Nasrallah: le sanzioni contro Hezbollah sono un segno di debolezza

Il discorso del Segretario Generale di Hezbollah
nel trentesimo anniversario
della fondazione della organizzazione

(8 marzo 2019; trad. it. di “Gog&Magog“)

«Le sanzioni americane e l’assedio finanziario che stiamo vivendo, insieme all’aggiunta alla lista delle organizzazioni terroristiche, e recentemente, la decisione britannica di aggiungere l’“ala politica di Hezbollah” alla propria lista dei gruppi terroristici, e le conseguenze di tutte queste misure  –  perché in passato hanno già aggiunto la nostra sezione militare, come si dice, nella lista delle organizzazioni terroristiche, e qualche giorno fa hanno aggiunto il ramo politico, secondo le loro distinzioni (puramente artificiali)…

A questo proposito, quando parliamo di sanzioni statunitensi, dovremmo aspettarci che diventino ancora più severe, sia contro coloro che ci sostengono che contro la nostra parte, cioè contro la Repubblica islamica dell’Iran, contro la Siria, e contro tutti i movimenti di resistenza e l’asse di resistenza, e contro di noi Hezbollah.

In Libano sono intervenuti sulla questione delle banche (che qui operano), e hanno imposto loro un assedio e severe restrizioni. Hanno stilato una lista di operatori economici, imprese, associazioni e gruppi considerati terroristi, vietando qualsiasi transazione finanziaria o bancaria con loro. Hanno anche incluso nell’elenco delle sanzioni un certo numero di personalità e commercianti libanesi. E questo può solo continuare. Vedremo probabilmente i nomi di nuove persone e organizzazioni inseriti nelle blacklist, nuove restrizioni, ecc. I nostri nemici continueranno su questa strada, e ciò per quanto riguarda le sanzioni statunitensi.

D’altra parte, ci troveremo anche di fronte ad una proliferazione di liste di organizzazioni terroristiche. Ad esempio, da quando i paesi del Golfo hanno una lista di organizzazioni terroristiche? È solo negli ultimi anni che hanno creato tali liste. Anche altrove, ci sono paesi che vengono a creare la loro lista di organizzazioni terroristiche, o che già ne avevano una lista, e ci aggiungono su di essa, come ha fatto la Gran Bretagna, e dobbiamo anche aspettarci che altri paesi facciano lo stesso, e inseriscano Hezbollah nella sua lista dei terroristi e la descrivano come tale. Si tratta quindi di una tendenza che continuerà.

Ma come porci di fronte a questa tendenza e queste misure? Possiamo considerarle come atti specifici non collegati al passato o al futuro, oppure possiamo considerarle come un processo globale e continuo, che abbraccia il presente, il passato e il futuro. La seconda prospettiva è quella giusta.

Perché? Perché ci permette di capire esattamente cosa significano queste misure, in quale contesto si adattano e quali sono i loro obiettivi, il che ci permette di affrontarli e di non permettere il raggiungimento di questi obiettivi. E questa è la responsabilità di tutti i membri e sostenitori della Resistenza. È responsabilità della Resistenza, dei suoi membri e delle loro famiglie, delle sue masse, della sua base popolare e dei suoi sostenitori, di chiunque faccia parte di questo storico movimento umanitario nella nostra regione, non solo in Libano.

In quale contesto sono adeguate tali sanzioni? Dobbiamo capire che siamo effettivamente oppressi da queste sanzioni ingiuste, ma ci vengono imposte precisamente perché siamo i più forti . Non siamo deboli e oppressi: piuttosto, se ci attaccano in questo modo, è perché siamo i più forti. Siamo oppressi e trionfanti. Com’è possibile?

Dal 1982 e fino ad oggi, gli Stati Uniti e Israele, che hanno il loro progetto di egemonia sionista USA-sionista sulla nostra regione, il nostro paese, le nostre scelte e la nostra sovranità in tutta la area, dal 1982, hanno subito sconfitte su sconfitte. E’ una realtà chiara, di cui abbiamo parlato molto in passato. Come breve promemoria, senza fermarsi su ogni punto, ricordiamo ad esempio:

1. L’invasione del 1982 rientrava nel quadro di un piano USA-israeliano per il Libano, la Palestina, tutta la regione e la definitiva soluzione del conflitto arabo-israeliano. Chi ha frenato, neutralizzato e frustrato questo progetto infliggendogli una cocente sconfitta? I movimenti di Resistenza in Libano, e non intendo solo Hezbollah: Hezbollah, il movimento Amal, i partiti patriottici, i movimenti islamici, le varie fazioni della Resistenza, con il sostegno di Siria e Iran.

