Alle femministe non piacciono i femministi (parola di femminista!)

Why I won’t date another ‘male feminist’
(Kate Iselin, Guardian, 19 ottobre 2015)

Chiunque nutra un qualche interesse per argomenti come la parità di genere o i diritti delle donne, sarà sicuramente allietato nell’osservare come il femminismo stia diventando sempre più popolare. Non è più solo una questione di intellettualoidi che ci chiedono di bruciare i reggiseni: il rinnovamento del femminismo per il nuovo millennio lo ha reso interessante come un pezzo di Beyoncé. Ci sono corsi di boxe femminista, cucina femminista e, naturalmente, siti di incontri femministi. Perché quando diciamo di “volere tutto”, intendiamo anche un fidanzato femminista, giusto?

In teoria, una cosa fantastica. Sarebbe brutto in effetti avere una relazione con qualcuno la cui posizione sociopolitica differisce totalmente dalla propria, quindi quando ho iniziato a definirmi “femminista” ho pensato che le mie convinzioni si sarebbero espresse anche nei miei appuntamenti. Sono una femminista, quindi anche gli uomini con cui esco e dormo dovrebbero essere femministi, giusto?

Sfortunatamente, non è così semplice. Dall’uomo che mi ha inviato foto del suo petto nudo e incoraggiato a contraccambiare in nome della “liberazione dei capezzoli”, al collega che si è crucciato per essersi fatto fare un pompino perché, nonostante si sia divertito, l’ha trovato degradante per una donna. Uscire con i femministi alla fine è stata una delle decisioni meno sensate che io abbia mai preso.

Non è che non voglia stare con un uomo che mi rispetti, condivida i valori in cui credo o sia consapevole delle disuguaglianze di genere nella società odierna. Questo è il minimo indispensabile.

Ma gli uomini in cerca di una relazione “femminista” tendono a rientrare in due categorie: 1) quelli che usano la nostra attrazione come segno di approvazione e cercano “trofei” per lavarsi la coscienza dai loro atteggiamenti machisti; 2) veri predatori sessuali che usano qualche frasetta per mirare a ogni giovane donna che condivida il concetto di sex-positivity [inteso come darla via in nome dell’empowerment femminile, ndt].

La commercializzazione dei siti di appuntamenti “femministi” rafforza ancora di più certi atteggiamenti, rendendo le donne preda di maschi intenzionati a utilizzare quelle due-tre cose che sanno sulla questione femminile per cercare occasioni facili, oppure una fidanzatina in un movimento che richiede alle donne di essere tutt’altro.

Ogni horror story “femminista” che ho vissuto si aggiunge alle decine che mi sono state raccontate. C’era un tizio che venne con me a una manifestazione solo per sparare battutacce sessiste: dopo ogni osservazione mi guardava per capire che reazione suscitasse in me il suo squallido umorismo e quanto potesse tirare la corda prima di spezzarla.

Ho pranzato con un uomo la cui apertura verso il sesso e la sessualità mi ha colpito, finché non ho rifiutato la sua offerta per una sveltina pomeridiana: la sua reazione mi ha fatto capire che il suo femminismo non contemplava la mia “frigidità”. Poi c’era quell’altro che mi inviava messaggi ogni due giorni per chiedere la mia opinione femminista su tutto, dalle decorazioni vaginali all’autobiografia di Lena Dunham. Quando finalmente gli chiesi di placare i suoi bollenti spiriti, si è arrabbiato dicendomi che avrei dovuto ringraziarlo per le sue continue domande e di considerarmi fortunata che un uomo volesse sentire la mia opinione su qualcosa.

Non è che non credo che gli uomini possano essere femministi. Ci sono molti uomini nella mia vita che si sono avvicinati al femminismo con rispetto e sensibilità, che hanno usato il femminismo per riflettere sul proprio privilegio maschile e grazie a esso sono diventati persone migliori.

Questi uomini sono però in minoranza rispetto al resto dei femministi maschi in cui la sottoscritta e molte altre donne si sono imbattute: uomini che usano il termine “femminista” come esca o alter ego, supponendo che il loro rispetto “interessato” gli garantisca legioni di amanti genuflesse (davvero la cosa più anti-femminista che ci sia).

Quando si tratta di appuntamenti e relazioni, non mi interessa chi apre la porta a chi, oppure chi paga il conto. Voglio semplicemente trovarmi in una situazione in cui le mie idee politiche non vengono sessualizzate, dove possa guardare il mio partner e vedere qualcosa di più che non un meme femminista che prende vita, e pretendere che anche loro mi vedano come un essere in carne ossa: una femminista, sì, ma non una che si “esibisce a comando”.

Il femminismo mi ha aperto gli occhi e dato potere, e ora voglio usare quel potere per dire ai maschi del movimento di darci un taglio. Una femminista non è la “spalla” di nessun uomo.

2 commenti su “Alle femministe non piacciono i femministi (parola di femminista!)

  1. Leggendo questo pezzo mi è venuto in mente che negli articoli in cui si parla di sesso/relazioni amorose sono replicate le stesse dinamiche che si trovano negli articoli che parlano di curriculum/ricerca di lavoro. Basta fare una veloce ricerca e si trovano migliaia di articoli che illustrano come bisogna scrivere un curriculum, il carattere da utilizzare, il numero di pagine, gli hobby da inserire, oppure articoli su come scrivere la lettera di presentazione, su come rispondere alle inserzioni e via dicendo. E se per caso non trovi lavoro, beh, allora è colpa tua che non hai seguito i preziosi consigli, il curriculum è troppo lungo, nella foto allegata non dimostri “sicurezza in te stesso”, l’impaginazione è brutta. Non è che non vieni assunto perché non ti vogliono o perché l’azienda non vuole investire, no, la colpa è del font utilizzato (quando è già tanto se le laureate in psicologia che stanno nelle risorse umane sanno usare Word 97).

    E nell’articolo qui sopra è la stessa cosa, anche se in forma indiretta, in questo caso è come se l’azienda scrivesse il perché certi candidati siano stati scartati come potenziali dipendenti. Ma il succo è lo stesso, cioè quello di nascondere le motivazioni reali di un rifiuto (non ti scopo perché sei brutto) utilizzando i soliti pretesti (dovevi fare questo e non quello).

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