Russia Insider rompe il tabù dell’antisemitismo

Particolare di un dipinto di Il’ja Glazunov (1930–2017) raffigurante “un ebreo bolscevico che interrompe la veglia pasquale”

Charles Bausman ha pubblicato su “Russia Insider” un esplosivo editoriale con il quale, a suo dire, intende violare definitivamente il tabù dell’antisemitismo (It’s Time to Drop the Jew Taboo, 15 gennaio 2018): «Scrivo tutto ciò per spiegare perché, d’ora in avanti, “Russia Insider” pubblicherà articoli in cui, in modo imparziale e onesto, si parlerà dell’influenza delle élite ebraiche [sulla politica internazionale]».

In particolare Bausman, direttore del portale filorusso (nato nel settembre del 2014 con lo scopo di contrastare la propaganda occidentale sul conflitto in Ucraina) ha voluto stigmatizzare l’appartenenza alla comunità ebraica dei giornalisti più russofobici presenti nei mass media, additando come prime example «Andrew Kramer e il comitato di redazione del “New York Times”» e stilando poi una lista decisamente imbarazzante (in tutti i sensi): la PBS, «totalmente dipendente dalle donazioni di facoltosi ebrei, come una attricetta goy che si concede a Weinstein» (sic!); Rachel Maddow della MSNBC, la più popolare e influente conduttrice politica liberal americana, «talmente invasata per il Russiagate da esser diventata uno zimbello»; Ed Lucas dell’“Economist”, «pronipote di Charles Portal, capo di stato maggiore dell’aviazione britannica di probabile origine ebraiche […] che fu un implacabile sostenitore dei bombardamenti di civili tedeschi».

Infine, dopo aver sciorinato altri nomi di nemici del Cremlino (Masha Gessen, Anne Applebaum, Julia loffe), Bausman giunge alle due ultime ambasciatrici americane all’Onu, Nikki Haley e Samantha Power, «messe lì dalla lobby israeliana […] per rispondere non ai loro presidenti ma ai loro sponsor ebrei». Nel suo elenco sfortunatamente ci finiscono anche gli ebrei “controcorrente” (cioè che difendono l’operato di Putin) come Glenn Greenwald, che sarebbero solo «eccezioni a conferma della regola».

È doveroso notare che, nella sua polemica, Bausman riprende apertamente le teorie sviluppate nelle comunità degli emigrati antibolscevici, «convinti che la rivoluzione russa fosse un colpo di stato ebraico finanziato dai ricchi banchieri newyorchesi e londinesi nemici giurati dello zarismo cristiano». Secondo il giornalista, si dovrebbe ripartire dall’antisemitismo “bianco” per analizzare nuovamente il bolscevismo, poiché «se esiste anche il minimo sospetto che la rivoluzione sia stata, in sostanza, un pogrom ebraico contro i russi, allora è necessario discuterne pubblicamente», anche per comprendere gli eventi contemporanei (come il conflitto ucraino, «indissolubilmente legato alla presunta responsabilità ebraica per la rivoluzione»). Per non farsi mancare nulla, Bausman rievoca anche l’influenza che ebbe su Herny Ford e Adolf Hitler…

I toni si infiammano particolarmente quando il direttore di “Russia Insider”, desideroso di prendersi tutta la libertà possibile (un diritto negatogli nella sua nativa Germania, dove in effetti sarebbe stato arrestato per aver scritto un pezzo del genere), collega l’origine ebraica a una qualche forma di perversione morale:

«Forse le potenti istituzioni ebraiche (i media, le banche, gli studi cinematografici, l’industria musicale, ecc.) sono nelle mani di degenerati che pretendono un comportamento immorale come prezzo da pagare per essere ammessi in quei mondi […]. I fatti suggeriscono che la maggior parte delle istituzioni dominate e modellate da ebrei sono dei pozzi senza fondo di afflizione, con una particolare propensione alla menzogna e al cinismo, ostilità al cristianesimo e ai valori cristiani, e in geopolitica, una palese sete di sangue».

Infine, Bausman lancia un appello generico alla alt-right americana, chiamando in causa lo storico negazionista Michael Hoffman (che in realtà non appartiene al movimento) lo psicologo Kevin MacDonald e il suprematista Richard Spencer, invitandoli a contattarlo via mail (non so se poi lo abbiano fatto, anche se l’ultimo ha discusso del pezzo nel suo podcast). C’è anche spazio per una chiamata ai lettori, che dovrebbero donare qualche soldo a “Russia Insider” («lo scorso anno abbiamo raccolto 80.000 dollari»), soprattutto per scongiurare –ma è una mia supposizione– l’eventualità che qualche ebreo facoltoso si compri il portale (si scherza).

L’editoriale ha ovviamente suscitato le più accese polemiche, persino da parte di “Russia Today” che ha definito l’articolo disgusting hate speech. Effettivamente l’exploit di Bausman è un po’ pesante e anche noi lo condanniamo, perché va bene essere antisemiti, ma senza esagerare!

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