2. Dal 1982 al 1985, e con tutti gli eventi successivi, questo progetto è crollato.

3. Nel 2000, la storica sconfitta di Israele in Libano.

4. In seguito, il ritiro israeliano dalla Striscia di Gaza.

Tutto questo ha distrutto il progetto e il sogno del Grande Israele. Ho già parlato in dettaglio di tutto questo, e non c’è bisogno di ripeterlo di nuovo.

5. Nel 2006, e anche prima, con l’arrivo dei neoconservatori al potere negli Stati Uniti, c’era un massiccio piano statunitense per riprendere il controllo dell’intera regione. Hanno iniziato con l’invasione dell’Afghanistan, l’occupazione dell’Iraq, il tentativo di assediare l’Iran e isolare la Siria, per liquidare la causa palestinese e dare un colpo mortale alla Resistenza in Libano e sradicarla nel 2006. Il successo della fermezza di Hezbollah in Libano nel 2006, delle fazioni della Resistenza a Gaza nel 2008, e di Siria e Iran, hanno ostacolato questo enorme e pericoloso progetto che minacciava la nostra regione.

6. Nel 2011, il progetto di distruzione di quella che io chiamo la spina dorsale del campo della Resistenza nella nostra area, cioè la Siria e lo stato siriano.

7. Qualche anno dopo, sono tornati in Iraq attraverso l’Isis e hanno preso di mira l’intero Asse di Resistenza.

8. Hanno continuato a esercitare pressioni sul Libano, sulla Palestina e sul popolo palestinese.

9. Hanno lanciato una guerra atroce contro i nostri fratelli nello Yemen.

10. Per non parlare dell’occupazione del Bahrein, ecc.

Tutto questo fa parte del progetto di egemonia americano-israeliana. Ho già detto in passato che molti paesi regionali sono stati strumenti di questo progetto (Arabia Saudita, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Qatar….).

Ancora una volta, l’Asse della Resistenza, i paesi della Resistenza e i partiti della Resistenza si sono opposti a questa guerra e hanno affrontato questo progetto. Abbiamo vinto con decisione la battaglia in Iraq, stiamo per farlo in Siria e abbiamo completamente trionfato in Libano. Nello Yemen (i nostri fratelli) resistono ancora vittoriosamente contro la continua aggressione. Gaza continua a resistere a tutte le forme di aggressione e di blocco. E lo stesso vale per la Repubblica islamica dell’Iran e la sua resistenza alle sanzioni USA. Così, anche questo progetto è fallito.

Voglio dire, per quanto riguarda la situazione attuale e anche il futuro, che cosa sperano Trump e suo genero Kushner, di realizzare una conquista storica nella regione attraverso il Deal of the century (per liquidare finalmente la causa palestinese), senza contare chi affronta questo progetto e lotta per sconfiggerlo? Sono l’Asse della Resistenza, i movimenti di resistenza, i paesi della Resistenza e il popolo palestinese in primo luogo.

Israele, in tutte le sue valutazioni annuali (strategiche), considera l’Iran come una minaccia esistenziale, Hezbollah come la minaccia essenziale e primaria, e tutto l’Asse di Resistenza, da Gaza alla Siria, compreso lo Yemen, che iniziano a temere seriamente, tutto questo Asse è un oggetto di preoccupazione e una minaccia esistenziale per questa entità.

Pertanto, siamo in questo contesto, fratelli e sorelle. Quando ci iscrivono nelle loro liste di organizzazioni terroristiche, quando prendono misure e sanzioni contro di noi, è perché li abbiamo sconfitti, perché li abbiamo battuti, perché abbiamo vanificato tutti i loro progetti, perché siamo più forti di loro, perché siamo più degni e gloriosi, perché siamo capaci, perché difendiamo con successo la nostra scelta, la nostra sovranità, il nostro popolo, il nostro paese e i nostri stati. Questo è il quadro di riferimento. Questo è il contesto di queste sanzioni. Questo non è affatto un quadro di debolezza della Resistenza. Non è affatto un quadro di debolezza per noi.

