di seduzione”, quando in realtà l’esperienza dovrebbe farci capire che qualsiasi “segnale” giunga da una donna, è sempre e comunque un falso allarme: le donne non lanciano proprio alcun “segnale”, l’unica cosa che desiderano è che tu muoia, preferibilmente male (ma sempre come il loro “migliore amico”).

Al di là delle note di colore, esiste però un pericolo più concreto nell’accettazione dei principi della “libera concorrenza” in campo sentimentale: prima che l’industria della seduzione passasse di moda negli Stati Uniti, per un certo periodo la sua diffusione ha rappresentato quasi un’emergenza sociale. I supermercati sono stati infatti costretti ad aumentare la sorveglianza “anti-rimorchio” contro i plotoni di maschi poco attraenti intenzionati ad “approcciare” qualsiasi cosa assomigliasse a una donna.

Da ciò possiamo dedurre che, anche qualora tale industria non rappresentasse una truffa ma insegnasse tecniche realmente efficaci, in ogni caso ci penserebbero i legislatori a farla fallire: ormai la “matriarcalizzazione” delle società occidentale procede a passi così veloci che la richiesta del numero di telefono da parte di un maschio non attraente rappresenta potenzialmente già una forma di “molestia sessuale”.

Dunque è saggio non dare alcun credito alla favola dei “segnali”, perché il fraintendimento colossale è sempre dietro l’angolo, né farsi suggestionare dalle panzane sulla “personalità”, perché la timidezza è solo un meccanismo di difesa verso l’ennesima delusione (che potrebbe essere quella di troppo). L’arte della seduzione ha lo stesso valore dell’astrologia e della chiromanzia: ma dato che un’infinità di italiani crede appunto a queste cose, temo che la sua diffusione sarà inarrestabile.

Infine, c’è una piccola ma amarissima black pill da ingollare riguardo all’assurdità dell’ars amatoria: anche in un mondo in cui il 99% dei maschi di bell’aspetto fossero ritardati, depressi, autistici, stupidi, intrattabili ecc., e dunque il “bel carattere”, il portamento, il savoir-faire potrebbero effettivamente sopperire all’aspetto, basterebbe che ci fosse un solo maschio bello e dal carattere minimamente sopportabile, che il 99% delle donne sarebbe attratta da lui!

Le tecniche di seduzione, in un ultima analisi, trasformano l’uomo nel corrispondente maschile della “amica simpatica”, quella che tutte vi vogliono presentare ma che al di là di quell’aggettivo (“è molto simpatica”) non riescono nemmeno a descrivervi. Magari ci siete pure usciti e avete scoperto che tutta quella “simpatia” non era che una affettata e insopportabile espansività: ecco, cari “seduttori”, ora potere finalmente guardarvi allo specchio. L’amica simpatica adesso siete voi.

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