Il celebre opinionista conservatore Tucker Carlson contro la lobby ebraica: troppa ipocrisia di Israele sull’immigrazione

Lunedì 12 aprile Tucker Carlson, celebre commentatore politico della Fox News, ha stigmatizzato l’ambiguità della comunità ebraica americana riguardo il tema dell’immigrazione, affermando che gli ebrei negli Stati Uniti sostengono politiche che invece rifiutano apertamente per Israele (a partire dal diciottesimo minuto nel video qui sopra).

Le affermazioni giungono in risposta alla Anti-Defamation League (ADL), la famosa organizzazione contro l’antisemitismo, che aveva condannato alcune sue dichiarazioni in un altro talk show, durante la quale aveva parlato di “sostituzione razziale”.

Carlson ha chiamata in causa dichiarazioni dirette dell’associazione ebraica, dalle quali emerge come il tipo di politiche che gli ebrei pretendono in America a loro parere non siano applicabili in Israele. Le citazioni provengono da un’arringa pubblicata sul sito ufficiale dell’ADL contro la “soluzione dei due stati” (Response To Common Inaccuracy: Bi-National/One-State Solution):

“With historically high birth rates among the Palestinians, and a possible influx of Palestinian refugees and their descendants now living around the world, Jews would quickly be a minority within a bi-national state, thus likely ending any semblance of equal representation and protections. In this situation, the Jewish population would be increasingly politically – and potentially physically – vulnerable. It is unrealistic and unacceptable to expect the State of Israel to voluntarily subvert its own sovereign existence and nationalist identity and become a vulnerable minority within what was once its own territory.”

“Con tassi di natalità storicamente elevati tra i palestinesi e un possibile afflusso di rifugiati palestinesi e dei loro discendenti che ora vivono in tutto il mondo, gli ebrei diventerebbero rapidamente una minoranza all’interno di uno stato binazionale, ponendo così fine a qualsiasi parvenza di pari rappresentanza e sicurezza. In questa situazione, la popolazione ebraica sarebbe sempre più politicamente – e anche fisicamente – vulnerabile. È irrealistico e inaccettabile aspettarsi che lo Stato di Israele sovverta volontariamente la propria esistenza sovrana e identità nazionale e diventi una minoranza vulnerabile all’interno di ciò che una volta era il sua territorio”.

Carlson peraltro definisce intellettualmente onesta questa posizione riguardo agli interessi di una nazione, ma si interroga retoricamente -e maliziosamente- sul perché ciò che vale per Israele non dovrebbe valere per gli Stati Uniti. Ad ogni modo, solo per aver riportato un articolo dell’ADL, l’associazione, per bocca del suo attuale presidente Jonathan Greenblatt, ha invocato l’oscuramento del programma e ha promesso che intraprenderà qualsiasi azione in suo potere per far cacciare il presentatore dalla Fox.

Si tratta forse del primo attacco diretto di un conservatore a Israele, che di solito è considerato letteralmente “Terra Santa” dai repubblicani (in specie se cristiani e di destra). Già qualche settimana prima Haaretz aveva lamentato questa “indipendenza” di Carlson verso la questione israeliana (accusandolo tra le altre cose di essere amico di Glenn Greenwald, celebre giornalista d’inchiesta ultra-critico verso le lobby ebraiche operanti negli Stati Uniti).

Il timore della comunità ebraica è che un giorno i conservatori americani siano costretti a scegliere tra il proprio Paese e Israele. Durante l’era Bush la maggior parte degli americani optarono in effetti per lo Stato ebraico, ma il declino del fondamentalismo evangelico ai vertici del potere (in primis perché l’invasione dell’Iraq non ha portato al ritorno di Gesù, cosa che i televangelisti avevano giurato sarebbe accaduta) sta portando a un rapido cambiamento d’opinione nell’americano medio.

Greenblatt sta rischiando paradossalmente di fomentare l’antisemitismo accusando un volto così noto di tale pregiudizio, ma a quanto pare la situazione per gli interessi israeliani in America è talmente grave che non si può più andare in punta di fioretto. Al momento la famiglia Murdoch ha escluso che il presentatore possa perdere il suo posto per aver espresso delle opinioni, nonostante Rupert sia da sempre uno sfegatato sostenitore di Israele: per questo è arrivata immediatamente la scomunica dell’ADL al patriarca della Fox, che ha ritirato l’assegnazione di una onorificenza conferitigli oltre dieci anni fa per il suo “impegno contro l’antisemitismo”.

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