Oggi, dopo il fallimento di tutte queste guerre contro la nostra regione, è perché non sono in grado di condurne altre che ci impongono sanzioni: è la loro ultima risorsa, che altro potrebbero fare?

Gli Stati Uniti sono venuti di persona, con tutte le loro forze, nella nostra regione (in Afghanistan e Iraq) e sono stati sconfitti. Sono arrivati massicciamente nella nostra regione all’inizio degli anni 2000, sono rimasti molti anni, ma sono stati sconfitti. Sono stati sconfitti dalla Resistenza in Iraq, e oggi sono stati sconfitti in Afghanistan. Sono stati sconfitti in Siria, e vengono superati ogni giorno nello Yemen. Sono in grado di lanciare una nuova guerra?

Israele ha paura ed è (anche) terrorizzato nel lanciare una qualsiasi guerra. E ogni giorno sui media israeliani sentiamo dire che l’esercito israeliano non è pronto, che le loro forze di terra non sono pronte per la guerra, ecc. ecc. E ultimamente, solo pochi giorni fa, cosa hanno fatto? Hanno installato il sistema antimissile americano THAAD. Questa è la prova che non hanno fiducia nei propri sistemi, nonostante la loro propaganda mattutina e serale a tambur battente sostenga da anni che la “Cupola di ferro” [il sistema antimissile Iron Dome] sia perfettamente in grado di proteggere il loro fronte interno.

Quindi, di fronte al loro fallimento, alla loro incapacità di lanciare una guerra o qualsiasi altra scelta militare, e anche perché le loro operazioni segrete e gli assassini mirati non hanno raggiunto i loro obiettivi  – al contrario, siamo diventati più forti, più esperti, più lucidi e più determinati, come indicato da questa citazione dell’imam Khomeini ripetuta instancabilmente da Sayed Abbas (Musawi, il predecessore di Nasrallah ucciso da Israele [assieme alla moglie e al figlio di 5 anni]):

“Continua ad ucciderci, perché risvegli la coscienza del nostro popolo! La Resistenza è diventata più forte, più determinata, il popolo l’ha abbracciata in modo crescente e massiccio e ha simpatizzato con essa, quando ha scoperto che anche i suoi leader sono stati uccisi e sono caduti martiri”.

Qual è l’unica opzione rimasta ai nostri nemici? L’ultimo strumento sono le sanzioni. Le sanzioni e l’inclusione nella blacklist delle organizzazioni terroristiche sono quindi un nuovo tipo di guerra in questo contesto di successive sconfitte dei nostri nemici. E noi, fratelli e sorelle, i presenti e coloro che ci ascoltano, dobbiamo affrontarla come se fossimo in tempo di guerra. Perché è davvero una forma di guerra. Così come ci sono guerre militari, guerre di sicurezza, guerre dell’informazione, guerre politiche e guerre culturali, le sanzioni fanno parte della guerra economica, finanziaria e psicologica, con l’obiettivo di rompere il nostro morale. E quindi, dobbiamo affrontare questa guerra.

Oggi, se consideriamo la situazione di Hezbollah complessiva, sarò onesto e chiaro, e vi dirò quello che ho detto durante le nostre riunioni interne, in piccolo comitato o con migliaia di membri di Hezbollah in videoconferenza, lo ribadirò oggi in tv, in modo che tutti sappiano. Quando Hezbollah sta avendo qualche difficoltà finanziaria a causa di queste misure e sanzioni, deve essere chiaro per noi che questo fa parte della guerra. Questo non ha nulla a che fare con una cattiva gestione, negligenze o ristrettezze di bilancio arbitrarie qui o là. Queste sono le normali conseguenze della guerra economica e finanziaria che è stata lanciata contro di noi e che continua.

E questa guerra non è condotta solo contro di noi Hezbollah. Oggi le sanzioni contro l’Iran sono state aggravate e gli Stati Uniti hanno chiesto al Consiglio di sicurezza dell’ONU di imporre sanzioni contro l’Iran. Gli Stati Uniti esercitano le più ampie pressioni al riguardo e seguono la questione molto da vicino. Allo stesso modo, le sanzioni contro la Siria sono più pesanti, e ciò che non sono riusciti a ottenere attraverso la guerra militare, gli Stati Uniti e i loro alleati vogliono ottenerlo con le pressioni economiche, danneggiando le condizioni di vita e i mezzi di sussistenza del popolo siriano, creando difficoltà in tutti gli aspetti della sua vita personale, sociale ed economica quotidiana. L’assedio imposto ai palestinesi a Gaza e persino in Cisgiordania è più duro che mai: la distruzione delle case, il blocco dei salari, il blocco degli aiuti umanitari, etc., tutto questo continua e si intensifica. Nello Yemen, le persone hanno subito carestie, blocchi finanziari, economici e portuali, e tutto questo continua. Le sanzioni e l’inclusione nell’elenco delle organizzazioni terroristiche sono in corso contro tutti noi nell’Asse della resistenza).

