Come vi sentireste se la vostra nazione venisse conquistata da rifugiati?

In un tweet in “risposta” a Benjamin Netanyahu, una ragazza indonesiana (tale Syakirah Romli, a quanto pare non fake, ma chi può dirlo di questi tempi), riferendosi all’espansionismo israeliano in Palestina, solleva una questione controversa in maniera a dir poco ingenua: Come vi sentireste se la vostra nazione venisse conquistata da rifugiati?

È in effetti difficile credere che non si tratti di una trollata, soprattutto perché da una identica prospettiva potremmo affermare che proprio le nazioni ritratte nell’immagine sarebbero a rischio “palestinizzazione”, considerando che a livello attuale la percentuale di popolazione di origine straniera (cioè nata in un altro Paese) si attesta sul 13% per la Germania, 14% per il Regno Unito, 14,4% per gli Stati Uniti e ben 21,5% per il Canada. Tutte stime degli anni passati, peraltro, che non tengono in conto i figli di stranieri nati in quei Paesi, poiché in tal caso le statistiche, almeno per l’Inghilterra (o Francia o Svezia, per citare altre “Palestine d’Europa”) probabilmente triplicherebbero.

Un dato scontato è che i “rifugiati” hanno un tasso di riproduzione molto più alto rispetto agli “indigeni”, di conseguenza gli statistici hanno iniziato a fare qualche conto sul destino delle popolazioni autoctone di quegli Stati, come appunto la Svezia, che hanno optato per una politica di zero controllo sull’immigrazione.

Gli svedesi diventeranno una minoranza nel loro stesso Paese

I musulmani in Europa in fondo non si comportano in maniera molto differente dai primi coloni ebrei in Palestina: creano ghetti impermeabili al governo e alla legge, fino a farli diventare delle specie di colonie in continua espansione. Un esempio sono le banlieue francesi o Molenbeek, quartiere di Bruxelles nel cuore dell’Europa che negli anni caldi del terrorismo jihadista ha offerto protezione a decine di attentatori.

I timori di una “sostituzione etnica”, che vengono attributi dalla stampa a una fantomatica “internazionale sovranista-suprematista”, in realtà sono espressi in primis dalle stesse organizzazioni ebraiche, come la famigerata Anti-Defamation League, che rifiuta la possibilità dell’esistenza di una nazione palestinese con tali motivazioni:

“Con tassi di natalità storicamente elevati tra i palestinesi e un possibile afflusso di rifugiati palestinesi e dei loro discendenti che ora vivono in tutto il mondo, gli ebrei diventerebbero rapidamente una minoranza all’interno di uno stato binazionale, ponendo così fine a qualsiasi parvenza di pari rappresentanza e sicurezza. In questa situazione, la popolazione ebraica sarebbe sempre più politicamente – e anche fisicamente – vulnerabile. È irrealistico e inaccettabile aspettarsi che lo Stato di Israele sovverta volontariamente la propria esistenza sovrana e identità nazionale e diventi una minoranza vulnerabile all’interno di ciò che una volta era il sua territorio”.

In aggiunta, i governi israeliani di questi anni (di “destra”, come dice la stampa) mentre mettono in atto arresti ed espulsioni per “diminuire la popolazione non ebraica” e rifiutano di accogliere ebrei “razzialmente non puri” come quelli ugandesi, al contempo favoriscono l’immigrazione clandestina in Occidente attraverso agenzie umanitarie come la IsraAID.

Dunque il paragone è particolarmente calzante per il semplice motivo che se gli europei non vivono ancora in enclave è solo per motivi puramente quantitativi: un giorno, forse troppo tardi, capiranno anche loro di esser diventati “palestinesi”.

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