Google sempre dalla parte giusta della storia

Le vere “interferenze” sulla democrazia:
Google e FB hanno oscurato profili e inserzioni pro-vita
al referendum in Irlanda.
(Gog&Magog, 27 giugno 2019)

Una seconda fonte interna a Google avrebbe confermato a Breitbart quanto già rivelato da una inchiesta di Project Veritas dei giorni scorsi: nella settimana precedente al referendum sulla legalizzazione dell’aborto in Irlanda, svoltosi nel 2018 e vinto dal “Sì”, Youtube ha manipolato manualmente i risultati di ricerca, inserendo in una speciale blacklist espressioni scomode come “l’aborto è sbagliato”, “pro-vita”, “l’aborto e la Chiesa cattolica”.

Una delle blacklist rivelate da Project Veritas

Quando YouTube o Google aggiungono un’espressione alla loro blacklist, i risultati della ricerca di tali termini mostreranno nei primi risultati solo i link a fonti “verificate”, cioè approvate da YouTube.

Ma c’è di più, il Washington Examiner ha notato come, in un recente intervento ad Aspen, lo stesso Marl Zuckerberg abbia confermato di essersi consultato con il governo irlandese del premier Leo Varadkar sulla opportunità di bloccare le inserzioni dei pro-vita durante la stessa campagna. Zuckerberg, nell’insistere con il Congresso Usa affinché regolamenti le società di social media, ha proprio citato i posti di attivisti pro-life durante il referendum irlandese sull’aborto. Ha così rivelato che, prima della decisione di Facebook di vietare a tutti gli stranieri (si colpivano così in primis gli americani prolife) di appoggiare uno dei due campi del referendum, si è consultato con il governo irlandese, che alla fine non ha mai dato a Facebook una risposta.

Tutti questi interventi, anche con un tacito avallo governativo irlandese, stridono con l’afflusso di danari dalle fondazioni di George Soros alle ONG (Amnesty International inclusa) che hanno appoggiato la campagna pro-aborto. Una serie di finanziamenti dall’estero che sarebbero stati peraltro illegali secondo la legge irlandese, ma dopo la vittoria del fronte del “Sì” non si è più avuta notizia di provvedimenti o inchieste ufficiali al riguardo.

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