Ieri Netanyahu ha definito il canale palestinese Al-Aqsa come un’organizzazione terroristica. Un canale televisivo! Gli Stati Uniti hanno aggiunto anche le fazioni della Resistenza irachena nella lista dei terroristi, una dopo l’altra. L’ultima fazione colpita è quella dei nostri fratelli del movimento di Al-Nujaba in Iraq. Queste sanzioni si estendono quindi a chiunque sia coinvolto in questo storico movimento di resistenza nella nostra regione. Sì, storico! I paesi, i governi, i movimenti e i popoli dell’Asse di resistenza.

Perché i nostri nemici si sforzano di indebolirci, di rompere la nostra volontà, di impoverirci, di affamarci, sperando di vederci crollare, disperdersi e sottomettersi alla loro volontà. Sperano nella nostra completa resa. Coloro che non sono in grado di schiacciarci con la guerra, i combattimenti e gli assassinii immaginano che impoverendoci, affamandoci, assediandoci finanziariamente e prosciugando le nostre fonti di finanziamento, riusciranno a romperci e a distruggere il nostro movimento di resistenza.

Dobbiamo affrontare questa guerra economica e finanziaria.

In primo luogo, dobbiamo resistere, rimanere più saldi di loro, e non permettere che queste misure influenzino la nostra volontà, la nostra determinazione e il nostro morale. Questo è il primo punto.

In secondo luogo, nonostante tutto ciò che sta accadendo e tutto ciò che viene detto, le loro speranze saranno amaramente deluse, perché non riusciranno mai ad impoverirci, a farci morire di fame e ad assediarci. Coloro che ci sostengono continueranno a sostenerci, in tutta certezza, siano essi Stati, popoli o il nostro popolo libanese e le masse della Resistenza in Libano.

Queste sanzioni continueranno. Sì, forse ci troveremo di fronte a difficoltà e ad alcune restrizioni. Ma posso affermare, dalla posizione del leader che gestisce ogni giorno questa questione e in tutti i suoi dettagli, che continueremo le nostre azioni, le nostre infrastrutture rimarranno forti, sostenute e radicate, e non riusciranno a impedire che il nostro sangue fluisca nelle nostre vene, né la determinazione di rimanere radicati nella nostra volontà. Siatene assolutamente sicuri.

Certamente, come ho detto, potremo affrontare alcune difficoltà e restrizioni, ma con la pazienza, la resistenza, una riorganizzazione e una gestione oculata e attenta, una organizzazione delle nostre priorità, affronteremo questa guerra economica e finanziaria e la supereremo con successo.

Quando abbiamo combattuto durante la guerra di luglio 2006, alcune persone e forze politiche in Libano e nella regione si sono “fermate lungo il fiume”, in attesa di vedere “i nostri cadaveri trascinati via dalle acque”; ma le loro speranze si sono infrante, e noi siamo usciti vittoriosi da quella guerra. Quando siamo andati a combattere in Siria, come forze che partecipavano a questa guerra globale, allo stesso modo, alcuni nel mondo, nella regione, e purtroppo anche in Libano, sono rimasti accanto al fiume, in attesa di vedere i nostri cadaveri spazzati via dalle acque e la nostra sconfitta, ma siamo usciti vittoriosi da questa guerra, come parte della grande vittoria in Siria.

Sia a coloro che ci amano, che sono sinceri e giusti, sia a coloro che stanno lungo il fiume, in attesa di vedere i nostri corpi spazzati via dalle acque con la speranza che Hezbollah crollerà per mancanza di denaro, povertà o fame: vi assicuro che le vostre speranze saranno infrante, e non solo che questa Resistenza non svanirà o perderà il suo spirito alto, ma guadagnerà forza, in numeri e mezzi, nell’esistenza, nella presenza, nella determinazione, nell’influenza, nell’azione e nel dare forma ad altre vittorie in questa regione.

