Le donne sono le cavaliere della morte

Quest’anno, che faccio partire dal 5 dicembre 2019 per motivi cabalistici, sono riuscito per la prima volta in vita mia a ottenere qualche appuntamento con le rappresentanti del gentil sesso. Trentuno, per l’esattezza: undici follower tra Facebook e Twitter, più venti raccattate su Tinder. Sì, alla fine mi sono reiscritto alla diabolica app di incontri e tra settembre e novembre ho ottenuto circa un centinaio di match (il lockdown ha dato i suoi frutti).

Una volta eliminati i bot e i fake, sono infine rimasti settanta esemplari, almeno all’apparenza tutte femmine “autentiche” (ma su alcune ho preferito non indagare più di tanto), nei confronti delle quali ho adottato la selezione più spietata che un uomo possa permettersi: via le ciccione, le over 30 (già oltre la soglia del cartone vuoto delle uova) e -naturalmente- quelle sotto il 7. Alla fine ho deciso di concedere un appuntamento a una ventina di puledre delle quali non racconterò nulla perché a) non mi va di braggare; b) c’è effettivamente poco da dire.

Giusto per fare un bilancio, potrei classificare le donne che ho incontrato in tre categorie: 1) La Dea dell’Amore, unica e inimitabile (nonostante tutto porterà sempre questo appellativo, che lo voglia o meno); 2) le puttane assassine, che sono le mie follower (in genere teppistelle simpatiche con tendenze nazi-chic); 3) le cavaliere della morte, che sono le disperate di Tinder nonché le rappresentati della nuova era.

Prendo in prestito l’espressione con cui Bloy ha definito Maria Antonietta nell’omonimo libello (La Chevaliere de la Mort) solo per gusto letterario: in verità qui l’unico nume da scomodare sarebbe quello di Freud, poiché aver a che fare con così tante donne in così poco tempo mi ha permesso di vedere tali creature sotto una prospettiva forse inedita (almeno per un leggendario morto di figa come me) e di rendermi conto che esse sono le vere ancelle del Todestrieb, il cupio dissolvi al quale, secondo il padre della psicanalisi, anelerebbe l’intera materia.

Il modello di donna in cui ci si può imbattere su Tinder, ma in generale in tutte le società occidentali del XXI secolo, è quello immortalato sull’icastica copertina del New Yorker di fine 2020: una mulatta che vive nella sciatteria più totale, circondata da sporcizia e gatti, con le gambe pelose e un cocktail non ben identificato nella mano, mentre lavora in smart working, attorniata dall’irrinunciabile corredo di mascherine e guanti buttati a terra, con il bonus del tubetto di ansiolitici abbinato a cartoni di cibo cinese d’asporto e scatoloni di Amazon non ancora aperti.

Da una parte, è vero, mi rendo perfettamente conto che, in quanto incel, questo è l’unico tipo di femmina a cui potrei aspirare per un fugace accoppiamento; dall’altra però noto che, svincolato dal rigido corsetto del patriarcato, l’intero genere femminile sulla lunga distanza si lascia completamente andare e, in veste di “custode della vita”, trascina con sé il resto della creazione.

Per fare qualche esempio, nella donna “liberata”, in colei che, una volta evasa dai sacrosanti paletti imposti dalla civiltà (che coincide tout court col patriarcato) si fa vessillo della pulsione di morte, non esiste alcun “istinto materno”: al contrario, le femmine “allo stato brado” sono talmente terrorizzate dall’idea di restare incinte da esser pronte a qualsiasi espediente pur di sbarazzarsi della prole (dall’infilarsi una gruccia di ferro nella vagina a scendere – o a salire, infanticidio compreso).

Il crollo del tasso di natalità ben al di sotto del limite di sopravvivenza di un popolo è del resto la dimostrazione più lampante di tale tendenza: non appena allentata la stretta sull’altra metà del cielo, essa ci ha condotto dritti dritti alla degenerazione totale. Solo questo, francamente, mi viene da dire sulle signorine che ho incontrato: mio malgrado ho dovuto improvvisarmi tombeur de femmes solo perché non una di esse è parsa minimamente disposta a iniziare una relazione seria (nemmeno le trentenni, le terrone o le commesse). Per il resto, avrei potuto farmi anche le cozze, le obesoidi e le 6, ma essendo intellettualmente onesto non ho mai ceduto alla “fame”. Mai. Ne va della dignità maschile, nostro ultimo orgoglio.

