Donald Trump e il nemico invisibile: “Il virus più letale è sempre l’antisemitismo”

How Trump uses blood libel rhetoric against ‘invisible enemy’
(Forward, 20 aprile 2020)

Quando il presidente Trump usa l’espressione “nemico invisibile” per descrivere il coronavirus, egli evoca lo stesso lessico delle calunnie medievali contro gli ebrei.  Nonostante sia il 2020 e non il 1348, la retorica del “nemico invisibile” è stata accolta con entusiasmo dai manifestanti di Columbus (Ohio), alcuni dei quali hanno sfoggiato cartelli con gli ebrei raffigurati come topi e indicati come la “vera piaga”, e da quel tizio che ha cercato di far saltare in aria una casa di cura ebraica in Massachusetts.

(fonte)

Proprio come lo slogan America First, anche l’espressione “nemico invisibile” ha un torbido fondo antisemita, che ora riemerge nel momento in cui prospera questo tipo di orrore, quando tutti sono preoccupati per la propria esistenza.

L’idea che “qualcuno” stia “segretamente” cercando di distruggere qualcun altro in un modo che costui non possa “vedere” (avvelenando i pozzi, per esempio, come gli ebrei furono accusati di fare durante la Peste Nera), ora si trasformerebbe nell’idea che il coronavirus sia un piano segreto di “altri” per distruggere le libertà.

Suona familiare? Sembra tratto da uno di quei libelli di Henry Ford sull’ebreo internazionale? Oppure dai famigerati Protocolli dei Savi di Sion, che descrivono come gli ebrei controllerebbero invisibilmente il mondo? Il falso documento prodotto dalla polizia segreta zarista sarebbe la “prova” principe dell’esistenza di questo nemico invisibile: “Se mai esistesse un libro in grado di generare odio tra le masse, dovrebbe essere questo”, ha detto Elie Wiesel. “I Protocolli sono pieni di bugie e calunnie”.

L’espressione “bugie e calunnie” certamente descrive ciò che sentiamo quotidianamente dal Presidente, dalle sue “assicurazioni” sulla scomparsa del virus ai suoi attacchi al dottor Fauci, alla ripetuta evocazione di un nemico invisibile.

Ma, attenzione: l’elemento chiave dei Protocolli è l’idea di segretezza, o nel linguaggio di Trump, “invisibilità”. Ecco come il Museo dell’Olocausto degli Stati Uniti spiega questo aspetto: “In 24 capitoli i Protocolli descrivono i piani segreti degli ebrei per governare il mondo con la manipolazione dell’economia, il controllo dei media e la promozione del conflitto religioso”.

Fortunatamente, il recupero della retorica del “nemico invisibile” da parte del Presidente è stato stigmatizzato immediatamente dai giornalisti e dalle sentinelle dell’antisemitismo, in grado di riconoscere le sfumature storiche dell’odio quando ci si imbattono. Il vicedirettore nazionale della Anti-Defamation League, Ken Jacobson, ha immediatamente risposto a Trump con un editoriale dettagliato sulla connessione tra la frase “nemico invisibile” e secoli di pericolosa retorica antisemita focalizzata sull’idea di “segretezza”: “L’accusa di profanare le ostie, l’accusa che gli ebrei volessero distruggere segretamente la cerimonia religiosa cristiana, uccidendo di nuovo Cristo, era un prodotto di questo pensiero”, scrive Jacobson commentando l’utilizzo dell’espressione “nemico invisibile”.

E il Chicago Sun-Times ha pubblicato un articolo con questo titolo accattivante: Donald Trump è il virus: la sua risposta al coronavirus conferma quanto sia tossico per la nostra nazione. Le teorie del complotto del Presidente, in un momento di emergenza nazionale, stanno mettendo in pericolo la salute degli americani, spiega il giornale. “Trump permette ai suoi sostenitori di fantasticare complotti senza senso su Anthony Fauci, uno stimato funzionario della sanità pubblica, e ha anche ritwittato un tweet con l’hashtag #FireFauci”.

Se però la polemica infuria sulla stampa, i repubblicani invece sembrano intenzionato a utilizzare questa pericolosa retorica: per esempio un deputato dell’Oklahoma, Tom Cole, parlando del virus sul suo sito ufficiale ha citato l’espressione “nemico invisibile”.

E man mano che le ripercussioni economiche del lockdown si intensificano, la parte più oscura della retorica del “nemico invisibile” potrebbe essere l’insistenza di Trump, amplificata da Twitter, sul fatto che una volta che il “nemico invisibile” sia scomparso, si inauguri un’era di prosperità:

Questo è un altro vecchio stilema antisemita che ha condotto alle stragi: l’idea che il “nemico invisibile” sia la ragione dei problemi economici. E in effetti assomiglia ancora a un passaggio dai Protocolli, l’affermazione del segreto dominio ebraico sul sistema finanziario internazionale.

Dopo aver incolpato gli “stranieri” per il virus, ora Trump vuole chiaramente creare i presupposti per incolpare del collasso economico (un rallentamento chiaramente causato dal blocco richiesto per la salute pubblica) il “nemico invisibile”.

Soprattutto in un momento in cui le borse sono altalenanti, il collegamento tra un “nemico invisibile” e la stabilità finanziaria è potenzialmente pericoloso, così come il tentativo vergognoso e ripetuto di questo Presidente di collegare gli “stranieri” alla salute pubblica, che ha istigato attacchi contro gli americani di origine asiatica e un tentativo di omicidio di residenti in una casa di cura ebraica.

Può essere facile liquidare quegli attacchi come il comportamento di individui “solitari”. Ma come Elie Wiesel ci ammonì, “l’odio di massa” è un pericolo profondo, mai così lontano come la storia può far sembrare. Con un Presidente la cui retorica ha suscitato troppe bugie e calunnie, dai “manifestanti” alla politica, non possiamo mai essere abbastanza vigili sull’odio di massa. Che è sempre il virus più letale.

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