Un telegiornalista italiano insulta la Polonia

Con la grossolanità che lo contraddistingue (che dall’epoca mediocre in cui viviamo viene scambiata per argutezza) Enrico Mentana scatena un incidente diplomatico con la Polonia, tirando in ballo Auschwitz per la sua ennesima e ridicola polemica sul fatto del giorno (il ritorno di una cooperante italiana sequestrata dalla milizia jihadista somala di Al-Shabaab e convertitasi all’islam durante la prigionia):

“A tutti quelli che in queste ore fanno orrendi e insensati paragoni con chi tornò da Auschwitz voglio solo sommessamente ricordare che il campo di Auschwitz sorgeva nella cattolicissima Polonia, e che lo stesso Hitler era cattolico battezzato e cresimato. Provata a riformulare il paragone ora…”

L’Ambasciata polacca a Roma ha immediatamente replicato da Facebook.

“A seguito delle parole del direttore Enrico Mentana riteniamo doveroso sottolineare che affrontando temi così complessi bisogna stare estremamente prudenti, evitare generalizzazioni ingiustificate e penalizzanti che sono sempre pericolose e impediscono un dibattito onesto.
È vero che la Polonia ai tempi della Seconda guerra mondiale era molto cattolica.
È necessario però, sempre e soprattutto, sottolineare che durante quel conflitto globale la Polonia ERA OCCUPATA DAI NAZISTI, quindi ogni affermazione che può suggerire o far presupporre che Auschwitz era stato costruito in Polonia, perché essa era cattolicissima, mettendo quindi in relazioni questi due elementi, è PROFONDAMENTE SBAGLIATO, INGIUSTO e INGIUSTIFICATO.
Il più grande campo di concentramento è stato localizzato in Polonia, ma certo non per questa ragione, ma piuttosto è in Polonia che viveva il maggior numero di ebrei in Europa e che la posizione era facilmente raggiungibile da trasporti da tutti i territori occupati dai nazisti”.

A seguito delle parole del direttore Enrico Mentana riteniamo doveroso sottolineare che affrontando temi così complessi…

Gepostet von Ambasciata della Repubblica di Polonia a Roma am Montag, 11. Mai 2020

L’attacco è particolarmente sgradevole, perché colpisce Varsavia su una questione che rappresenta da decenni una spina nel fianco e una fonte perpetua di calunnie. Gli storici intellettualmente onesti, come Timothy Garton Ash, sono infatti i primi a riconoscere che l’espressione “campi di sterminio polacchi” rappresenta perlopiù un tentativo di consolidare vieti stereotipi verso un popolo considerato naturaliter ultra-cattolico, sciovinista e antisemita.

La leggenda nera dei polacchi sterminatori sembra poi particolarmente cara a quegli opinionisti che fanno dell’ebraismo una forma di identitarismo, dimenticando che la maggior parte dei cosiddetti “GIusti tra le nazioni” (che si fecero ammazzare pur di salvare ebrei) sono in realtà proprio… cattolicissimi polacchi (quasi 7000 su 26000).

La querelle sui “campi di concentramento polacchi”

Ricordiamo che l’Ambasciata polacca in Italia è sempre molto attiva dal punto di vista diplomatico e già poco tempo fa aveva risposto a un altro giornalista in vena di calunnie.

L’ambasciata polacca risponde al “Corriere”

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