Chiaramente qualcuno di voi avrà già iniziato a sbraitare “fakecel!!!” imbrattando tutto lo schermo del pc con le famigerate droplets (viva il covid, a proposito). Beh, sì, avete ragione: è anche per questo che mi sono allontanato dalla “comunità” e non ho scritto ancora un pezzo per i Rami Spogli, intelligentissimo blog  per maschi soli al quale avevo promesso di partecipare. In realtà faccio ancora fatica a non considerarmi più un “celibe involontario”, per l’ovvio motivo che non ho trovato alcuna donna disposta non dico a formare una famiglia col sottoscritto, ma almeno a pensare a una relazione a lungo termine: il “successo” inaspettato degli ultimi mesi (che è anche uno dei motivi per cui non parlo praticamente più di figa su queste pagine) mi pare addirittura avere un qualcosa di satanico, nel senso che giunge proprio nel momento in cui l’unico obiettivo che mi sono dato nella vita è morire.

Sembra che le donne apprezzino la prospettiva del Vishnu evocato da Oppenheimer: “Sono diventato Morte, il distruttore dei mondi”. Dovrei raccontare troppe cose per farvi capire ciò che davvero intendo (un giorno lo farò, forse); per il momento posso soltanto constatare, con infinita tristezza, che l’unico “approccio” attualmente in grado di funzionare è proprio questo: a parte quel residuo di femmine che in qualche modo hanno potuto godere degli ultimi fuochi dell’educazione patriarcale, tutte le altre cercano la distruzione, la morte, l’annichilimento. Altro che fiori, cioccolatini e nastri rosa: quelle sono fantasie maschili che abbiamo proiettato su di loro per rendere la vita degna di esser vissuta.

La donna liberata è dunque l’antitesi, la nemica naturale, del bon père de famille: quando questi tipi si moltiplicano, qualsiasi società è destinata a crollare, per il semplice motivo che appunto solo i “distruttori di mondi” sono incentivati a proseguire la specie. Tutti gli altri diventano “rami spogli”, maschi che sopravvivono per inerzia conducendo una esistenza insulsa e priva di qualsiasi significato. Anch’io continuo a considerarmi parte di questa casta di inferiori, nonostante il fatto di avere ancora tutti i capelli, non essere più in sovrappeso e avere gli occhi verdi mi abbia garantito una minima possibilità di accoppiamento. Ma non era quel che cercavo, anche se a cavalla donata non si guarda in bocca.

D’altro canto non è facile per uno come me atteggiarsi a Chevalier de la Mort: io ho l’istinto del patriarca, non del puttaniere, del cavalier zerbente o del “cuculaccio”. Nello spazietto di machismo che mi sono ritagliato ho tentato in qualche modo di rimettere queste sgallettate in riga: alle grasse ho ricordato che sono grasse, alle brutte che sono brutte e alle estroverse che sono zoccole. Credetemi, non ho approfittato dell’effimero ed estemporaneo exploit per “infilarlo nei tombini”, come continuava a ripetere pedissequamente una mia vecchia (absit inura verbis) seguace. Sono stato estremamente selettivo e ipergamico, e nonostante ciò il disgusto ha prevalso su ogni cosa.

Nella mia vita ormai lavoro e basta; torno in una casa vuota, devo far da mangiare e apparecchiare sempre per uno (non posso più nemmeno andare al ristorante perché i covidioti temono che le loro inutili vite finiscano per uno starnuto), sono persino costretto a lavarmi le mutande da solo (mi ha sempre irritato, non aver mai avuto a disposizione una donna -a parte mia madre- disposta a compiere questo supremo atto di altruismo e amore nei miei confronti). In compenso, posso spendere mille euro in una serata per allietare una zozza che ha talmente tanti problemi da dover utilizzare una app di incontri per farsi approcciare dai maschi (ecco, prima di scaricare Tinder ricordatevi che ci sono d-parola che lo usano “per trovare amici”: praticamente per interagire in maniera decente con un altro essere umano devono iscriversi a un social scopereccio).

