Tucker Carlson ha salvato il mondo ancora una volta

Fox News Hosts Were Against A Ground War With Iran. Trump Listened
(Buzzfeed,8 gennaio 2020)

I presentatori di Fox News nell’ultima settimana hanno sostenuto in generale Donald Trump nello scontro con l’Iran. Tra le righe però anche i più ardenti supporter del Presidente come Sean Hannity si sono ben guardati dal ventilare la possibilità di una guerra vera e propria (anche se alcune figure secondarie hanno caldeggiato una reazione più radicale): in realtà uno dei volti più noti della Fox ha costantemente criticato l’escalation della disfida con l’Iran.

La “diretta” della resa dei conti con l’Iran della Fox ha rappresentato il dilemma dei sostenitori di Trump: se approvare ogni sua mossa sempre e comunque, o richiamarlo alle promesse di disimpegno fatte durante la campagna elettorale.

Nelle ore e giorni seguiti all’attacco degli Stati Uniti contro il generale Soleimani, i padroni di casa di Fox si sono allineati in maniera prevedibile, lodando il Presidente come personalità decisiva, affermando che la mossa aveva reso gli americani più sicuri, stigmatizzando i democratici per non averlo sostenuto. Mentre l’Iran ha lanciato attacchi di rappresaglia su obiettivi statunitensi in Iraq martedì notte, gli opinionisti hanno preso l’abitudine di sorvegliare il canale favorito di Trump per capire se l’amministrazione stesse portando il Paese in guerra.

Sean Hannity, in particolare, martedì ha dato l’impressione di avere informazioni esclusive: “L’ostilità di Teheran si scontrerà con la potenza del più grande e sofisticato esercito che l’umanità abbia mai visto”. Hannity ha aggiunto che i dipendenti delle raffinerie iraniane dovrebbe cominciare a essere un po’ nervosi.

Hannity però anche rifiutato l’ipotesi boots on the ground, confermando che l’opinione fosse condivisa dl Presidente e accollando ogni responsabilità di una potenziale escalation alla “palude” [the swamp, un sinonimo Deep State]: “Il Presidente è chiaramente contrario a un’invasione dell’Iran. Potrebbe aver bisogno di più intelligence sul territorio, potrebbe essere necessario proteggere aree molto specifiche. E conosco i mostri della palude di Washington, a loro piacerebbe mandare in guerra i nostri figli: sbatterli nelle trincee, farne una questione politica e poi fregarsene. Non possiamo permettere che ciò accada un’altra volta”.

Hannity ha citato una moltitudine di funzionari per corroborare il punto di vista. Il senatore Lindsey Graham, che dopo aver appena parlato con Trump, ha definito la rappresaglia dell’Iran un “atto di guerra” prima di sottolineare che il presidente “non vuole un regime change, vuole solo che cambi l’atteggiamento del regime” e che il suo obiettivo sarrebbe esclusivamente la deterrenza. Il senatore Ted Cruz ha aggiunto: “Non entreremo in una guerra in Medio Oriente, non lo faremo”. Il senatore Marco Rubio e il leader della minoranza della Camera Kevin McCarthy hanno affermato la stessa cosa, sostenendo uno l’opinione dell’altro.

La mattina dopo l’attacco a Soleimani, Geraldo Rivera ha sfidato i presentatori di Fox and Friends a incoraggiare tale tendenza, sostenendo che una guerra metterebbe in pericolo le truppe statunitensi. Rivera si è anche impegnato a “favorire la moderazione” nello show di Hannity, prima di twittare che il suo invito era stato cancellato. Lunedì sera, Tucker Carlson ha lanciato una serie di monologhi contro l’amministrazione -sebbene non direttamente contro Trump- per essersi fatta coinvolgere in un’altra guerra mediorientale. Si è distaccato platealmente da altri volti noti di Fox nel criticare l’intera impresa, inclusa l’uccisione di Soleimani, approvata invece dalla maggior parte dei suoi colleghi.

La Fox è divisa in news e opinion shows, sebbene la linea non sia sempre così netta: il mezzobusto Bret Baier, per esempio, mercoledì ha affermato che i critici delle mosse di Trump potrebbero soffrire di Trump Derangement Syndrome. Ha poi risposto alle critiche su Twitter, sostenendo che “presentare le notizie non significa chiudere un occhio su ciò che è buono e ciò che è cattivo”. La rete non impone una linea editoriale uniforme sui suoi programmi, ognuno dei presentatori può contare su un ottimo grado di indipendenza.

In questa settimana tesa, alcune voci minori nel mondo Fox – quelli che cercavano disperatamente di riconquistare l’attenzione di Trump – hanno spinto per la guerra. Sebastian Gorka, ex commentatore ufficiale conservatore della Casa Bianca, ha dichiarato a Fox Business che “dovremmo festeggiare” la rappresaglia dell’Iran per l’uccisione di Solimani perché dimostra che “non è più possibile dubitare che l’Iran sia una minaccia alla sicurezza nazionale americana. Non c’è bisogno di essere esperti di terrorismo o guerre non convenzionali per sapere che l’Iran rappresenta un pericolo imminente per il nostro Paese, i nostri cittadini, i nostri soldati e le nostre donne. Questo presidente scatenerà un inferno su quel regime”.

Dan Bongino, collaboratore della rete, ha detto martedì: “I mullah comprendono solo una lingua, e questa è la lingua della morte, purtroppo. E se la morte è ciò che dobbiamo dar loro per fermarli, allora lo faremo”.

Ma i presentatori veramente influenti, in particolare Tucker Carlson, non concordano. Carlson è diventato una voce sempre più influente dell’anti-interventismo di destra, molto popolare tra la base di Trump. E secondo una nostra fonte, Trump avrebbe ammesso di esser stato influenzato dallo show di Carlson nel valutare la situazione iraniana.

Mercoledì Trump ha annunciato che l’Iran ha fatto “marcia indietro” e che gli Stati Uniti non avrebbero intrapreso ulteriori azioni militari, pur continuando a imporre sanzioni. Le prime reazioni di Fox sono state entusiastiche: “Penso che Trump abbia fatto piazza pulita di miti e menzogne”, ha affermato Greg Gutfeld di The Five. “Effettivamente è molto bravo in questo. Non è un impulsivo. La sua reazione è stata meditata. È stato decisivo e imprevedibile”.

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