L’antisemitismo delle banlieue e tutto il resto

La rete televisiva “europea” (= franco-tedesca) Arte ha commissionato nel 2015 un documentario sull’antisemitismo in Europa, intitolato Auserwählt und ausgegrenzt – Der Hass auf Juden in Europa (“Eletti ed esclusi. L’odio per gli ebrei in Europa”): l’opera doveva essere trasmessa nel febbraio scorso, ma il dissidio tra i patrocinatori (tedeschi) e i dirigenti (francesi) ha fatto slittare la messa in onda di qualche mese. Alla fine ci hanno pensato il sito della Bild e il canale tedesco Das Erste a renderlo disponibile al pubblico (senza permesso), costringendo così “Arte” a infilarlo nel palinsesto per non perdere la faccia.

Il cortometraggio, opera di due registi tedeschi, mette tonnellate di carne al fuoco: si parla dell’estrema sinistra tedesca e francese, delle ONG anti-israeliane, dei naziskin, degli immigrati arabi, degli ebrei delle banlieue, saltando di palo in frasca da Sarcelles a Gaza e da Francoforte alla Cisgiordania. Diciamo che le motivazioni “burocratiche” con cui si è tentato di censurarlo, seppur patetiche, non sono del tutto fuori luogo: comprendo infatti quanto l’equazione Palestina = banlieue sia cara a Israele, ma con l’Europa c’entra poco, così come le interviste agli ufficiali dell’IDF, i video del Middle East Media Research Institute, la corruzione di Hamas, le fabbriche israeliane della Cisgiordania che hanno portato il benessere tra i palestinesi, Roger Waters che non vuole suonare a Tel Aviv eccetera eccetera.

Più in tema, forse, con l’argomento trattato, la carrellata sul rap delle “periferie” francesi e tedesche, obbiettivamente vomitevole (c’è anche un pezzo in cui si elogia Merah, quello della strage in sinagoga), insomma tutti questi cazzoni che dopo la bamba hanno trovato nel “musulmanesimo” la loro ragione di vita. Si fa un accenno a Ilan Halimi, il ragazzo francese torturato da una banda di arabi nel 2006 perché di origine ebraica: forse avrebbero dovuto dedicare più spazio a questo crimine, piuttosto che intervistare decine di palestinesi a Gaza.

Alla fine, le cose più interessanti che si possono ricavare dal cortometraggio sono alcuni screenshot piuttosto spassosi, come il rinomato negozio di abbigliamento “Hitler 2” a Gaza:

oppure diverse manifestazioni in Germania (Essen, Francoforte e Berlino) dove gli arabo-germani inneggiano ad Adolf Hitler e recitano slogan come “morte a Israele” o “ebreo maiale codardo”:

(al minuto 54 si può anche vedere manifestanti francesi che si esaltano al grido di “Se boicotti Israele, fai la ola”, ma è una cosa troppo ridicola per meritare il tasto “Stamp”).

In conclusione, il documentario si concentra troppo su Israele e fa passare l’idea che il terrorismo in Europa sia solo di stampo antisemita (e che la maggioranza delle vittime siano quindi “danni collaterali”?). Inoltre, come già detto, il paragone tra le nostre periferie (che non sono Gaza, che diamine) e quelle israeliane serve solo a inquinare il dibattito: non è ipocrita alludere una “soluzione sionista” all’antisemitismo arabo, quando le associazioni ebraiche sarebbero le prime a insorgere se l’Europa si comportasse come Israele?

La questione israeliana peraltro fa parte di un problema più grande, riguardante lo status di vittima eletta” conteso tra arabi ed ebrei: forse per affrontare il tema dell’antisemitismo contemporaneo, senza lasciarsi intimorire dal politicamente corretto, sarebbe necessario cominciare proprio da questo punto

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