Una delle conclusioni che potrei trarre è che, a quanto pare, sì, forse è possibile convincere le femoidi ad andare oltre l’aspetto esteriore di un uomo e provare attrazione per la sua “personalità”, ma ciò implica l’eventualità di trasformarsi in pezzi di merda. Perché quella è in fondo l’unica personalità a cui le “liberate” si affezionano. Io ho cercato di trattenermi, di evitare di toccare il fondo dell’abiezione, ed è probabilmente per questo che mi ritrovo a trentacinque anni senza “focolare”, uno straccio di moglie e uno straccetto di figlio.

Non ha tutti i torti (anzi), il Redpillatore, a descrivere l’Italia attuale come “una società con tasso di natalità quasi azzerato dove a riprodursi ormai sono solo spacciatori, assassini e feccia varia, la cui prole viene mantenuta dal lavoro dei tutti gli altri coglioni lavoratori e pagatori di tasse perennemente schifati e umiliati dalle donne”. Personalmente constato questa involuzione da anni, dal mio “osservatorio” privilegiato di insegnante: quelli come me non si riproducono quasi più. Difettano di tatuaggi, tossicodipendenza e “un poncho fatto con la propria fedina penale” (cit.).

Sono veramente stanco delle donne. Mi hanno rovinato la vita, non hanno avuto un minimo di pietà nei miei confronti, mentre io ne ho avuta fin troppa. Nelle ultime settimane mi sono accorto di esser disposto ad accettare, seppur lentamente e cautamente, la prospettiva di rimanere un ramo spoglio, di non avere altro modo di esprimere la mia virilità se non attraverso l’alcolismo, la rabbia e i tentativi di suicidio. Senza alcun desiderio di apparire come un banalissimo poète maudit, poiché per il resto sono un reietto ad altissimo funzionamento, un componente stimatissimo e integerrimo dell’orrenda società in cui viviamo: ottimo stipendio, eccellenti referenze, nessun vizio illegale, conoscenza di numerose sure del Corano, anima quietista e conservatrice, mai un’imprecazione o una bestemmia sul posto di lavoro.

Il mio destino sarà proprio quello di mantenere la prole delle donne che mi hanno schifato e che hanno preferito accordare il vantaggio evolutivo ai cavalieri della morte. Come sempre, abyssus abyssum invocat.

PS: Come ho detto un giorno vi racconterò dei miei incontri, ma vi offro un assaggio: una studentessa meridionale trapiantata a Milano, sparita all’improvviso dopo il primo appuntamento e poi ricomparsa a distanza di circa due settimane per avvisarmi di esser stata ricoverata in ospedale a causa di un “episodio maniacale”. A dir poco pittoresco lo scambio di battute che ne è scaturito (ai tempi lo avevo riportato anche su Twitter):

“Ma non ti sei accorto che sono bipolare?”
“No, mi sei sembrata normalissima come tutte le altre”.

10 commenti su “Le donne sono le cavaliere della morte

  1. Mille euro per allietare un zozza? Che ne diresti di spendere solo un decimo di quella somma per pagare una mignotta ad un fratello incel? (anche se ormai ti ho catalogato come pseudo-Chad)

  2. Cerco da anni ragazze sinceramente cattoliche: dove sono le figlie delle Papa-Girls degli anni 80-90, le figlie di Lorena Bianchetti, di Costanza Miriano, di quella stagione felicissima di Juan Pablo II?

    1. Sono già sposate e con figli. E se le incontri prima del matrimonio, sono già fidanzate o lo diventano entro poche settimane con qualcuno che conoscevano da molto tempo.

  3. la seduzione covid è piu semplice della normalità a meno che uno non sia sposato con rischi per il tracciamento…le donne non resistono astinenza/solitudine

  4. Ah ok allora ho capito gli strali contro il lockdown, è perché il nostro chad totalitarismo non può andare a scopare con le tinderelle bipolari di Milano.

  5. Questo racconto ha diversi nodi dadaisti che andrebbero sciolti (spendere mille euro in una serata per una ragazza conosciuta su Tinder, è un ossimoro -a meno che su Tinder non avevi una foto con un 911-).
    Tolte tutte le incongruenze biografiche, sono da lodare l’eleganza della prosa e la profondità del messaggio sulla reale natura dell’animo femminile.

    1. per una 8 si possono spendere, comunque era per dire che invece di usare quei soldi per provvedere alla mia famiglia sono costretto a buttarli nel cesso per progetti frivoli ed effimeri come scopare a caso

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