I giorni, i mesi e gli anni a venire lo confermeranno. Perché è il tempo che regola le cose tra gli avversari e rivela l’identità del vincitore.

Naturalmente è necessario ricordare ancora una volta l’azione della Fondazione a sostegno della Resistenza islamica, e sottolineare che abbiamo bisogno di sforzi attivi da parte dei nostri fratelli e sorelle, così come di una rinnovata e crescente solidarietà.

Ricordiamo che dal 1982 al 2000, poi agli anni prima del 2006, abbiamo avuto un bisogno costante di aiuti finanziari. Dopo il 2006, grazie all’enorme sostegno che ci è stato dato, soprattutto dalla Repubblica Islamica dell’Iran, durante alcuni incontri interni ho affermato che, anche se non abbiamo bisogno di denaro, dovremmo continuare i nostri sforzi (di raccolta fondi per permettere a coloro che vogliono contribuire finanziariamente all’azione della Resistenza di farlo.

Oggi siamo nel mezzo. Siamo in mezzo. La Fondazione per sostenere la Resistenza islamica dovrebbe continuare il suo lavoro e i suoi sforzi per consentire a coloro che lo desiderano di combattere con donazioni finanziarie, e anche per aiutarci in questa battaglia in corso.

E conosco la generosità del nostro popolo e delle nostre famiglie, nonostante le difficili condizioni di vita in Libano. Rivelerò pubblicamente una cosa di cui ho parlato durante le riunioni interne, che deve essere conosciuta: solo poche settimane fa, al massimo due mesi fa, non mi sono presentato alla televisione per chiamare la gente a fare donazioni per la nostra campagna in favore dei bambini yemeniti perché non volevo imporre alla gente un peso maggiore di quello che potevano sopportare. Perché so che la nostra gente reagisce in modo massiccio alle mie chiamate, nonostante le loro difficili condizioni di vita, e le difficoltà sociali e finanziarie. Ecco perché né io, né i leader di Hezbollah, né i responsabili abbiamo invitato a partecipare a questa raccolta fondi.

I nostri fratelli e sorelle all’interno delle regioni libanesi si sono occupati di ciò all’interno della Fondazione per sostenere la resistenza islamica e altre organizzazioni caritative islamiche, fratelli e sorelle volontari, sui social network, Radio Al-Nour, che ha diffuso questo appello. Nel giro di poche settimane sono stati raccolti due milioni di dollari. Solo in Libano, questo piccolo e povero Paese che si trova in una situazione economica molto difficile. Mi è stato dato questo denaro, e l’ho spedito ai nostri fratelli dello Yemen. Questo è il nostro popolo! Questo è il nostro popolo! Questo è il loro livello di impegno.

Ho molte testimonianze sulla generosità dei figli, figlie e mogli dei martiri, che sarebbero essi stessi nel bisogno, giovani e vecchi, su come accantonino parte del loro stipendio, dei loro mezzi di vita, di ciò che raccolgono per il futuro dei loro figli, e lo danno alla Resistenza.

Ecco perché oggi faccio appello a questo sostegno e questo slancio popolare, e dichiaro che Hezbollah ha bisogno di loro. La Resistenza ha bisogno di loro. E la Fondazione per sostenere la Resistenza islamica deve lavorare seriamente, come ha fatto prima del 2000. Perché oggi siamo nel bel mezzo di questa battaglia economica e finanziaria.

Naturalmente, circa tutto quello che si dice in Libano ora su Hezbollah, ossia che a causa di queste pressioni finanziarie avrebbe preso i soldi dello Stato, e i soldi del Ministero della Salute [assegnato a Hezbollah], ho risposto a queste calunnie e ripeto che queste false accuse sono infondate. La nostra posizione teologica, religiosa e morale sul denaro dello Stato è chiara: è illegale utilizzarlo per scopi diversi da quelli previsti.

E oggi chiediamo a tutti di fare in modo che il Ministero più controllato, controllato e ispezionato sia il Ministero della Salute. Rivolgetevi ad esso! Controllate l’uso di ogni centesimo! E scoprirete una totale trasparenza da parte del Ministero, e una chiarezza assoluta nell’uso di ogni centesimo speso in stretta conformità con la legge per il popolo libanese. […]

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